La ricerca dell'organizzazione di cittadinanza attiva Mani Libere Italia

Sacchetti e spesa Uno su tre al Sud è ancora di plastica

Verifica a un anno dalle legge sulle borse compostabili «La causa? La scarsissima informazione sulla materia»
13 febbraio 2012 - Luca Mattiucci
Fonte: Mezzogiorno economia

Un negoziante su tre al Sud continua a smerciare sacchetti di plastica. E questo il dato che emerge dalla ricerca condotta nel mese di gennaio dall'organizzazione di cittadinanza attiva Mani Libere Italia. I risultati arrivano a ridosso dei dati diffusi dall'Ispo secondo i quali, a un anno esatto dall'entrata in vigore della legge che obbligava gli esercizi commerciali a fornire solo ed esclusivamente borse compostabili, solo un negoziante su dieci ha iniziato a utilizzare effettivamente buste green. Ma se il dato lungo tutto lo stivale sembra preoccupante, al Sud, questa volta, va meglio: Napoli, Palermo, Bari e Potenza sono le quattro città prese a campione per verificare la reale applicazione della nuova norma: su dieci esercizi il 40% sembra essersi definitivamente convertito, mentre un buon 60% continua a smerciare i sacchetti tradizionali.
«Va detto — spiega Alfonso Gentile, presidente di Mli — che secondo la nostra indagine non di rado il problema non è la malafede dei commercianti quanto lo scarsissimo livello d'informazione che c'è sul tema». Secondo il report, infatti, un commerciante su cinque afferma di non conoscere la differenza tra biodegradabile e compostabile. La percentuale sale in modo esponenziale al quesito «Conosce la certificazione sui bioshoppers?»: uno su due la richiede ma quasi nessuno sa indicare nel dettaglio cosa attesti.
A cambiare radicalmente è il punto di vista del consumatore. Su un campione di tremila persone il 69% degli intervistati a Napoli e Bari trovano «inutilizzabili» i bio-shoppers, definiti privi di consistenza. «Effettivamente — continua Gentile — soprattutto quando si effettuano spese di grossi quantitativi accade che i sacchetti si buchino con facilità». Alla stessa domanda a Potenza e Palermo la percentuale scende al 25%. «Ma il dato — precisano da Mli — va letto nella sua interezza». Scorrendo il quesito seguente, infatti, si comprende con facilità il diverso dato: ben il 74% degli intervistati risponde che predilige l'uso di buste non «usa e getta», avendo scartato a priori l'utilizzo di quelle «verdi».
A Napoli e Bari, invece, la percentuale di consumatori che preferiscono utilizzare la medesima busta per gli acquisti scende vertiginosamente al 23%. A incoraggiare, invece, è il dato che arriva dalle quattro città del Sud alla domanda, rivolta ai consumatori, «Quando le consegnano una busta che non possiede requisiti green la rifiuta?». Il 78% afferma di rifiutarla. Anche qui, però, torna il problema della mancata informazione. Il 63% afferma di non saper riconoscere sempre la tipologia di sacchetto.
In definitiva se da un lato commercianti e consumatori dicono di essere a conoscenza della norma entrata in vigore nel 2011 (97%, secondo l'Ispo) e nove su dieci indichino la nuova legge come «un passo in avanti per il rispetto dell'ambiente», dall'altro, complice una comunicazione che sembra non aver funzionato, si è ancora ben lontani dal poter dire che i vecchi sacchetti, che per essere smaltiti impiegano circa 400 anni, siano finiti in soffitta.

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