L'ULTIMA SCOMMESSA (PERSA) DI BAGNOLI
La porta che dà sull'ultimo fallimento, l'ultima che a Bagnoli è stata sbattuta in faccia, è una doppia ama malandata oltre la quale si scorge, mascherata da prato. ma di un verde malato, la "colmata a mare". Quella spianata, «altamente inquinata da materiali pericolosi e cancerogeni», secondo le ultime analisi dei consulenti tecnici della Procura, che stadi guardia a una baia bella e impossibile da valorizzare, prigioniera del suo passato fatto di cent'anni d'Uva e Italsider. Di acciaio e occupazione. ma pure di veleni e scempio territoriale. La porta sta giusto nel mezzo, sotto un sovrappasso stradale lasciato pure quello a metà. tra ciò che è stato - lo scheletro dell'altoforno, la stele della ciminiera, il carroponte - e quello che non sarà, neppure stavolta: i moli assonnati, lasciati senza regate: quelle delle World Series, legate all'America's Cup, e previste in aprile. Trasferite altrove per "tossicità", nonostante da un quarto di secolo per Bagnoli si parli e straparli di riconversione turistica e di polmone verde. Forse per questo, su quella doppia anta screpolata. sta scritta una frase sbiadita dal tempo ma continuamente aggiornata dalla realtà: AAA Cercasi identità.
E dire che stavolta Bagnoli - Napoli ovest. Nisida di qua e Pozzuoli di là - ci credeva al rilancio, per scrollarsi di dosso la polvere di ex polo industriale andato a male: chiuso (ultima colata nel '91) e venduto - i macchinari migliori finiti in Cina, in India e in Malesia - per rilanciare l'area, bonificarla e seminarla a futuro. «Dovevamo diventare la California del Mediterraneo, dove sarebbero venuti a svernare i tedeschi: la bellezza di un posto così non ha eguali. Niente da 25 anni. Almeno le regate, assegnate a Bagnoli con il benestare degli organizzatori americani. sarebbero servite a dare speranza al quartiere, oltre che a creare lavoro. E invece, ancora la vecchia maledizione», racconta Salvatore Cangiano, operaio dell'Italsider in pensione. «Quando c'era la fabbrica qui non c'era disoccupazione: sono entrato a 16 anni e sono uscito quando tutto è finito. Alla riconversione non ho mai creduto. Ci dicevano che con il turismo si sarebbe ripartiti e una volta a casa noi, ci sarebbe stato lavoro per i nostri figli. Macché. E` nata solo la cosiddetta Città della Scienza. In realtà. non si vuole investire per paura della camorra. questo lo voglio dire».
E c'è sempre quella colmata" fatta di scorie industriali (si parla anche di arsenico. amianto, idrocarburi policiclici aromatici) mai bonilicata - e oggi sotto inchiesta da parte della magistratura per i milioni che s'è mangiata - che tiene in ostaggio un intero quartiere. Ancora l'ex operaio Cangiano: «Dicono che l'area non è balneabile. ma allora perché in estate tutti fanno il bagno e nessuno dice nulla? Chiamatemi incosciente ma il mio nipotino, di nemmeno un anno, è entrato in acqua con me, lo scorso agosto. E io qui continuo a pescare, sono anche sub, portando il pesce ai migliori ristoranti di Napoli». Come i due tizi del barchino che, sotto al vecchio molo erboso, strappano via le Cozze dai pilastri neri dove attraccavano le navi dell'acciaieria. «Già, perché se è così tossica quest'area non ci mandano via, perché non smantellano tutto, comprese le discoteche sul mare e quei tre palazzoni che ospitano l'Istituto nautico, quello Alberghiero e la Polizia?». Guglielmo Santoro è il presidente del circolo Ilva che s'affaccia sulla baia. 2.000 soci circa, tanti gli ex operai come lui. «Qui ogni giorno si allenano i ragazzi della lotta libera ed escono in acqua i canottieri. Mi auguro che questo ennesimo schiaffo a Bagnoli nasconda solo un disegno e non un pericolo perla salute. Certo, se la situazione è la stessa del '96, quando si fecero i primi carotaggi, allora vorrei sapere dove sono finiti i soldi investiti per ripulire. Perché di soldi qui non ce n'è più: è stata aperta una parte della Porta del Parco ma. dentro, l'Auditorium ancora non decolla, il Parco dello Sport è ancora chiuso, come pure le Terme. Tutti in attesa di collaudo. E intanto i nostri ragazzi quel lavoro promesso alla chiusura del polo non riescono a trovarlo. Come i miei figli: la più grande, 31 anni, precaria, guadagna 6mila euro l'anno e il maschio, 27, è disoccupato. Lei laureata in Scienza dell'Educazione, lui in Managements. La stessa storia di Giuseppe Cavallo, ex dell'altoforno, uno che dice: «Non mi rassegno. Anche se ci hanno preso in giro. garantendo allora una bonifica in 24 mesi. Anche se mio figlio se n'è dovuto andare tre mesi a guidare i pullman degli sciatori in Trentino, che qui da lavorare non ce n'è. E pensare che siamo il quartiere napoletano col più basso tasso delinquenziale».
