VICESINDACO TOMMASO SODANO: PER LA COPPA AMERICA A BAGNOLI NON POSSIAMO AVERE SORPRESE

«Bonifica, la Procura faccia presto»

«Abbiamo trovato una città in ginocchio, per anni non è stata governata. Facciamo una grande fatica a riorganizzare l'ordinario»
«Ci sono meccanismi che fanno schizzare il costo della gestione del ciclo dei rifiuti che mi insospettiscono. Non ho ancora le prove, altrimenti avrei denunciato»
«Il termovalorizzatore a Napoli Est è impensabile. Entro la fine dell'anno raccolta porta a porta per 325mi1a abitanti, in primavera per 500mila»
27 ottobre 2011 - Claudio Silvestri
Fonte: Roma

NAPOLI. E stato l'unico a fare vera opposizione a Bassolino nei suoi lunghi dieci anni da governatore. Nella sua attività parlamentare ha denunciato il marcio che c'era dietro l'emergenza rifiuti, un affare colossale dietro al quale si nasconde un pericoloso intreccio tra politica, camorra e imprese. Oggi Tommaso Sodano, vicesindaco, assessore ai Rifiuti e all'Ambiente nella giunta De Magistris affronta «la sfida più difficile», quella di risolvere, dopo annidi denunce, l'emergenza dell'immondizia senza gli strumenti straordinari del commissariamento, perché «è possibile fare cose normali». Anche se c'è da abbattere un sistema incancrenito che vive su sprechi e inefficienze: «Dobbiamo combattere contro boicottaggi continui, dobbiamo rompere un meccanismo consolidato».
Assessore, parla di boicottaggi. A cosa si riferisce? «Ci sono dei meccanismi che fanno schizzare il costo della gestione del ciclo dei rifiuti e che mi insospettiscono molto. Non ho ancora le prove, altrimenti sarei andato già in Procura».
Facciamo qualche esempio. «Se si blocca il carro ponte allo Stir di Caivano, i camion stanno otto ore in fila in attesa di scaricare. Noi paghiamo 5 milioni di straordinario all'anno ai dipendenti per le file agli Stir. Se non si sversa nelle discariche, i rifiuti restano in strada fuori dai cassonetti. Da 10 anni paghiamo 1,5 mihoni di euro all'anno per il noleggio dei bobcat per alzare quell'immondizia. È chiaro che se non ci sono i cumuli in strada salta questo meccanismo di spese folli. Ma per riattivarlo basta poco: un giorno di sciopero. In questo modo si fermano 26-28 automezzi carichi, sono 105 tonnellate in più di rifiuti».
Quando avremo una città pulita? «Quando ci sarà più differenziata, quando si raccoglieranno i cartoni, quando potremo spazzare le strade. Non c'è nulla da fare, la città sarà pulita quando sarà spazzata. Ma adesso non abbiamo spazzini. L'obiettivo è superare le criticità, fare di tutto per evitarle».
Quali sono gli ostacoli? «Soprattutto le carenze strutturali. Ad Agnano, ad esempio, abbiamo il 60% dei mezzi fermi perché guasti. Ci sono 5mila cassonetti mancanti: a San Pietro a Patiamo è difficile trovarne qualcuno. Mi rendo conto che dobbiamo agire con più veemenza sull'Asia. Abbiamo trovato una società che era vicina alla bancarotta. Il primo atto è stato quello della ricapitalizzazione. Ma c'è ancora molto da fare. Ci sono deficit strutturali gravissimi. È anche difficile trovare fornitori: la gara per l'acquisto di bidoncini è andata deserta perché l'azienda non è un buon pagatore».
Il sindaco ha fatto grandi annunci sulla differenziata, a che punto siamo? «A Scampia è partita per 8mila abitanti la settimana scorsa, poi toccherà a Posillipo e Quartieri Spagnoli. Entro la fine dell'anno con il porta a porta raggiungeremo 325mila abitanti e, grazie ad un impegno di ministero dell'Ambiente e Conai, arriveremo a 500mila entro la primavera del 2012».
