Per il Commissariato rifiuti spese lievitate da 5 a 50 milioni

Nuovo dossier dell'Unione europea sui costi dell'emergenza infinita
Per domani la lettera del ministro Clini per scongiurare la sanzione
15 gennaio 2012 - Simona Brandolini
Fonte: Coriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Ancora ventiquattr'ore e sapremo se l'Italia dovrà spendere 500 mila euro al giorno per l'emergenza rifiuti in Campania. Per domani infatti è attesa in Europa la lettera, firmata dal ministro Corrado Clini, per scongiurare la messa in mora. E deve essere «convincente» per usare le parole ministeriali. Dunque è una corsa all'ultimo ritocco. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, parla di «paradosso» di fronte al rischio di «pagare errori e colpe del passato. Per questo stiamo cercando di far capire alla commissione Europea che la musica è cambiata». Vedremo. Nel frattempo, però, la Commissione europea ha sfornato un dossier (l'altroieri, passato quasi sotto silenzio) in cui si dimostra come la gestione illecita dei rifiuti non crei solo un danno all'ambiente e all'immagine di un paese, ma sia soprattutto disastrosa dal punto di vista economico. E che, quindi, la corretta attuazione delle normative europee creino un risparmio annuale di 72 milioni di euro, un incremento di 42 milioni di euro nei fatturati di chi gestisce e ricicla i rifiuti e la creazione di oltre 400.000 posti di lavoro entro il 2020. Insomma, la monnezza è una risorsa e chi non lo capisce non vuol bene al proprio Paese.
E per dimostrare quanto sia vero sono stati studiati cinque casi: il porto di Rotterdam, Cipro, Brandeburgo, l'Irlanda e, ovviamente, Napoli che in quanto a cattiva gestione ha fatto scuola.
Cosa dice l'Europa su Napoli? Che «a causa del fallimento della corretta attuazione della legislazione Ue sui rifiuti» nel solo 2007 si sono persi 64 milioni di euro di fatturato turistico, che s'è dimezzata la vendita di mozzarella di bufala e, nel lungo periodo, rischiano lo stesso destino anche altri prodotti e coltivazioni, «a causa dell'inquinamento da rifiuti tossici nelle falde acquifere e nel suolo». Ci fermiamo qui? Ovviamente no. «L'impatto finanziario della crisi dei rifiuti a Napoli — si legge nel report — è principalmente legato alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti». Ecco le cifre: 400 mila euro al giorno, dal 2007, per l'invio della mondezza in Germania dove viene trattata attraverso la termocombustione; 2 milioni di euro per il «personale incaricato della gestione dei rifiuti»; 36 mila euro al giorno per lo smaltimento del percolato a causa di «inadeguati sistemi di drenaggio nelle discariche e nei siti di trattamento»; 1 milione e 200 mila euro per tutelare «la biodiversità del Parco naturale del Vesuvio a causa dell'esistenza di scarico di rifiuti all'interno dei suoi confini». Quanto al commissariato e ai costi della gestione straordinaria la spesa «è aumentata esponenzialmente nel corso del tempo: da in media 5 milioni annui fino al 2006 ai 5o milioni nel periodo 2007-2009». Senza contare, aggiungono i commissari europei senza quantificare il costo, «i benefici persi a causa dei disordini tra cittadini e polizia e alla presenza militare necessaria». Nel documento infine c'è anche un riferimento all'impatto sulla salute a causa dell'accumulo dei rifiuti, alla combustione, all'eccessivo riempimento delle discariche e soprattutto per i rifiuti tossici: «Aumento dei tassi di neoplasie, tumori epatici, dei polmoni, dello stomaco e difetti alla nascita e mortalità». La conclusione è terribile. Tra gli ostacoli alla reale risoluzione dell'emergenza la commissione europea cita cattivo e carente uso delle infrastrutture, «personale in eccedenza, problemi di gestione, corruzione e criminalità organizzata». Dunque Napoli necessita: di politica responsabile, coinvolgimento dei cittadini, di risorse limitate, e lotta alle attività illegali. E un caso che questo report sia uscito a quarantott'ore dalla missiva italiana a Bruxelles? Dalla possibile apertura dell'infrazione?

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