«Stato italiano incapace» È stato sancito che, a partire dal '94, lo Stato italiano non ha avuto la capacità di garantire la salvaguardia dei cittadini

Italia condannata per i rifiuti in Campania

Sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo Ricorso da Somma Vesuviana, tra i giudici Raimondi
11 gennaio 2012 - Angelo Lomonaco
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — La seconda sezione della Corte europea per i diritti dell'uomo, presieduta da Francoise Tulkens e con il napoletano Guido Raimondi tra i giudici, ha impiegato quattro anni per emettere la propria sentenza. Diciotto cittadini di Somma Vesuviana avevano presentato un ricorso contro la situazione assurda creata dai rifiuti in strada nel giugno 2008, in una fase molto acuta dell'emergenza. Ma alla fine hanno avuto ragione loro. La Corte ha infatti sancito che lo Stato italiano, a partire dal 1994, non è stato capace di gestire adeguatamente l'emergenza in Campania e ha riconosciuto la violazione del diritto alla salvaguardia della vita privata e familiare: lo Stato cioè non può costringere i cittadini a vivere tra i rifiuti. I giudici di Strasburgo, però, non hanno riconosciuto il danno alla salute. E nemmeno l'indennizzo di 15 mila euro per danni morali richiesto dai ricorrenti asserendo che la constatazione della violazione del loro diritto alla vita privata e familiare è da considerare una riparazione sufficiente del danno morale subito. I giudici hanno anche stabilito che lo Stato italiano dovrà versare 2.500 mila euro per le spese legali sostenute all'avvocato Errico Di Lorenzo, che oltre a rappresentare il gruppo è uno dei ricorrenti. E che racconta come nacque l'iniziativa. «Innanzi tutto va precisato — dice — che il ricorso era riferito a Somma Vesuviana perché noi siamo tutti della zona, viviamo o lavoriamo qui, e ha trovato spunto nel nostro contesto, ma è ovvio che si riferisce a tutta la storia e alla situazione in tutta la provincia di Napoli e in tante aree della regione». Tra l'altro la Corte ha ampliato anche lo spettro temporale di analisi, condannando l'Italia anche per gli anni precedenti, a partire dal 1994, quindi ben oltre le responsabilità del governo Prodi, in carica al momento del ricorso. «Comunque — riprende Di Lorenzo — il senso dell'iniziativa non era solo politico. Certo, alcuni di noi sono vicini alla Destra, un partito d'opposizione. Ma ci siamo trovati d'accordo nel muoverci per difendere la nostra vita e la nostra dignità di cittadini, mortificata dalla monnezza. Io suggerii di portare la storia fuori dalle istituzioni italiane, tutte compromesse. Infatti, sui rifiuti in Italia non c'è stata nemmeno la sentenza di un giudice di pace». «Io sono segretario della Destra a Somma Vesuviana — conferma Francesco Di Sarno, primo ricorrente — e come partito organizzammo un gazebo per raccogliere adesioni. Ma ci sentivamo soprattutto offesi come napoletani e campani, ci siamo ribellati come uomini non come politici. Infatti firmarono persone che non appartengono alla Destra. Accaddero anche strane cose, c'era chi aveva addirittura paura. Una donna, per esempio, firmò e andò via. Mezz'ora dopo tornò e chiese di cancellare l'adesione perché il marito la considerava pericolosa. Questo era il clima in quel periodo».

I diciotto ricorrenti

1. Francesco Di Sarno (Sant'Anastasia)
2. Errico Di Lorenzo (Somma Vesuviana)
3. Luigi Raiola (Somma Vesuviana)
4. Lucia De Falco (Somma Vesuviana)
5. Marianna Esposito (Somma Vesuviana)
6. Armando Buonuomo (Somma Vesuviana)
7. Domenico Di Lorenzo (Somma Vesuv.)
8. Giuseppina Di Lorenzo (Somma Vesuv.)
9. Ulderico Izzo (Somma Vesuviana)
10. Anna Vesce (Somma Vesuviana)
11. Mariano Rippa (Somma Vesuviana)
12. Mariano Di Lorenzo (Somma Vesuviana)
13. Giuseppe Rippa (Somma Vesuviana)
14. Maria Aliperta (Somma Vesuviana)
15. Angelo Coppola (Palma Campania)
16. Gaetano Raiola (San Giorgio a Cremano)
17. Armando Galise (Acerra)
18. Giovanna Raiola (Acerra)

E con la sentenza cosa si aspettava che accadesse? «Be', immaginavo che dopo quattro anni di attesa e mentre l'Italia va in bancarotta non ci riconoscessero un risarcimento, costituirebbe un precedente pericoloso», risponde Di Sarno. Non è del tutto d'accordo l'avvocato Di Lorenzo: «Io mi lamento soprattutto che ci sia voluto tanto tempo. Quando presentai il ricorso, la Corte dichiarò l'estrema urgenza. Ma dopo l'iniziale rapidità, è cambiato tutto: ho dovuto presentare 10 015 solleciti, anche in tono pungente, nonostante la situazione stesse peggiorando. Non me lo spiego e sono molto deluso. Nel merito, invece, penso che la sentenza, riconoscendo il diritto esistenziale, che è più esteso del diritto alla salute, ci lasci margini di manovra. Si parla di pericolo di malattia, anche se non possiamo dimostrare che sia in atto. Però io abito in una zona etichettata da tanti studiosi come triangolo della morte e ne risento psicologicamente. E una questione sottile. Sto riflettendo, abbiamo tre mesi per decidere se presentare appello. In ogni caso è una sentenza pilota. Si pensi a quanti imprenditori hanno subito danni: solleciteremo le associazioni di categoria». Sulla questione del danno alla salute interviene anche Antonio Marfella, oncologo del Pascale, che spiega: «Dimostrare il legame di causalità è difficile, ma è possibile. E avvenuto nel caso del pastore di Acerra ammalato di cancro, almeno in primo grado. E possibile ma difficile perché occorre effettuare bio-monitoraggi, analisi sui terreni inquinati, sui prodotti agro-alimentari della zona e sulle persone. Se si trovano gli stessi elementi tossici si può stabilire il nesso. Queste analisi, tuttavia, mi pare proprio che non le voglia fare nessuno. Si tenga conto che i rifiuti urbani, anche in gran quantità, possono al massimo portare al colera, non al cancro. Che insorge semmai per i rifiuti industriali. Eppure in Campania non c'è neppure una discarica apposita per i rifiuti speciali. Per comprendere la dimensione del problema, basta dire che il Veneto ne ha 68».

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