Ma De Magistris ha parlato di raggiungere tutta la città entro l'anno. «Se si fossero sbloccati i fondi Fas e Por, 60 milioni di euro in tutto. Comunque raggiungeremo tutta la città certamente anche se non entro l'anno. Per ora stiamo pensando di utilizzare i mezzi delle isole ecologiche per le zone non raggiunte dal porta a porta. Tutte le Municipalità ci chiedono la raccolta porta a porta, ma non abbiamo mezzi. Bisogna pensare che alcune zone di Napoli, come i vicoli abbisognano di mezzi particolari, più piccoli. In alcuni edifici non c'è spazio per i bidoni».
Differenziare dovrebbe portare soldi. «Se si fa bene può farci risparmiare tantissimi soldi. Sia perla vendita del materiale (una tonnellata di plastica viene pagata 300 euro, una di alluminio 400). Sia per il mancato conferimento in discarica che costa 130 euro a tonnellata. Basti pensare che paghiamo meno inviando l'immondizia con le navi all'estero».
In questo ciclo di rifiuti è previsto il termovalorizzatore? «Assolutamente no»
Ma per Napoli Est c'è un bando che scade a novembre. «Convinceremo la Regione a non insistere su Napoli Est. D'altra parte quello che si vuole costruire in quella zona è un impianto da 350mila tonnellate all'anno per 20 anni. Napoli ne produce 500mila e non tutte vanno in inceneritore, chiaramente. Ci ritroveremo, quindi, a bruciare immondizia che arriverà da altre città. Ma vela immaginate la fila di camion in via De Roberto? Sarebbe un colpo durissimo alla riqualificazione di quella zona della città, sulla quale insistono tantissimi progetti. Sono comunque certo che sarà difficile trovare imprese che vogliano investire soltanto 5-600mila euro per il progetto per un affare a rischio».
Se la Regione insiste? «Quello certamente non è il luogo adatto per il termovalorizzatore».
Ma c'è un piano approvato dall'Unione Europea. «L'Europa non ci dice di fare gli inceneritori, ma si preoccupa esclusivamente della salute e dell'incolumità della gente. Dicono che è necessario che ci sia un ciclo dei rifiuti che comprenda il recupero energetico. E per questo non c'è solo il termovalorizzatore (penso alla gestione anaerobica dell'umido, ma anche ad investimenti su impianti di selezione della differenziata). Oggi, ad esempio, mandiamo in discarica il 70% dei rifiuti, e il restante 30% ad Acerra. Con una differenziata più spinta, il materiale in discarica scenderebbe al 20%. Poi vorrei sfatare un altro mito. L'inceneritore di Acerra attualmente brucia il 30% dei nostri rifiuti che è al di sopra della media europea, che è del 20%».
Resta il problema gravissimo delle ecoballe che nessuno vuole. «Sono 6 milioni per 7,5 tonnellate. Per costruire un inceneritore dedicato ci vorrebbero tre anni e altri 30 per smaltirle. Per me se ne dovrebbe occupare chi quelle ecoballe le ha prodotte e cioè l'Impregilo. Comunque bisogna trovare una soluzione. lo ho proposto di tombarle. Ma si potrebbe anche fare uno studio, chiamando i maggiori esperti del mondo, che ci possano dire quale sia il modo migliore per eliminarle».
Sono anni che c'è un atteggiamento negativo nei confronti della città. «Io penso che l'entusiasmo della vittoria di De Magistris ha dimostrato una voglia di riscatto e cambiamento. Siamo convinti che questo farà cambiare atteggiamento nei confronti della città. Oggettivamente fino a qualche mese fa parlare di Napoli dava un senso di fastidio, a volte eccedendo, c'era una lettura sempre negativa. Questo ha influenzato le imprese e lo stesso governo centrale. Quando abbiamo detto che la Coppa America doveva essere uno strumento e non il fine, intendevamo che questo evento dovrà diventare, come sta diventando, un volano per crescere».
La Coppa America rilancia il tema del mancato recupero di Bagnoli. «Proprio grazie a questo evento in poche settimane siamo riusciti a fare cose che non si sono fatte per anni. La Regione ha sbloccato i fondi perla strada d'accesso al pontile, senza la quale non si possono inaugurare opere già finite, come il Turtle Point che adesso è dislocato in un prefabbricato, il Parco dello Sport, la Porta del Parco, l'Auditorium, un maxiparcheggio. Opere non ancora collaudate dalle imprese che attendono lo sblocco dei pagamenti».
