Gli oppositori: «Esiste un altro luogo dove realizzare l'evento. Senza costi aggiuntivi. Il Comune ci ascolti»

Veleggiare tra i veleni

La Vuitton cup a Bagnoli, annuncia De Magistris. Ma le strutture per l'evento sorgeranno su una colmata fatta di scarti tossici. Gli ambientalisti si oppongono e chiedono una vera bonifica. E i pm di Napoli potrebbero sequestrare la zona. La prima vera grana del sindaco partenopeo
1 ottobre 2011 - Anna Fava
Fonte: Left

Estate 2011: il sogno di ospitare a Napoli alcune pre-regate della Vuitton Cup sembra sfumare. Ad averla vinta sul capoluogo campano è Venezia, che ospiterà le tappe italiane dell'evento velico. Ma il Comune di Napoli non si arrende e il 13 settembre 2011 una strana compagnia decolla, diretta verso l'Inghilterra, a bordo del veivolo della società sportiva Calcio Napoli. La squadra, in trasferta per affrontare il Manchester United in Champions League, stavolta ha due insoliti accompagnatori: il sindaco Luigi De Magistris e il suo vice Tommaso Sodano. Non è la passione calcistica a condurli in volo: il 14 settembre, durante i festeggiamenti per il sofferto pareggio degli "azzurri", il primo cittadino annuncia: anche la capitale partenopea ospiterà due tappe delle World Series dell'America's Cup. Mentre i giocatori partenopei sudano contro i campioni inglesi, la delegazione di De Magistris incontra a Plymouth il presidente dell'America's cup event authority, Richard Worth. E lo convince a firmare un accordo per realizzare a Napoli due delle tappe preliminari dell'evento sportivo che si terrà a San Francisco nel 2013. Oltre al Comune e alla Provincia, l'accordo coinvolge anche l'Unione industriale partenopea e la Bagnoli Futura spa, la società di trasformazione urbana del Comune. Il motivo è semplice: la scenografia scelta per le preregate sarà proprio il sito di Bagnoli, all'interno del golfo di Pozzuoli, dove alcune delle infrastrutture previste per l'evento, saranno realizzate utilizzando la "colmata , i circa 21 ettari lasciati in eredità ai napoletani dall'Italsider negli anni '60. Ma non tutti sono convinti che sia la scelta ideale. Una bella regata velica, proprio sopra un un cubo di cemento e scarti di altoforno grande 21 ettari, fonte di buona parte dell'inquinamen-to dei fondali marini e dello specchio di mare che bagna la città di Napoli. Stavolta De Magistris ha scelto di rischiare davvero.
La colmata dl Bagnoli va sequestrata, subito: è più che una richiesta. Intellettuali e ambientalisti della città di Napoli hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere «il sequestro penale della colmata quale corpo di reato responsabile dell'inquinamento del mare antistante la spiaggia». Un inquinamento che, oltre al divieto di balneazione, può procurare «pericoli alla pubblica incolumità». Sotto la colmata, denunciano gli ambientalisti, sono accumulati veleni che continuano ad inquinare il mare. Insomma, la regata velica si può fare dovunque, ma proprio a Bagnoli no. I firmatari (tra cui 'Assise di Napoli, l'Assise di Bagnoli, l'Associazione Salviamo Bagnoli e il Comitato giuridico di difesa ecologica), chedono che «in alternativa a Bagnoli, siano impiegati per l'evento preferibilmente il molo San Vincenzo e la darsena Acton oggi sottoutilizzati e disponibili per tutta la logistica». Secondo Edoardo Benassai, docente di Costruzioni Marittime dell'Università Federico II di Napoli, una delle prime firme del documento «Il molo San Vincenzo è una localizzazione migliore di Bagnoli per una regata velica. E senza costi aggiuntivi: basterebbe ripristinare la banchina». Il molo San Vincenzo, che si trova al centro del Golfo di Napoli, sarebbe più vicino alla zona in cui si svolgerà la regata. E premetterebbe all'intera città di assistere alla gara affacciandosi dall'anfiteatro naturale delle sue colline. Insomma gli oppositori alla regata di Bagnoli ci tengono a non passare come ambientalisti del no: ci auguriamo che Napoli ospiti questi eventi, ma non nell'area dell'ex Italsider. E soprattutto, non sulla colmata, una specie di spugna intrisa di veleni dai nomi terribili: idrocarburi poli-ciclici aromatici e policlorobifenili, agenti cancerogeni la cui presenza nei sedimenti marini supera di circa mille volte i limiti consentiti dalla legge.
