La Procura invia gli avvisi di chiusura dell'inchiesta

Colpita. la guerriglia di Terzigno trentuno indagati verso il processo

I magistrati formalizzano in tribunale le 20 richieste di rinvio a giudizio per epidemia colposa già note dall'8 aprile: fra i destinatari Bassolino, Iervolino e Pansa
6 ottobre 2011 - Conchita Sannino
Fonte: Repubblica Napoli

TORRE ANNUNZIATA—C'è chi «dà la caccia ai poliziotti». Chi si occupa di «raccogliere i manganelli» sottratti alle forze dell'ordine. Chi prende in deposito «le chiavi dei camion». E anche chi ironizza al telefono: «Stanotte è arrivato un camion... eh, ma si è auto-combusto». Sarcasmo di battaglia per dire che giustizia era stata fatta e qualcuno aveva appiccato il fuoco a quel carico di immondizia proveniente da Napoli: indesiderato. Eccola, la guerriglia di Terzigno vista un anno dopo.
La racconta l'inchiesta che ormai si avvia a processo, grazie al lavoro di polizia e carabinieri con la Procura di Torre Annunziata. D procuratore aggiunto Raffaele Marino ha inviato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari: si va verso il rinvio a giudizio per 31 indagati. Le ipotesi: dalla minaccia e resistenza a pubblico ufficiale alle lesioni e alle occupazioni. Una "rivolta" figlia non solo di discutibili scelte, ma soprattutto di annunci contrastanti. Prima la Provincia assicurò che Cava Sari, a Terzigno, non sarebbe stata duplicata da un'altra discarica gemella come prevedeva la legge; poi il governatore Caldoro annunciò che l'emergenza imponeva quell'apertura, subito smentito da Berlusconi. E solo dopo la violenza, l'accordo.
Trentuno nomi che corrispondono alle diverse facce di quella rivolta, alle voci di un malessere che— dopo le civilie appassionate proteste—sfociò in danneggiamenti, devastazioni, aggressioni agli autisti e ai poliziotti, interruzione di strade e trasporti. E in quella rabbia c'erano i volti di una diffusa società civile. Volti di attivisti, legati ai centri sociali, come Vincenzo Iandolo, 38 anni, di Boscotrecase, come Luigi Casciello, Virginia Casillo o Mauro Brancaccio; e anche di prof universitari, come Angelo Mario Genovese, 53 anni, di Boscoreale; e  poi di casalinghe, operai, studenti e anche anarchici in trasferta. Voci comunque lontane, in questa istruttoria, da disegni criminali o finalità eversive. Anche se gli episodi più gravi e pericolosi, come il ritrovamento di una batteria di molotov e di altre armi, insieme con alcune vandalizzazioni di mezzi dell'Asia, restano, per ora, azioni impunite. Tuttora a carico di ignoti. Trentuno indagati. Tutti calati in quell'autunno di lotta. Si va dal 20 settembre fino alla vigilia del Natale 2010. Almeno una cinquantina gli episodi si dipanano attraverso la corposa documentazione prodotta su quelle notti e quei giorni di corpo a corpo tra forze dell'ordine e "ribelli". Li descrivono i dossier della Digos, guidata dal vice-questore Filippo Bonfiglio, le relazioni del commissariato di Torre Annunziata e del vicequestore Alberto Francini, il primo dirigente che per quasi cento giorni coordinò i servizi di ordine pubblico, con l'impiego—durante quei mesi—di migliaia di uomini in tenuta antisommossa. Uno scenario cui si è aggiunto il lavoro d'intelligence dei carabinieri del nucleo informativo del Comando provinciale di Napoli.
Il 23 e 24 novembre 2010, ad esempio, più conversazioni tra Casciello a Iandolo segnano il clima di quelle ore. L'uno si lamenta con l'altro: «Io ho dato la caccia ai poliziotti infiltrati, e tu che fai...?»: L'altro si giustifica, era impegnato in altro servizio. Lo stesso Casciello mentre discorre, in ambientale, con un altro.
Un altro dialogo, tra Luigi Casciello e un altro compagno di lotta, segnala la divisione dei compiti. Uno deve «ricevere i manganelli» sottratti alle forze dell'ordine. L'altro ha un appuntamento, a lui devono portare «le chiavi dei camion» che incendiano. E ogni sera, o ad ogni arrivo di camion, si dicono: «Messo vengono le guardie, dobbiamo fare a mazzate». Ancora Iandolo, che si occupa anche dell'assistenza legale di alcune persone arrestate durante gli scontri, è una figura di riferimento per chiunque voglia rendersi utile nella battaglia. C'è chi scherza al telefono, con lui: «E arrivato un camion. Si è autocombusto... «. Poi la risata.
Uno scenario che, un anno dopo, paradossalmente unisce la politica. Dall'opposizione in Regione si leva infatti l'invito provocatorio del consigliere regionale Corrado Gabriele: «Voglio essere indagato anche io, perché pur non essendo presente ho condiviso in pieno le motivazioni che hanno portato tanta gente in piazza nel 2010 a Terzigno contro l'apertura della discarica di Cava Sari». E dalla Provincia è lo stesso presidente Luigi Cesaro del Pdl a sostenere ex-post quella rabbia, cavandosela con un ecumenico bilancio, forse ad assolvere proprio il pasticcio che i Palazzi della politica, dal governo in giù, avevano realizzato su Terzigno. Dice Cesaro: «Ricordo bene lo stato d'animo di tutti in quei giorni drammatici. Ognuno aveva ragione e ognuno torto nello stesso momento. Ma l'esperienza ci è servita. Anzi, prendendo proprio spunto da quanto fu deciso allora perla zona rossa, abbiamo impostato una linea di condotta e di programmazione che ha tenuto maggiormente conto delle realtà locali».
Intanto, su un'altra precedente crisi nera dei rifiuti, continua il processo contro sindaci e commissari prefettizi. Il pm Francesco Curcio ha forma -iizzato ieri, in udienza, la decisione già nota dallo scorso 8 aprile: le 20 richieste di rinvio a giudizio per primi cittadini e pubblici funzionari, per il reato di epidemia colposa. Tra loro ci sono l'ex prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, l'ex governatore Antonio Bassolino e l'ex sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino.

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