La magistratura associata interviene dopo l’affondo dello scrittore: «Verificare il rapporto tra media e clan»

«Indagare sulle accuse di Saviano»

Il giudice Guardiano (Md): «Cosa ci facevano gli avvocati dei boss nel pubblico?»
10 settembre 2008 - Giuseppe Crimaldi
Fonte: Il Mattino

Su un punto sono tutti d’accordo: le parole pronunciate da Roberto Saviano domenica sera dal palco di «Festivaletteratura», a Mantova, non possono cadere nel vuoto. E con esse alcuni sospetti su presunte connivenze con la malavita organizzata. La denuncia dell’autore di Gomorra sulla mitizzazione dei boss della camorra compiuti da alcuni giornali campani (Saviano cita il Corriere di Caserta e Cronache di Napoli) e sulla presenza in platea di alcuni avvocati casertani scuote le correnti della magistratura associata. Ad aprire il dibattito è Alfredo Guardiano, giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli e segretario della sezione napoletana di Magistratura democratica. Il magistrato ragiona sull’ultimo «j’accuse» dello scrittore: «La denuncia di Saviano è semplicemente inquietante. Trovo indecente che Roberto Saviano in questa città non riesca a trovare una casa in fitto. Sono segnali brutti per la società civile napoletana; segnali che vanno ad aggiungersi a quelli provenienti dalla Sicilia: ricordo che proprio nel giorno in cui Saviano lanciava la sua denuncia da Mantova, a Catania c’era chi impediva ad un centinaio di ragazzi di manifestare per dire no alla mafia». «Mi ha sempre colpito il fatto che “raccontando” la camorra si può incorrere in una sorta di mitizzazione anche involontaria dei suoi protagonisti - prosegue il segretario di Md - Qui nessuno vuole crocifiggere giornali e giornalisti, ma talvolta la costruzione di certi titoli alimenta, seppure inconsapevolmente, un clima quasi romantico intorno alla criminalità organizzata». L’ultima analisi riguarda invece gli avvocati in platea: «Altro aspetto inquietante. Incomprensibile. Mi domando perché lo fanno? Sarebbe opportuno che lo spiegassero, anche per fugare qualsiasi dubbio». Concordano con l’analisi di Guardiano anche altri due suoi colleghi: il pm della Dda Sergio Amato, segretario di Mi e presidente della giunta distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati e la segretaria di Unità per la Costituzione, Pina Casella. «Non dobbiamo mai aprioristicamente escludere alcun tipo di connivenze tra mafia e camorra - dichiara Amato - che investe purtroppo tutti e non vede eccezioni in alcuna categoria professionale. Qui al Sud non esistono oasi felici. Dunque penso che la denuncia di Saviano va valutata e verificata con attenzione». Dello stesso avviso Pina Casella, segretario Unicost: «Non bisogna sottovalutare nulla, le parole di Saviano necessitano approfondimenti». Nel dibattito interviene anche Gianluigi Guarino, direttore del quotidiano on line www.casertace.it, dal 13 gennaio 2002 al 31 marzo 2007 direttore del Corriere di Caserta: «A Saviano la riconoscenza degli uomini di buona volontà e, dato che io lo sono, anche la mia. Ma Saviano ha copiato il compito. Lo ha copiato da giornalisti validissimi. Alcuni di loro, in cambio di stipendi da fame, incrociano quotidianamente, nelle aule dei Tribunali, lo sguardo minaccioso dei cortesissimi congiunti di camorristi. Si può discutere su alcune carenze - conclude Guarino - sull’opportunità di certi titoli, ma lasciate stare i giornalisti. Giù le mani da gente che lavora senza cercare la vetrina».

 

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