L'emergenza ambientale

Termovalorizzatore c'è il sì del sindaco ma per Giugliano

La delocalizzazione nell'accordo firmato ieri
Niente gara, costruzione a trattativa privata
4 dicembre 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Termovalorizzatore di Napoli est: non è stato facile raggiungere l'accordo sulla delocalizzazione di cui, pure, si parla ormai da settimane. Nel documento sottoscritto ieri in prefettura dopo più di tre ore di discussione, il tema inceneritore è trattato in due diversi punti. «Durante l'incontro - è scritto - si è concordato sull'esigenza di affrontare con urgenza il destino dei sei milioni di tonnellate di ecoballe utilizzando, come richiesto dall'Unione Europea, le migliori tecniche di valorizzazione energetica, integrate con l'utilizzazione del rifiuto urbano trattato negli impianti stir ubicati nella provincia di Napoli». Traducendo dal politichese: ci sarà un termovalorizzatore a Giugliano per bruciare non solo le balle, ma anche i rifiuti prodotti in città.
L'argomento viene ripreso al punto seguente in cui si scrive: «Le istituzioni hanno anche convenuto sulla necessità di riesaminare l'accordo del 2008 relativo all'impianto di Napoli est e sulla possibilità di valutare ipotesi alternative, connesse al miglior funzionamento del ciclo dei rifiuti». Traducendo ancora: nell'area destinata nel 2008 al termovalorizzatore sorgerà un impianto diverso, probabilmente quello di separazione e compostaggio voluto dal sindaco De Magistris e dal suo vice Tommaso Sodano.
Un accordo faticoso, ma importante che mette d'accordo esigenze diverse. Quella del primo cittadino di non smentire le promesse fatte in campagna elettorale. Ma non solo. L'accordo offre una soluzione anche al governatore Caldoro: delocalizzare l'impianto di Napoli est a Giugliano permette, infatti, di utilizzare per le balle il Cip 6 previsto per il termovalorizzatore napoletano. Senza questa facilitazione, infatti, sarebbe stato necessario investire dei soldi che al momento nessuno ha: l'azienda che spenderà 400 milioni per costruire l'impianto, guadagnerà incassando la tariffa di smaltimento dai Comuni e i proventi dalla vendita dell'energia. Ma i Comuni pagano, se pagano, solo per far bruciare l'immondizia raccolta sul proprio territorio e non certo per le balle depositate da Fibe negli anni passati. Con l'impresa del gruppo Impregilo, d'altra parte, è ancora aperto un contenzioso (e un procedimento penale) da più di un miliardo di euro, e al momento sembra inutile chiedergli di sborsare anche un solo euro. Restano quindi gli incassi dalla vendita dell'energia che senza il Cip 6 sarebbero insufficienti a ripagare l'investimento.
Sgomberato il campo, almeno per il momento, dalla discussione sulla localizzazione dell'impianto, resta da decidere su quale strada andare avanti per scegliere l'azienda che costruirà e gestirà l'inceneritore. Sull'argomento si pronuncerà presto l'avvocatura dello Stato. Nessuna impresa, infatti, ha presentato offerte valide perla gara organizzata dal commissario, ma A2A ha avanzato una manifestazione di interesse priva della parte economica. E anche se, come pare, si andrà avanti con la procedura negoziale, insomma senza gara, non è detto che l'azienda bresciana trovi i soldi da mettere sul piatto.

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