Purtroppo non sono chiacchiere ma dati ufficiali elaborati nel 2005 dall'Icram, l'Istituto di ricerca del ministero dell'Ambiente. Poco dopo scatta il divieto di balneazione. E si crea una surreale scogliera artificiale per separare lo specchio d'acqua avvelenato dalla spiaggia. Teoricamente bonificata insieme a numerosi terreni compresi nell'ex area industriale. La bonifica, dei suoli era inizialmente di competenza della Bagnoli spa, la ex società dell'Iri che avrebbe dovuto ripristinare l'area, secondo la legge 582 del 1996. La legge, infatti, che imponeva la rimozione della colmata e la bonifica dell'area. Ma la Bagnoli spa riesce solo a bruciare «400 miliardi di lire per demolire alcuni capannoni e bonificare qualche ettaro», come spiega Gerardo Mazziotti nel libro Bagnoleide, Odissea di una trasformazione urbana (2010). Nel 2002 la Bagnoli Spa viene sostituita dalla partecipata del Comune, Bagnoli Futura. Ma anch'essa finisce per avere i conti in rosso: secondo i revisori contabili del Comune di Napoli la Bagnoli Futura spa ha accumulato circa 339 milioni di euro di debiti. Le bonifiche dell'area vengono assegnate alla società privata De Vizia Transfer. Ma sulla pulizia dei terreni inquinati la Procura di Napoli getta un ombra: l'ipotesi è che gli interventi siano stati svolti solo sulla carta, tanto da far ipotizzare il sequestro dell'area, dove dovrebbe svolgersi la Vuitton Cup. Secondo i pm l'inquinamento sarebbe ancora tùtto lì. Come la colmata e i suoi veleni. Un'eredità dell'acciaieria Italsider, realizzata nel 1962 per ampliare la produzione dell'industria in crisi, costruendo in uno dei mari più belli d'Italia una piattaforma di 21 ettari. Nel 1993, dopo trent'anni di agonia, i grandi altoforni vengono spenti. Chiude il sito industriale nato all'inizio del '900, sede di alcune tra le industrie più inquinanti del Paese come l'Ilva, l'Italsider, l'Eternit e la Cementir. Diecimila caschi gialli restano senza lavoro. E una città portuale da un milione di abitanti ancora senza il suo mare.
Oggi Bagnoli è una terra avvelenata da amianto e altri mali, tanto da essere inserita nel 2002 tra i "Siti di interesse nazionale" per le bonifiche. Da allora si sono susseguiti progetti di bonifica, accordi di programma e bandi di gara: l'ultimo risale al 2009, redatto dal ministero delle Infrastrutture e dal Provveditorato per le opere pubbliche. L'oggetto è la bonifica dell'area a mare, di competenza ministeriale, per un importo complessivo di circa 100 milioni di euro. Il bando sarebbe dovuto scadere nel 2010 ma un contenzioso tra alcune società escluse dall'appalto ha fatto arenare il procedimento che forse raggiungerà un termine alla fine di questo mese. Nel bando è prevista solo la bonifica dei fondali: per il momento la colmata resta li. Non ci sono i soldi, fanno sapere dal Commissariato di governo per la bonifica in Campania. Intanto il mostro di cemento, dichiarato illegale dalla legge 582 del 1996 e fonte dell'inquinamento marino secondo numerosi studi scientifici, secondo il Comune dovrebbe essere utilizzato per ospitare le infrastrutture necessarie alla Vuitton Cup: hangar, event village, area vip, parcheggi e una tribuna da mille spettatori. La colmata, ha affermato il vice sindaco Tommaso Sodano, andrà messa in sicurezza con un tappeto di cemento e le opere necessarie per l'evento velico saranno realizzate nei prossimi mesi. Ma il ripristino del paesaggio e della legalità, invece, sono rimandati a data da destinarsi.

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