Catone: la mia ricettaer salvare Napoli

La città non vuole le discariche a cielo aperto ma neppure il termovalorizzatore di Acerra. Ora è il tempo di scelte concrete e responsabili
4 ottobre 2011 - Vittorio Moccia
Fonte: La Discussione

Nel dibattito sulla questione dei rifiuti a Napoli è intervenuto il sottosegretario del ministero dell'Ambiente, Giampiero Catone, con una lettera pubblicata sul quotidiano "Terra" che qui è riportata integralmente.
L'emergenza dei rifiuti che sta mettendo in mora il nostro Paese, non solo rispetto alle prescrizione dell'Ue, ma anche all'opinione pubblica internazionale, non può, nè deve essere affrontata, come è avvenuto finora, con categorie ideologiche, da una parte, e con una confusione e un lassismo imperdonabili, dall'altra. La condizione di Napoli, penalizzata da questo intreccio perverso, spettro di uno scenario possibile, nel futuro, per altre importanti città del centro sud, non può più essere tollerata o giustificata, a meno che non si accetti l'aberrante principio di una sorta di minorità strutturale, quasi genetica, nel sapere affrontare scelte allo stesso modo di come si fa in tutte le altre grandi città del mondo civile. Credo di poter dire che non sia più accettabile anche invocare ad ogni piè sospinto le responsabilità dei governi centrali, di centro sinistra e di centro destra, che si sono succeduti per il lungo periodo di tempo che possiamo far datare dall'affossamento dell'iniziativa dell'allora presidente Rastrelli di avviare la costruzione di una rete di termovalorizzatori. La lettera di 18 pagine inviata dalle autorità europee al ministro Frattini fa giustizia di luoghi comuni, di velleità e di polemiche che si sono succedute anche in questi mesi. L'unico piano accettabile e possibile, i cui tempi di realizzazione sono stati praticamente bruciati nella palude vischiosa di pregiudiziali, veti ed inadempienze, resta non solo a mio giudizio, ma soprattutto a giudizio dell'Ue, quello della Regione, che prevede un sistema integrato basato su raccolta differenziata, discariche ed impianti di termovalorizzazione. Del resto — ed è intuibile - alle autorità europee, come ai cittadini di altre regioni italiane, appare incomprensibile che si proceda, con costi molto alti, al trasferimento all'estero o in altra parte del territorio nazionale di rifiuti, che saranno assoggettati allo steso trattamento, l'incenerimento e la produzione di energia, che non è pensabile siano invece demonizzati dalle autorità locali ove gli stessi rifiuti sono prodotti. Credo sia ben presente a tutti i protagonisti di questa penosa vicenda, che deturpa l'immagine di una città cosi ricca di attrattive di ogni tipo, che non c'è più tempo per ritardare o rinviare decisioni che, se non attuate, renderanno non solo non più fruibili i 145 milioni già stanziati dall'Ue, ma penalizzeranno le nostre finanze pubbliche, già in difficoltà, con una pesante multa. Non sono in discussione soluzioni assolutamente temporanee, comprese quelle più fantasiose, concepite per affrontare l'emergenza, ma sono inconcepibili ritardi, conflitti di competenze, omissioni, pregiudiziali ideologiche che impediscano di passare alla fase concreta di attuazione di scelte da tempo indicate. Rispetto a questa esigenza assoluta suonano deprimenti l'effetto puramente scenico di incontri fra protagonisti istituzionali a Roma e a Napoli, che continuano a lasciare impregiudicate le cose, e a diffondere così certezze e speranze che sono disattese metodicamente e a produrre di conseguenza una condizione diffusa di mortificazione civile. E' quindi incomprensibile il no del sindaco di Napoli alla costruzione di termovalorizzatori, pacificamente adottati in tutta Europa compresi gli stati e le città ritenute all'avanguardia nelle politiche ambientali, come è altrettanto oscura la renitenza a verificare contenuti delle ecoballe come ci chiedono le aziende svedesi che dovrebbero trattarle. Il governo — credo — potrà sostenere, in sede europea, le ragioni di una ulteriore pausa di tolleranza nella misura in cui la svolta sia visibile ed accettata. Occorre una svolta. Una svolta per la tutela dell'ambiente, la salute dei cittadini, il prestigio della città e dell'Italia, adottando intanto, con le procedure straordinarie necessarie, atti che consentano l'apertura delle discariche da tempo indicate. Non c'è più tempo per carinerie istituzionali, balletti di competenze e presunzioni di infallibilità.

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