Sequestrati 100mila euro a un sindacalista, s'indaga sui rapporti con l'ex ad. L'ipotesi: riciclaggio

«Enerambiente, tangente per fermare gli scioperi»

Il sistema Fatturazioni gonfiate e denaro transitato sul conto di una parente dell'indagato
8 novembre 2011 - Leandro Del Gaudio
Fonte: Il Mattino

Soldi in cambio di pace sociale, centomila euro dietro una garanzia: la gestione della «piazza», di quella polveriera di tensioni sempre pronte ad esplodere quando in campo scendono frange di precari e di lavoratori a tempo. Rifiuti, appalti per la raccolta della spazzatura e compromessi: spunta anche questo dall'inchiesta condotta sulla (passata) gestione di Asia. Pochi giorni fa, la Procura ha chiesto e ottenuto il sequestro di centomila euro da conti correnti riconducibili a un sindacalista di una lista autonoma. Tecnicamente si tratta di un «sequestro per equivalente» firmato dal gip Isabella la-selli, al termine delle indagini condotte dal procuratore aggiunto Gianni Melillo e dal pm Ida Teresi. Riciclaggio, l'ipotesi investigativa di fondo, ma lo scenario è abbastanza complesso. Centrali i rapporti tra il sindacalista e un altro protagonista delle inchieste napoletane sulla galassia rifiuti: si chiama Giovanni Faggiano ed è l'ex «ad» di Enerambiente, ditta per anni forniti( ce omitrice di servizi di Asia ,municipalizzata controllata da Palazzo San Giacomo), colto a dare soldi al sindacalista. Ci sono telefonate, fatturazioni ritenute sospette, strani movimenti di quattrini. In tutto sono centomila euro, soldi che avrebbero fatto un giro tutto da ricostruire: sottratti alle casse di Enerambiente (in questa ipotesi Faggiano è indagato per appropriazione indebita), i soldi sarebbero finiti al dirigente di un organo sindacale, attraverso un doppio canale finito al centro delle indagini. Sotto i riflettori, un sistema di fatturazioni ritenuto gonfiato, ma anche il conto corrente di un familiare del dirigente sindacale considerato terminale di depositi sospetti. Tante facce, una sola inchiesta. Al lavoro Digos e Guardia di Finanza, dieci annidi raccolta dei rifiuti solidi urbani passati al setaccio. Ipotesi di estorsione, di corruzione, assunzioni pilotate in cambio di soldi e denaro. Un «sistema», a leggere gli atti di un'indagine che ha macinato arresti, sequestri, perquisizioni mirate. Poche pagine quelle firmate dal gip Iaselli, che sembrano fotografare in modo emblematico la storia dei rapporti di subappalto tra pubblico e privato negli anni della grande emergenza. Lui, il sindacalista finito sotto inchiesta, avrebbe assicurato la «governance» della piazza, avrebbe messo al servizio di un dirigente privato la forza di tenere a bada alcune sigle di precari. Un ruolo decisivo per poter gestire un settore cruciale come la raccolta dei rifiuti, in uno scenario sempre pronto ad esplodere. Basta poco a bloccare la raccolta, ad intasare un circuito delicato come la rimozione della spazzatura dalle strade. Polveriera Napoli, centinaia di lavoratori pronti a scendere in strada per chiedere la riconferma di contratti a tempo, per manifestare legittime forme di rivendicazione. Scenario ideale per chi sa giocare di sponda. E così sarebbe bastato poco al dirigente sindacale lavorare sotto traccia: da un lato mantenere calmo il proprio seguito, dall'altro accordarsi in modo clandestino. Soldi, due tranche nel mirino: ottantamila euro da giustificare tramite un giro di false fatturazioni, ma anche ventimila euro finite su un conto di un congiunto del sindacalista. Inchiesta in corso, qualche mese fa ci furono arresti di vertici della Davideco, altra azienda per anni legata alle commesse pubbliche sbloccate da Asia. Lavori, prestazioni d'opera, macchinari: un insieme di prestazioni 'estemalizzate» da Palazzo San Giacomo, in alcuni casi gestite da faccendieri e triangolatori senza scrupoli, pronti a fare la voce grossa, ad infiammare la piazza ma anche capaci di dichiarare pace sociale e tregue inaspettate. Quelle tregue garantite a suon di quattrini; almeno a leggere le carte dell'inchiesta Asia. d RIPRODUZIONE RISERVATA Rifiuti e mazzette I mezzi nel deposito Asia danneggiati dai teppisti: una inchiesta stabili che i raid erano stati capeggiati da alcuni rappresentanti sindacali

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