Di chi è stato il merito dell'aggiudicazione della Coppa America? «La Coppa America nasce prima di noi, ma indubbiamente l'accelerata finale è stata merito della nostra amministrazione. La collaborazione tra le istituzioni, del resto, è fondamentale per tutti. Fuori dall'Italia si parla di Napoli, non certo della Campania. Ma se va bene Napoli, va bene la Campania. E ci saranno eventi correlati alla regata che faranno parlare della città nel mondo»_
Ma Bagnoli è molto di più, c'è una bonifica ancora da completare. «Ci auguriamo che con l'attenzione su Bagnoli si possa portare a termine la bonifica e i due parchi: il parco attrezzato e gli 80 ettari del parco urbano. Con la vendita dei suoli di Bagnoli, riusciremo subito a far partire i lavori»_
Ma sull'America's cup incombe un'inchiesta della Procura sulla bonifica. C'è una perizia, chiesta dal pm Stefania Buda, che dice che la colmata è altamente pericolosa per gli stessi abitanti della zona. «C "è una relazione dell'Istituto superiore di sanità, arrivata sulla mia scrivania il 13 ottobre, che dice che non c'è alcun rischio. L'analisi è stata fatta proprio per verificare il rischio legato all'evento della Coppa Amen,
Ma perché la colmata non si rimuove? «Sono 20 anni che si parla di questa storia. Nel 2003 un accordo di programma prevedeva la rimozione della colmata e la bonifica dei fondali. Poi i fondi si sono ridotti e nel 2006, io ero in Senato, fu tutto confermato. Ancora nel 2008 le risorse vengono in parte tagliate al punto che nel 2009, con un nuovo accordo di programma, visto che le aree inquinate sono quelle a monte della colmata (i suoli dell'ex cementir e dell'ex eternit), si decide di isolare la colmata e bonificare prima i fondali».
Quindi la Coppa America non fermerà la rimozione della colmata. «Impossibile, visto che è ancora in corso la gara per la bonifica dei fondali. Il provveditorato delle opere pubbliche ci ha confermato che le regate non sono incompatibili con i tempi della gara. Insomma, prima del 2013 non partirà la bonifica che durerà 18 mesi. La colmata quindi potrà essere rimossa, se tutto va bene, nel 2015. Attualmente i fondi del ministero sono al lumicino, ci sono 400 milioni per tutto il Paese, solo a noi ne servono 100».
Resta il rischio che la Procura possa decidere di sequestrare l'area e impedire lo svolgimento della gara. «Io mi auguro che la Procura faccia in fretta e bene. Perché l'idea che ci sia un intoppo sempre quando sta per accadere un evento importante è drammatica. Già abbiamo rischiato di non ottenere la Coppa America per tutte le notizie negative che venivano pubblicate. Sulla colmata, che non è area del Comune ma del ministero, dal punto di vista tecnico è stato dato parere positivo da tutti gli enti che partecipano al tavolo».
La Coppa America quanto ci costa, quanto abbiamo pagato per il marchio? «Quattro milioni di euro, più altri 16 per le opere».
Non sono troppi, quando torneranno questi soldi? «Noi contiamo di ottenere effetti diretti e indiretti sulla nostra economia. Ma dobbiamo pensare anche che negli anni passati sono stati spesi milioni di curo per campagne inutili».
Quali sono i prossimi obiettivi? «Provare a rimettere in cammino una città che abbiamo trovato seduta, in ginocchio. La sensazione che ho avuto in questi primi quattro mesi e mezzo è che ci siamo ritrovati una città senza governo per anni. Faccio degli esempi. Se da 5 milioni che si spendevano per parchi e giardini, negli ultimi anni si è arrivati a non spendere niente è evidente che ti ritrovi parchi in condizioni disastrose. L'anno scorso per risparmiare 50mila euro si tagliò l'ultimo contratto per poter consegnare gli scarti delle potature. Adesso facciamo una fatica enorme solo per mettere in sesto l'ordinario. Penso alla frammentazione inutile dei compiti. Il parco macchine del Comune è enorme, ma disastrato per mancanza di interventi. Parchi e giardini: le municipalità taglia-no alberi fino a3 metri, dopo i tre metri ci deve pensare il Comune. Le aiuole sono della Municipalità che può tagliare l'erba, ma non ha competenza per spazzarla. Le erbacce sulle strade sono dell'Asia, quelle sui marciapiedi di NapoliServizi. Dobbiamo mettere un po' di ordine, c'è da lavorare».

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