L'assessore Romano attacca: scorretto l'ordine di acquistare il termovalorizzatore di Acerra

Accuse sui rifiuti «Dal governo un atto violento»

La reazione ' Non spetta a noi pagare» Lucci (Cisl): ' Duro colpo allo sviluppo se si toccano le risorse Fas»
18 febbraio 2012 - re.cro.
Fonte: Il Mattino

«Un atto violento contro la Regione, contro le prerogative istituzionali, contro il buonsenso e la leale collaborazione istituzionale». L'assessore regionale all'Ambiente Giovanni romano è durissimo. Il giorno dopo la decisione del governo che con un decreto ha imposto alla regione l'obbligo di acquistare il termovalorizzatore di Acerra (costo previsto 355 milioni), la polemica politico-istituzionale sale di tono. Quel decreto, secondo l'assessore Romano, è un atto molto simile alla slealtà istituzionale perchè «il governo - dice il responsabile dell'Ambiente - cambia le regole con un decreto legge ancora in fase di conversione e nel frattempo emana un Decreto della presidenza del Consiglio che obbliga la Regione all'acquisto dell'impianto utilizzando i fondi del Fas della Campania». Romano puntualizza: «L'acquisto del termovalorizzatore di Acerra era previsto nella legge, la Regione era una delle opzioni, ma le risorse erano dello Stato». La gravità dell'atto del governo emerge, secondo Romano, anche per gli effetti che avrà sul fronte delle risorse che dovranno essere impegnate nell'operazione ordinata dal governo. Attingere al serbatoio dei Fas può voler dire solo «togliere le coperture dei mutui agli Enti locali o risorse per la depurazione». Un colpo durissimo. E anche per questo l'iniziativa del governo è per Romano un «atto violento contro la Regione, contro le prerogative costituzionali garantite, contro il buonsenso, contro la leale collaborazione istituzionale». «Inaccettabile», tuona il segretario regionale della Cisl Lina Lucci. Distrarre quei 355 milioni dalla loro attuale destinazione per far fronte all'acquisto obbligatorio del termovalorizzatore di Acerra «vanificherebbe tutti gli sforzi finora fatti per il risanamento dei conti e si tradurrebbe in un colpo durissimo per il nostro territorio» ed alla «fiducia nei confronti del governo Monti» accusato dalla dirigente sindacale di «intervenire in maniera maldestra su una partita (il termovalorizzatore, ndr) disastrosa prima di tutto per chi vive qui e su cui ci sono ancora indagini in corso». Lucci affodna i colpi andando nel merito. Il governo vorrebbe far pagare il termovalorizzatore come se imponesse «di acquistare un'auto usata al costo che ha quando è appena uscita dalla fabbrica». E ribadisce chela cassaforte a cui attingere per l'acqusito del termovalorizzatore è quella «dei fondi Fas nazionali, non regionali». Linea dura e azioni incisive promette il sindacato per evitare che alla Campania vengano rubate risorse e futuro». Toni forti, la polemica divampa. Da Roma, al momento, nessun segnale che lasci intravedere ripensamenti dell'esecutivo Monti sul caso-termovalorizzatore di Acerra. Palazzo Santa Lucia sta valutando ogni mossa per respingere la «stangata» governativa. E all'esame l'ipotesi di presentare un ricorso. Anche in considerazione del fatto che i Fas regionali sono già stati impegnati e gli effetti di una rimodulazione comporterebbe delicati problemi di gestione e programmazione. Che il braccio di ferro sia destinato ad inasprirsi è previsione scontata. E non stupisce affatto l'inusitata durezza verbale sfoderata dall'assessore regionale Romano nella dichiarazione di ieri mattina contro il governo. Toni fermi stimolati, presumibilmente, da quel passaggio contenuto nel testo del decreto che suona come un'accusa agli amministratori regionali: «la «Regione Campania non si è conformata al principio di leale collaborazione»: una sottolineatura a dir poco inusuale in un decreto. Alla decisione di caricare sulle casse della Regione i costi del termovalorizzatore si è giunto dopo tre anni di dibattiti, polemiche e contenziosi in sede giudiziaria. Ma con un costo insostenibile dalla Regione che le ntese dell'ottobre scorso non lasciavano nemmeno immaginare. Come tutta da scrivere è il prosieguo della vicenda. Non è escluso che la regione possa ricorrere alla magistratura amministrativa.

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