Ronchi: «il Conai funziona, non tocchiamolo»

27 febbraio 2012 - E.CO
Fonte: CorrierEconomia

La raccolta degli imballaggi gi è uno dei settori più rilevanti nell'economia del riciclo e comprende diversi materiali, dalla carta al legno, dalla plastica al vetro, dall'alluminio all'acciaio. Il riciclo degli imballaggi è fra quelli che funzionano meglio, con un tasso di recupero pari al 65%, grazie al decreto Ronchi del '97. Il sistema attuale, in via di riforma proprio in questi giorni, si basa sul principio che chi inquina paga e quindi impone alle aziende produttrici l'obbligo di ritirare e recuperare gli imballaggi, in base a una tariffa fissa negoziata tra i comuni dell'Anci e il Conai, il consorzio responsabile del servizio. Le aziende finanziano anche in parte la raccolta differenziata, con un contributo ai Comuni che nel 2010 è arrivato a 300 milioni. «Allora il tasso di recupero era appena del 27%, mentre oggi superiamo gli obblighi europei», ricorda Edo Ronchi (nella foto), presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e autore di quella legge. Ronchi è nettamente contrario a modifiche: «Il sistema funziona, perché cambiarlo?». La riforma prevede per i produttori la possibilità di uscire dal sistema Conai, per organizzarsi autonomamente. In complesso, i volumi raccolti nel 2010 sono cresciuti del 5,6%. «Per il 2011 prevediamo un rallentamento, anche se mancano i dati definitivi. La produzione è in flessione e lo è anche la domanda di materie prime ricavate dai rifiuti», precisa Ronchi. Nel 2010, gli incrementi più consistenti si sono registrati nell'alluminio ( 49%), nel legno ( 108%) e nel vetro ( 8%). Più contenuto l'aumento di carta ( 3,8%), plastica ( 1,4%) e acciaio ( 0,6 %). «Vanno semplificate le procedure —, suggerisce Corrado Rapino, presidente di Unire —. E' giusto fare attenzione che i canali del riciclo non vengano utilizzati per smaltire altre cose, ma il riciclo non può diventare un incubo burocratico». Nel caso degli imballaggi di plastica, ad esempio, le 614.000 tonnellate raccolte nel 2010, non bastano a coprire il mercato interno, tanto che dobbiamo ricorrere alle importazioni.

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