Sentenza Global forum: fu sequestro di persona
Quel sabato pomeriggio vennero sequestrati dalla polizia più di ottanta manifestanti, quasi tutti ragazzi scesi in piazza contro multinazionali e globalizzazione selvaggia. Nove anni dopo - era il 17 marzo 2001, scontri al social forum - arriva la sentenza di primo grado del più duro atto d’accusa costruito dalla Procura di Napoli nei confronti della polizia: dieci condanne, undici assoluzioni, dieci prescrizioni. Regge l’impianto dell’accusa, soprattutto per il reato più grave, l’ipotesi di sequestro di persona, che condanna funzionari in carriera, che accoglie quasi integralmente le richieste avanzate dai pm Marco Del Gaudio e Fabio De Cristofaro. Si abbatte invece la mannaia della prescrizione (come laconicamente sottolineato dalla stessa pubblica accusa nel corso del processo) su ben 34 capi d’imputazione, tra cui falso, lesioni personali, minacce, perquisizioni arbitrarie. Troppo tempo per una condanna in primo grado, come sottolinea Francesco Caruso, ex parlamentare di Rifondazione e leader del «no global forum»: «Sono condanne inutili - spiega - grazie al processo breve. Questo processo è destinato a estinguersi, intanto quei poliziotti sono lì a fare carriera». Resta in piedi, dunque, l’ipotesi più grave. Quella del «rastrellamento», del sequestro di persona, per aver prelevato decine di manifestanti da ospedali e drappelli di polizia nelle ore successive agli scontri, che vennero trasportati nella ormai famigerata «sala benessere» della caserma Raniero. Condanne dunque per i vicequestori Carlo Solimene e Fabio Ciccimarra, che incassano due anni e otto mesi. Leggermente più bassa la pena imposta per gli altri funzionari condannati per sequestro di persona: due anni a Pietro Bandiera, Michele Pellegrino, Francesco Incalza, Paolo Chianese, Damiano Avallone ed Espedito Avellino; due anni e due mesi per Damiano Tedesco; due anni e sei mesi per Raffaele Manna. Condanne comunque coperte da indulto, anche se nell’ipotesi di una sentenza definitiva, rimarrebbero comunque in piedi le pene accessorie, come la interdizione dai pubblici uffici. Non gioiscono comunque gli inquirenti, come spiega il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore: «I giudici hanno accolto le nostre conclusioni, anche se non gioiamo perché ad essere condannati in questo caso sono esponenti della polizia. Abbiamo fatto il nostro dovere, ma avrei preferito indagare su altri campi, in altri versanti». Nessun commento da parte del pm Marco Del Gaudio, che assieme a Francesco Cascini (oggi al Dap) e a Paolo Mancuso (all’epoca aggiunto, oggi procuratore a Nola) diedero inizio alle indagini culminate in arresti e polemiche: c’è comunque la consapevolezza di una sentenza che rispecchia la ricostruzione dei fatti operata dalla Procura in un clima di polemiche incrociate. Quinta sezione penale (presidente Donzelli, a latere Guardiano e Tammaro), tre pagine per raccontare quel 17 marzo 2001, che avrebbe anticipato di pochi mesi gli scontri sanguinari del g8 di Genova. Anche qui tumulti e barricate, anche qui polizia sotto accusa: a Napoli i manifestanti sarebbero stati prelevati dagli ospedali e trasportati nella caserma Raniero. Qui sarebbe accaduto di tutto: maltrattamenti, offese, manifestanti costretti a denudarsi, a rimanere per ore nella «sala benessere». Un anno dopo, siamo nel 2002, finirono ai domiciliari alcuni poliziotti accusati di sequestro, fu una spaccatura insanabile nella Procura all’epoca guidata da Agostino Cordova. Ma ci sono anche assoluzioni: Davide Vitale, Lucio Casoria, Giuseppe Morales, Vincenzo Santoro, Luciano Sepe, Guido Albano, Vincenzo Esposito, Luciano Iavarone, Luigi Petrone, Francesco Adesso. Poi i casi di prescrizione per Marina Mele, Ciro Cataldo, Carmine Cosimo, Rosanna Esposito, Emanuele Le Noci, Pasquale Bianchini, Pasquale Castellano, Domenico Rossi, Ciro Leopardo, Luigi Imparentato. Aula 416, cala il sipario, rabbia composta tra gli agenti imputati.