La Procura Per l'accusa gli indagati non presero precauzioni adeguate per evitare danni alla salute

I pm: epidemia, processate Iervolino e Bassolino

Rifiuti, 20 richieste di rinvio a giudizio: c'è anche l'ex prefetto Pansa. La difesa non ci fu diffusione di malattie
6 ottobre 2011 - Giuseppe Crimaldi
Fonte: Il Mattino

La crisi dei rifiuti si abbatte come una scure nella vicenda giudiziaria che vede coinvolti- tra gli altri - l'ex presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, l'ex sindaco di Napoli Rosa Russo lervolino e l'ex prefetto del capoluogo partenopeo Alessandro Pansa. Si chiude con una richiesta di rinvio a giudizio per venti persone la requisitoria del sostituto procuratore Francesco1Curcio, che ieri mattina davanti al gup, in udienza preliminare, ha chiesto il processo per tutti gli indagati accusati di epidemia colposa per una serie di presunte omissioni nell'affrontare la pesante crisi ambientale legata all'emergenza dei rifiuti del 2008. In realtà la richiesta era già stata avanzata nell'aprile scorso: ma ieri in aula la Procura la ha formalizzata. Da questo momento, dunque, gli indagati assumono lo status giuridico di imputati. Ma che cosa si contesta a Bassolino, Pansa, lervolino e agli altri imputati (tra loro anche alcuni sindaci e amministratori di Comuni limitrofi al capoluogo campano)? Per inquadrare tutto occorre fare un passo indietro e risalire ai giorni dell'emergenza ambientale di tre anni fa. Secondo l'accusa ci furono colpevoli omissioni nell'affrontare il dramma di quel periodo caratterizzato, a Napoli come in molti altri Comuni, da strade intasate da montagne di rifiuti maleodoranti e da situazioni al limite del sopportabile per la citatdinanza. Gli indagati Di qui, ragiona il pubblico ministero Curcio, la necessità di affrontare quel calvario che però - sempre secondo l'accusa - non trovò risposte da parte di trovò risposte da parte di chi, a cominciare dalle pubbliche amministrazioni e dalla Prefettura - avrebbe avuto invece il dovere di assumere provvedimenti tampone. E invece, è sempre il pm a parlare, non vi furono derattizzazioni, né interventi sanitari tesi a impedire la possibilità (fortunatamente poi non verificatasi) dell'insorgere di malattie infettive. Ma il fatto che non siano esplose epidemie non impedisce alla Procura di procedere con una richiesta di processo per tutti e venti gli indagati. Tra i provvedimenti auspicati e mai portati a compimento l'accusa ha fatto spesso riferimento a colate di calce su quei cumuli di spazzatura sotto le abitazioni e le scuole, ma anche alla mancanza - in alternativa - della sistemazione di transenne per evitare che la popolazione entrasse in contatto coni rifiuti che marcivano sotto il sole. Un duro atto di accusa, quello reiterato ieri quando la parola è passata al rappresentante della Procura della Repubblica per le sue conclusioni in aula. Indagine complessa e delicata, questa che culmina nella richiesta di rinvio a giudizio per tutti eventi gli imputati. Anche perché nelle sue indagini preliminari il pm giunge a chiedere un processo sulla base di un ragionamento preciso: e lo fa in base ad un ragionamento «comparativo» che si fonda sulla verifica dei farmaci venduti durante il picco dell'emergenza ambientale, comparando le vendite di Napoli con quelle di Salerno. E poiché a Napoli si registrarono molte più vendite di quante ve ne furono nell'altra città campana, di qui - argomenta l'accusa - si può ipotizzare che l'evento epidemia fosse un rischio più che reale. Rispetto alla fase delle indagini preliminari - che contava in tutto 36 indagati tra sindaci, commissari o amministratori coinvolti nella prima fase investigativa - oggi la Procura chiede insomma il processo a carico di venti persone. C'è una perizia collegiale al centro dell'inchiesta condotta dal pm, dal capo del pool mani pulite Francesco Greco e coordinata dallo stesso procuratore Giovandomenico Lepore. Epidemiologi, specialisti di malattie virali, che confermano un dato su tutti: il picco di malattie virali, ma anche di allergie o handicap respiratori, nel corso del momento più acuto dell'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. Netta e contrastante è la posizione delle difese. Toccherà nelle prossime udienze, tra gli altri, anche al difensore dell'ex sindaco lervolino e dell'exgovernatore Bassolino - l'avvocato Giuseppe Fusco - controbattere all'accusa. E sarà duello processuale, per-chè i difensori sostengono chè i difensori sostengono che - oltre a essere mancata l'epidemia - anche da parte del rappresentante del governo, Ferruccio Fazio, vi furono rassicurazioni sul fatto che a Napoli e in provincia non si verificò alcuna epidemia. E non è tutto. La difesa di Bassolino e della lervolino esibirà con ogni probabilità una precedente decisione del gup Buccino Grimaldi che, rispetto ad altra vicenda - quella legata ad un presunto rischio per la salute dei cittadini residenti a Pianura - lo stesso giudice rigettò una richiesta di rinvio a giudizio a carico degli imputati. In ultima analisi, sostiene la difesa dell'ex sindaco di Napoli e dell'ex presidente della Regione Campania, l'eventuale competenza ad assumere misure urgenti tese a scongiurare il diffondersi di malattie in quel periodo sarebbe spettata al Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti, e semmai all'Asìa.

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