Camorra, l' affare delle ecoballe

Un pentito: "Ventimila euro al mese per tenerle in un deposito"
21 novembre 2011 - Dario Del Porto
Fonte: Repubblica Napoli

IL BOSS pentito della camorra di Acerra apre un nuovo capitolo d'inchiesta sulle pressioni della criminalità organizzata nel settore dei rifiuti. «Ricevevo mensilmente 20 mila euro per il deposito di ecoballe e altri 20 mila euro al mese per la raccolta» della spazzatura, ha raccontato Pasquale Di Fiore, lo stesso collaboratore di giustizia che ha rivelato l'esistenza di un avanzatissimo piano stragista per colpire il pm antimafia Vincenzo D'Onofrio. Nel verbale del 26 ottobre scorso, depositato agli atti di un processo d'appello che conta dieci imputati, Di Fiore si sofferma solo di sfuggita sull'argomento rifiuti. E parla di un incontro tra un suo zio, un altro malavitoso appartenente al gruppo Aloia e presunti esponenti del clan Moccia di Afragola fissato proprio per discutere di questo affare. Di Fiore afferma di aver autorizzato il rappresentante del gruppo Aloia «a subentrare a mio zio nella raccolta di questi e altri soldi che poi avremmo dovuto dividere. Le comunicazioni avvenivano attraverso biglietti che uscivano dal carcere». Spunti sui quali gli inquirenti vogliono sviluppare tutti gli accertamenti. A uno dei suoi principali collaboratori, Giuseppe Di Io-rio soprannominato "Peppe 'o killer", Di Fiore attribuisce invece i propositi di vendetta nei confronti del pm D'Onofrio e di un maresciallo dei carabinieri, finiti nel mirino per la determinazione con la quale conducevano le indagini nei confronti dell'organizzazione. Progetto non con-cretizzato ma, sottolinea il pentito, «non era stato eliminato né era saltato. Decidemmo di aspettare, vedere come andavano i processi e soprattutto se Di Iorio fosse stato liberato». Circostanza che, fortunatamente, non si è verificata. 

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