Isola galleggiante per smaltire i rifiuti Ecco il progetto

Fincantieri, due mini-termovalorizzatori produrranno energia in aree portuali dismesse
27 settembre 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Produrre combustibile da rifiuti e bruciarlo a bordo di chiatte: si chiama «Plasmare» il progetto è stato presentato ieri dai dirigenti di Fincantieri ed è stato accolto con favore da Regione, Provincia e Comune. E questo anche se l'eventuale realizzazione del ciclo completo sarebbe tutt'altro che immediato e riguarderebbe solo una parte delle settemila tonnellate di spazzatura prodotta ogni giorno a Napoli. La lavorazione di rifiuti, nel piano di Fincantieri, avverrebbe a bordo di chiatte. Nella prima verrebbe prodotto il cosiddetto Cdr, il combustibile derivato dai rifiuti, quello che doveva essere prodotto dai sette impianti realizzati dieci anni fa in Campania da Impregilo. In realtà la frazione secca che usciva dai capannoni non ha mai raggiunto le caratteristiche previste e i Cdr sono stati declassati a stir (impianti di tritovagliatura). Adesso lo stesso materiale dovrebbe essere prodotto in mare. Secondo l'amministratore delegato di Fimeccanica, Giuseppe Bono, la chiatta potrebbe essere varata da subito. L'investimento complessivo è di 160 milioni di euro, di cui 60 per il primo impianto mobile che avrebbe un minimo di 20 anni di vita utile e tratterebbe 130.000 tonnellate di rifiuti l'anno, producendo 65.000 tonnellate di cdr l'anno ad un costo di 150 euro a tonnellata. Attualmente a Napoli se ne pagano più o meno 40. Il Cdr andrebbe poi bruciato e perciò in futuro una seconda chiatta, ancora in fase sperimentale, trasformerebbe il prodotto del cdr in energia attraverso un processo di gassificazione con la tecnologia al plasma. L'idea, spiegano i tecnici di Finmeccanica, eviterebbe anche i problemi relativi alle proteste delle popolazioni vicine ad eventuali impianti, visto che il cdr sarebbe in mare aperto. «Il progetto - ha spiegato Bono - prevede una linea di produttività molto importante peri cantieri navali come pure perla collettività, facendo risparmiare soldi agli enti locali su un problema difficile come Quello dello smaltimento dei rifiuti». Secondo Fincantieri, il progetto, contribuendo in maniera eco-compatibile alla soluzione del problema dei rifiuti, offrirebbe evidenti vantaggi: emissioni inquinanti solide e gassose prossime allo zero, tempi di realizzazione brevi, costi di realizzazione ed operativi contenuti e certi, limitato impatto sul territorio grazie alla possibilità di localizzare gli impianti in opportune aree portuali di-smesse o abbandonate. Inoltre ci sarebbe una positiva ricaduta sull'occupazione. Sulla presentazione di «Plasmare» è intervenuto anche il governatore Stefano Caldoro che spiega: «Il progetto è stato esaminato a fondo dall'amministrazione regionale e inserito nel piano regionale dei rifiuti». Per il presidente della Regione l'idea degli impianti in mare è un «piccolo ma significativo tassello che contribuisce a risolvere il problema dei rifiuti». «Si tratta - ha detto Caldoro - di un'altra risposta della regione che fornisce strumenti per la questione rifiuti». E il presidente della Provincia Luigi Cesaro sottolinea: «Ritengo quanto mai interessante quanto contenuto nel progetto Plasmare, che i tecnici della Provincia e della Sapna ben conoscono. Se poi tale iniziativa contribuisce anche a dare risposte e ricadute positive a una realtà quanto mai importante quale quella della Fincantieri di Castellammare, allora è evidente che l'attenzione da parte di tutte le istituzioni interessate sarà al quadrato». Secondo l'assessore del Comune di Napoli Marco Esposito si tratta di un «progetto interessante perché mette una pietra tombale sui termovalorizzatori e perché guarda all'occupazione dei cantieri di Castellammare a cui teniamo molto. È evidente dai dati presentati che servono soluzioni diverse rispetto ai termovalorizzatori e questa, insieme ad una forte differenziata, può esserlo, sia da un punto di vista economico che ambientale». Ma il governatore ha già ribadito che le torce al plasma che dovrebbero essere sistemate sulle chiatte non sarebbero alternative al termovalorizzatore di Napoli est.

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