Caso ecoballe un affare da 2,5 milioni per le piazzole

II fascicolo Dopo il racconto del pentito Spagnuolo verifiche sulla proprietà dei suoli
7 ottobre 2011 - d.d.c.
Fonte: Il Mattino

Due milioni e mezzo all'anno solo per «governare» le piazzole delle ecoballe. Li spende la Gisec, la società della Provincia di Caserta, che, in attesa della soluzione del conflitto giudiziario che la contrappone alla Fibe, non sa nemmeno a quanto ammontino i canoni di fitto da corrispondere ai circa cinquanta proprietari della città della monnezza di Villa Literno e a quelli di tutti gli altri siti. E, secondo i suoi amministratori, non ha neppure l'elenco dei proprietari. «Da noi è arrivato qualcuno che chiedeva il pagamento del canone - spiega ilpresidente della società della Provincia di Caserta, l'ex magistratoFelice Di Persia - ma, visto il contenzioso giudiziario in corso nonabbiamo sborsato un euro e non abbiamo verificato i costi visto che siamoconvinti che non tocchi a noi pagare». E, ovviamente, nemmeno un euro è stato accantonato in bilancio in vista di un eventuale necessità di pagamento. Una vicenda contorta, quella delle piazzole perle ecoballe. I contratti per la cessione dei suoli furono stipulati da Fibe nei primi anni del 2000, poi una volta che la società uscì di scena nel 2005, tutto passò al commissariato di governo. Nel 2009, andando via, la Protezione Civile cedette gli incartamenti alle cinque province campane. Gli amministratori casertani ricorsero alla magistratura. Ora la Ue sottolinea che le informazioni fornite dagli amministratori campani sulla vigilanza e il monito-raggio ambientale non sono sufficientemente dettagliate da concludere che «tutti i siti distoccaggio siano concretamente gestiti in modo tale da non mettere a repentaglio la salute umana ,e l'ambiente». Una situazione inquietante, anche alla luce delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Oreste Spagnuolo che ha spiegato: «Quei suoli appartengono a Michele Zagaria». E già l'onorevole Paolo Russo ha sottolineato: «Quanto riportato dalla stampa sulle rivelazioni di un pentito di camorra conferma una tesi già evidenziata in passato dalla commissione d'inchiesta sulle ecomafie che nella relazione finale sulla Campania, licenziata nel 2006, in un apposito capitolo dedicato allo sfruttamento del territorio da parte delle organizzazioni criminali, denunciava la capacità dei clan di individuare ed acquisire, le aree da destinare a discaricai». L'onorevole Russo propone alla commissione eco-mafie, di cui è stato presidente e di cui fa tuttora parte, di ascoltare «le società che si occupano di pagare il ricorrente costo delle balle depositate ma anche eventuali collaboratori di giustizia ed i magistrati titolari delle indagini».

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