Addio Posillipo, paradiso perduto

Cemento, degrado e scarsa manutenzione: "Peggio dei Quartieri Spagnoli"
12 novembre 2011 - Carlo Franco
Fonte: Repubblica Napoli

TRAGEDIA SFIORATA Il pino secolare che ha colpito la Ford Fiesta in piazza Salvatore Di Giacomo L'ULTIMO posillipino, arroccato in via Belsito — una delle enclaves di un quartiere ostinatamente chiuso in se stesso e addirittura geloso della sua "diversità" come accade agli abitanti del Casale—tenta una difesa disperata, ma è costretto ad ammettere che il mito di Posillipo cantato dai poeti e da una Scuola di pittori e scultori, è sprofondato in una delle tante buche della strada. O, peggio ancora, è stato schiacciato da un pino fradicio di pioggia e non più sicuro per mancanza di manutenzione. Come è accaduto l'altra mattina in piazza Salvatore Di Giacomo, quando un albero è piombato su un'auto in sosta.
CARLO KNIGHT  "Il degrado del quartiere è stato lento ma progressivo come un veleno bevuto a sorsi. L'immagine del villaggio, però, resiste al tempo e allo scadimento dell'ambiente" O FORSE quel mito è stato definitivamente macchiato dall'orrendo delitto della Gaiola — l'uccisione per una manciata di soldi dell'imprenditore Franco Ambrosio e di sua moglie Giovanna—o da episodi terrificanti come la morte di tre ragazzi precipitati con l'auto in via Petrarca.
Addio Posillipo, paradiso perduto. «Sì, è così», confessa Claudio Ripa, il pluricampione mondiale di pesca subacquea in apnea, uno dei custodi più fedeli di uno stile di vita che fino agli anni settanta non era riscontrabile in nessun'altra realtà napoletana. «I rapporti tra le persone, un tempo fittissimi, si sono diradati fino quasi a scomparire perché il cemento ha occupato ogni centimetro di spazio rivendendolo a peso d'oro. E perché l'invivibilità progressiva ha generato diffidenza. E voglia di rinchiudersi in se stessi. Avevamo tanti punti di aggregazione al Capo, a piazza San Luigi, a Riva Fiorita, a Donn'Anna, non ce n'è più nessuno. La sera filiamo a casa e non usciamo più, è la peggiore condanna per il posillipino abituato a vivere all'aperto, a contatto con il mare». Neanche la riapertura del cinema Posillipo, uno dei simboli dell'antico splendore, ha ridato fiato alla speranza. «È stata una delusione—geme l'insegnante Patrizia Furbatto, un'altra posillipina doc — perché il "nuovo" locale è poco cinema e molto altro. E, come se non bastasse è anche parecchio caro e non potrà mai ritornare a svolgere l'antico ruolo fondamentale di cinema di quartiere. Dove la genteveniva in vestaglia o, addirittura, in pantofole, tanto ci conoscevamo tutti». CLAUDIO RIPA  L'amaro commento del campione mondiale di pesca in apnea: "I posillipini sono gelosi della loro identità, ma abbiamo subito una aggressione senza precedenti"
L'architetto Massimo Pica Ciamarra dà spessore culturale allo sconforto collettivo. Ma il suo pessimismo non è cieco: «C'è sempre un rapporto di causa ed effetto tra società e spazio fisico. Posillipo non ha fatto eccezione: il degrado ha generato degrado. E l'isolamento, cioè il disinteresse per il collettivo, al quale il quartiere si è condannato, ha fatto il resto. Un esempio tra i tanti: il gazebo di Parco Ruffo con le «sentinelle» implacabili con gli estranei. Èvero, si è toccato il fondo ma proprio per questo mi va di essere ottimista: ora Posillipo risorgerà».
Il pendolo oscilla tra i due estremi, ma al centro domina la precarietà. Il quartiere della borghesia che non tollerava il paragone coni rampanti del Vomero, viene addirittura definito di serie da Ettore Chiosi, il presidente della municipalità. «Ha gli stessi problemi dei Quartieri Spagnoli, né più né meno. La manutenzione è scomparsa e l'Asia ha sentenziato che quattro operatori ecologici bastano per una comunità di 22 mila abitanti. Noi facciamo quel che possiamo, rattoppiamo PICA CIAMARRA  L'architetto è il meno pessimista "Dopo aver toccato il fondo il quartiere migliorerà. A condannarci è stata la ricerca dell'isolamento" qua e là, ma ormai sprofonda tutto». E le "pezze", cioè i soldi, sono ormai un miraggio. Posillipo addio, dunque? No, nonostante tutto lo scrittore Carlo Knight si sforza di pensarepositivo. «Ilcarattere del villaggio ha resistito al degrado anche se riconosco che il quartiere è stato costretto a subire un imbarbarimento lento ma progressivo, un veleno che abbiamo dovuto bere a sorsi. Nell'immaginario di una Napoli che non c'è più, Posillipo è ancora la strada delle ville e delle dimore prestigiose. È un errore grave, via Posillipo è una squallida arteria a scorrimento veloce e le dimore prestigiose hanno quasi tutte cambiato i proprietari. Che sono di tutt'altra qualità rispetto ai vecchi».
Lei, però, non ha alcuna voglia di cambiare aria: «Per carità, vedere il sole che sorge alle spalle del Vesuvio e, quando capita, il mare in tempesta è un piacere dell'anima».

Powered by PhPeace 2.6.4