La Porta del Parco, il Parco dello Sport, le 'l''ernie. gli Studios sono le tessere di mosaico pensate da Bagnolifutura (la società di Trasformazione urbana nata nel 2002 da iniziativa del Comune) per l'immensa distesa (120 ettari) dell'ex polo che oggi sembra ancora un parco giurassico dell'Era Siderurgica coi suoi dinosauri industriali. Il ferro-vetro della Porta e l'arancio della pista d'atletica come due macchie di futuro: primi passi, incompiuti, di quello che l'area dovrebbe diventare. Ma nel 2010 quasi tutto s'è fermato. «Bagnoli è una pagina vergognosa di commistione tra politica e crimine», aveva tuonato allora il candidato Luigi De Magistris. Rimediando, da parte di Bagnolifutura, una denuncia per diffamazione. stoppata dall'immunità parlamentare europea. Sicché, appena eletto, il nuovo sindaco aveva garantito: «La Coppa America si farà a Bagnoli. Rilanceremo il quartiere». Salvo, dopo le analisi della colmata, dover traslocare, nominando comunque il nuovo consiglio d'amministrazione della società: presidente Omero Ambrogi, anche lui un ex magistrato, ambientalista moderato.
Epperò, per intanto a Bagnoli si respira solo delusione da che le regate - non propriamente di America's Cup - e comunque promesse e non mantenute, sono state spostate in via Caracciolo. dove il quartiere s'è presentato l'8 gennaio a trottare. sul lungomare, sfilando su sulky e cavalli contro i tagli al mondo dell'ippica e la chiusura di Agnano. ennesima sconfitta della decima municipalità napoletana. Dice Giovanna Vespro. tabaccaia: «Qui non si riparte mai. Ormai sono la persona più scoraggiata del quartiere. Ieri almeno eravamo una zona industriale, oggi non siamo niente». E Valeria Confessore. 31 anni, diplomata all'alberghiero: «Sono parecchio rassegnata. ma forse la zona non era pronta per ospitare una grande regata. Ma lo sarà mai per rilanciarsi?». Che è poi lo stesso concetto colorito di Enzo Liotta il fabbro, due figli disoccupati:
«Diciamolo. avremmo fatto una figur'e'mmerd rispetto all'Australia». O del signor Di Lauro, il gestore del bar dove i giovani operai entravano con in mano il volantino e ora vengono da pensionati per un "grattino": «A Valenza in due anni hanno nesso tutto a nuovo. noi dopo 25 anni siamo ancora qui». Insomma, siamo ancora a Vendo Bagnoli, era il 1989. di Edoardo Bennato, ex ragazzo di quartiere: Ma che affare' vendo Bagnoli chi se la vuole comprare/ però sbrigatevi perché/ è un'asta e conto lino a tre. Be', oggi non se la vuole comprare nessuno. Bagnoli: deserta l'ultima asta ai privati. E adesso. dopo la storia dei veleni riaggallata e l'ultimo America's flop, chi vorrà più investire alle spalle della "Passeggiata a mare"? Quel molo infinito e spettacolare - quello sì, rimesso a nuovo - che si infila per quasi 900 metri nella baia e sembra il ritratto di un quartiere che vorrebbe guardare avanti, salpare. ma se si volta indietro, alla "colmata", è ancora prigioniero del passato. E delle scorie che ha lasciato.
Dice il pensionato Cavallo: «Non credevamo di dover rimpiangere. un giorno, i tempi delle colate e degli altiforni». Perché c'è un'altra scritta sui muri dell'ex polo industriale della quale il presente, anziché cancellarla, offre continuamente l'aggiornamento da scaricare: Qui si piange tutti i giorni. In attesa di bonificare il futuro. E ricominciare.