Rom, mille al corteo antirazzista

La protesta di tre sacerdoti «Prelievo discriminante» La Cgil: con il nuovo decreto fitti delle case già alle stelle
12 luglio 2008 - Fabio Jouakim
Fonte: Il Mattino

Arrivano da Bangladesh, Sri Lanka, Maghreb, Senegal. Tante le comunità di immigrati che vivono a Napoli, scese in corteo contro il prelievo delle impronte digitali ai bambini rom. Il panico si disegna sui volti dei filippini, quando arriva la notizia del crollo di Largo Barracche, proprio vicino a una casa di loro connazionali: fino alla fine l’angoscia non abbandonerà i manifestanti, senza la conferma che non ci sono vittime. «Le impronte al rom, all’asiatico, all’arabo: il prossimo sarai tu». Il manifesto avvolge il furgone che guida il corteo, dal quale rimbomba la musica di Bob Marley. Tra le 900 persone che da piazza Mancini raggiungono la prefettura, non si vedono rom. A rievocarli, più degli slogan, è un manifesto che una bambina porta al collo. Ci sono 26 foto di altrettanti bimbi rom con i loro nomi, da Ionut a Madalina, sotto la domanda «Ma chi sono?». La bambina che porta il cartellone studiava insieme ai coetanei rom, scappati dopo la rivolta di Ponticelli. «C’erano 26 bambini rom iscritti a scuola. Avevamo avviato il progetto - spiega Paola Romano della Caritas di Ponticelli - insieme al sessantesimo circolo e alla parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Felaco. Noi e i nostri bambini vogliamo che i rom tornino a scuola e in parrocchia, per il campo estivo. Le impronte digitali non servono a nulla». Alle 17, ora d’inizio fissata, sono una quarantina i manifestanti. Meno delle forze dell’ordine schierate lungo il percorso. Poi la folla cresce con il passare dei minuti, nonostante la rottura di un bus decimi le partecipazioni da Caserta. Tante associazioni in corteo: studenti e Opera Nomadi, Ska e Officina 99, ex Canapificio di Caserta, Arci, «3 febbraio», Red link. «Nessun essere umano è illegale» c’è scritto su alcune magliette, «Né razzismo né uguaglianza, ma tolleranza» si legge sullo striscione della comunità del Bangladesh. Jamal Qaddorah della Cgil è indignato per i provvedimenti istituzionali, ritenuti «razzisti e xenofobi». «Una schedatura etnica discriminatoria - dice - un attacco all’integrazione che costruiamo ogni giorno». Qaddorah racconta due episodi, sull’emendamento che prevede la confisca dell’immobile affittato a clandestini. «Già 16 famiglie - dice - sono state cacciate dai proprietari. Poi c’è chi ci specula: in alcuni ”bassi” dei Quartieri, in due giorni, il fitto è passato da 500 a 1000 euro al mese». Contro la «schedatura» anche tre sacerdoti, Alex Zanotelli, Fabrizio Valletti e Domenico Pizzuti. «Il prelievo delle impronte digitali a minori, bambini rom a maggior ragione - scrivono in una nota - ci sembra discriminante, inutilmente vessatorio e controproducente».

 

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