Lo scenario Dalla formazione professionale ai sussidi sospetti l'attenzione della Procura sulle frange dei violenti

Roghi e cassonetti in strada, riparte la strategia della tensione

Dopo la protesta ai Colli Aminei raid a piazza Amedeo alla stazione ferroviaria di Acerra
5 novembre 2011 - Giuseppe Crimaldi
Fonte: Il Mattino

Un'altra giornata di guerriglia metropolitana. Una nuova pagina nera è stata scritta ieri dalle frange violente dei disoccupati organizzati, sempre gli stessi, i soliti noti che continuano a utilizzare i raid, le minacce e il caos come strumento di rivendicazione rispetto a legittime aspettative come quella occupazionale. Ela cronaca di una giornata di tensioni e scontri, quella che siamo costretti a raccontare per l'ennesima volta. Un giorno iniziato male e finito peggio: con le manifestazioni violente scatenate dal manipolo dei duri e puri della galassia dei senzalavoro. La guerriglia inizia dopo le 18, con cassonetti di rifiuti rovesciati poco più in alto del Museo Nazionale, al corso Amedeo di Savoia. Fuggi fuggi generale dei passanti e traffico in tilt. Una protesta messa in scena solo poche ore dopo la violenta contestazione al sindaco Luig de Magistris da parte di un gruppo di precari del progetto occupazionale Bros. Beninteso: tra loro c'era anche qualcuno che chiedeva solo - e lo faceva in maniera pacifica - di potergli parlare; peccato che le persone perbene diventino invisibili quando a sopraffarle basta una decina di esagitati che travalicano ogni basilare regola di educazione. Ed ecco il tentativo, messo in atto dai facinorosi, di bloccare la partenza della macchina sulla quale viaggiava il sindaco. Il fatto è accaduto ai Colli Aminei. Ci sono stati attimi di tensione quando qualcuno ha anche iniziato a colpire l'auto con calci e pugni, e provvidenziale è stato l'intervento della polizia municipale. Da Napoli all'hinterland, quello di ieri è stato un giorno di fuoco sul fronte delle proteste in nome del lavoro che non c'è. Tensioni e disagi anche ad Acerra, dove un altro gruppo di disoccupati organizzati ha bloccato per alcune ore la stazione ferroviaria; anche qui si sono ripetute le solite scene di gratuita violenza, con il rovesciamento di cassonetti, ma qui in aggiunta si è pensato di dar fuoco anche ad alcuni pneumatici. I manifestanti chiedevano un tavolo interistituzionale per il lavoro. I fatti di ieri confluiranno inevitabilmente nel sempre più copioso dossier che compone il fascicolo d'inchiesta coordinato dal procuratore aggiunto di Napoli Giovanni Melillo. Dieci le persone che sono state denunciate in stato di libertà dalla Digos per manifestazione non autorizzata, violenza privata aggravata, danneggiamento aggravato, oltraggio a pubblico ufficiale. La Digos guidata dal primo dirigente Filippo Bonfiglio ha ben presente il quadro e gli scenari attuali, ma soprattutto conosce i veri agitatori che animano la scellerata protesta di piazza, dosando abilmente il «touch and go» dei raid che si verificano con costante frequenza. Sul versante giudiziario, poi, sono molti i filoni che restano ancora aperti. Indagini delicate, che puntano a verificare eventuali presenze esterne all'ambiente della disoccupazione, che sarebbero capaci di pianificare una vera e propria strategia della tensione nella città di Napoli. Alcuni di questi filoni investigativi sembrano ormai vicini alla conclusione. E qui potrebbero arrivare anche clamorose sorprese. 

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