Parla il supermanager dei rifiuti cacciato da Napoli

"Quelle assunzioni sono inutili e illegali De Magistris lo sa"

IL SOSPETTO che l'abbiano rimosso nonostante i successi per il no a 23 nomine
RIVOLUZIONE IN CRISI In tanti accusano il sindaco di essersi piegato alle pressioni
7 gennaio 2012 - Andrea Rossi
Fonte: La Stampa

Il perché - quello vero - forse lo sanno soltanto lui e il sindaco Luigi de Magistris. Ma a Napoli qualcosa si è rotto. Lo dimostrano le migliaia di messaggi sui social network, lo smarrimento tra chi credeva nella «rivoluzione arancione», i tweet di Roberto Saviano («mi sarei aspettato più chiarezza, sui rifiuti a Napoli non ci si può permettere zone d'ombra»). I fatti sono questi: Raphael Rossi, 38 anni, non è più presidente di Asìa, l'azienda del Comune che si occupa della raccolta dei rifiuti. II sindaco de Magistris, che sei mesi fa l'aveva chiamato per ripulire la città, l'ha rimosso. E il manager, che all'Amiat (la municipalizzata di Torino) aveva rifiutato una tangente e denunciato i vertici dell'azienda, si è fermato a metà dell'opera. L'unica certezza, nel giorno in cui a Napoli approda il cargo Nordstern, partito da Rotterdam per prelevare 3 mila tonnellate di rifiuti, è che Raphael Rossi «il moralizzatore» non se l'aspettava. «È stata una scelta del sindaco, non concordata con me».
Perché dopo soli sei mesi? «Sei mesi a Napoli valgono qualche anno vissuto altrove. Al mio arrivo la situazione era catastrofica. Ora l'emergenza è finita, l'azienda può essere guidata da altri, con il sindaco stiamo ragionando su nuovi progetti».
Va via perché si è rifiutato dl assumere 23 persone o c'è altro? «Quell'episodio è uno dei punti di conflitto. Le assunzioni sotto la mia presidenza non sono state fatte, la mia esperienza a Napoli può continuare a patto che ci sia un progetto di pubblica utilità».
Resta il fatto che si è opposto a 23 assunzioni e a un ordine del giorno votato all'unanimità dal consiglio co munale di Napoli. «E lo rivendico. Erano inutili. Secondo un parere legale, da me chiesto, erano fuori dal diritto. Ma in quel contesto, che non è il mio, le pressioni sociali sono molto forti».
De Magistris ha ceduto alle ingerenze della politica? Fine della «rivoluzione»? «Certe prassi politiche a Napoli sono terribili. De Magistris sta cercando di fare tabula rasa. In città c'è un'energia che non si è consumata. In questi sei mesi ci si è scrollati di dosso la rassegnazione».
E allora cosa non ha funzionato? «Inefficienze ce ne sono ancora, anche nella gestione dei rifiuti. Però da quattro mesi e mezzo non c'è immondizia per strada, abbiamo tolto 3 mila tonnellate. La differenziata è passata dal 17 al 22 per cento, a Scampia il porta a porta è al 65 per cento. Ho scelto di cominciare da un quartiere simbolo: o la va o la spacca».
Si è scontrato con le pressioni della politica, come a Torino, dove la settimana prossima comincia il processo aperto da una sua denuncia. «Attenzione: Torino è un caso di corruzione, Napoli è una riorganizzazione della squadra del sindaco. E a Torino io sono stato lasciato solo. La città non si è costituita parte civile né pagherà le spese processuali. Mi sembra di combattere una battaglia personale, non quella di chi si è opposto allo sperpero di 4,2 milioni e ha rifiutato una tangente».

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