Bagnoli, la storia infinita

Bonifica, appello al Comune: Ora tempi certi

In venti anni di ritardi e sprechi si sono perse molte occasioni per rilanciare lo sviluppo economico del sito flegreo. E mancata una reale conoscenza del territorio da cui partire per iniziare a parlare di riqualificazione e riorganizzazione. Per questo gli ambientalisti insieme con i medici, i ricercatori e il mondo imprenditoriale scendono in campo e chiedono alle istituzioni di awiare un rapido programma di risanamento
24 settembre 2011 - Silvia Miller
Fonte: Il Denaro

SILVIA MILLER Controllo del settore dell'edilizia ed interessi sulla bonifica di Bagnoli. È di ieri l'ultima operazione della Procura di Napoli, che ha portato all'arresto di alcuni personaggi legati al clan camorristico dei D'Ausilio. Ventidue le persone arrestate, tra cui Armando Esposito, accusato di essere un prestanome del clan, titolare di quote (circa il 20 per cento), della discoteca Arenile di Bagnoli, tra i principali punti di ritrovo sorti in zona. Le sue quote sono state sequestrate. Due anni fa, quando fu arrestato il capoclan Domenico D'Ausilio, in casa sua furono trovati alcuni pizzini con i nomi di aziende interessate agli appalti di Bagnolifutura, la società pubblica che sta lavorando alla bonifica e allo sviluppo dell'area ex industriale. Secondo gli investigatori il clan stava compiendo un monitoraggio per prepararsi poi a tentare di entrare negli appalti. E sempre sulla storia infinita della bonifica è stato presentato un nuovo esposto alla Procura di Napoli, dalle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia, dal Comitato giuridico di difesa ecologica, dall'Associazione internazionale medici per l'Ambiente, dall'associazione "Salviamo Bagnoli" e dall'"Assise di Bagnoli". Chiedono che venga sequestrata la colmata di Bagnoli, "in quanto corpo di reato". Come ribadito da Gerardo Mazziotti, presidente dell'associazione "Salviamo Bagnoli", la permanenza della colmata viola la legge ed è causa dell'inquinamento delle acque, dei sedimenti marini e dell'intera linea di costa. Per Mazziotti e per gli ambientalisti, la Coppa America non è la soluzione per affrontare il problema Bagnoli. Non è con una colata di cemento - dicono - che si risolve l'inquinamento. Nella denuncia alla Procura, infatti, le associazioni ribadiscono "la loro opposizione alla scelta di Bagnoli come sede della Vuitton Cup ed auspicano che vengano destinati alle regate veliche il molo San Vincenzo, dotato di eliporto e principale diga foranea del porto, e la darsena Acton, oggi sottoutilizzati". A firmare la denuncia sono stati Edoardo Benassai, Giacomo Buonomo, Nicola Capone, Giuseppe Comella, Maria Lidia De Luca, Francesco De Notaris, Giovan Battista de Medici, Angerio Filangieri, Francesco Iannello, Aldo Loris Rossi, Antonio Marfella, Gerardo Marotta, Gerardo Mazziotti, Giulio Pane e Raffaele Raimondi. Sul sito di Bagnoli, del resto, pende una richiesta di sequestro penale formulata dalla Procura di Napoli. Ad indagare è il pm Stefania Buda, insieme con i *** colleghi Federico Bisceglie e Maurizio De Mauro. Tredici le persone finite nell'inchiesta, tra cui dirigenti di Arpac, Provincia e Comune di Napoli, Bagnolifutura e Ministero dell'Ambiente. Le accuse vanno dal disastro ambientale alla truffa aggravata al falso in atto pubblico. Secondo la procura nonostante i milioni di euro versati, la bonifica dei suoli non è mai stata realizzata, al punto che resta un livello di inquinamento altissimo. Lo dicono gli accertamenti svolti da Benedetto De Vivo, ordinario di Geochimica ambientale presso l'Università di Napoli Federico II. "Dai dati emerge una situazione drammatica. Le sostanze altamente nocive presenti nei suoli e sul fondale della colmata sono ben oltre i limiti di legge". Gli studi e le continue ricerche, pubblicati sul Bollettino delle Assise, a proposito del porto canale, dei venti e delle correnti marine, mettono in rilievo la priorità da dare alle procedure di disinquinamento dell'area di Bagnoli, pur non avendo sino ad oggi ricevuto alcuna confutazione sul piano scientifico. Dati confermati da Antonio Martella, oncologo e tossicologo presso l'Istituto Nazionale dei Tumori Pascale di Napoli, membro dell'associazione "Medici per l'ambiente". Da medico e soprattutto da oncologo, Mar-fella pone l'attenzione anche su un altro aspetto. "Napoli è una delle città italiane con la maggiore incidenza di tumon polmonari. Eppure - dice - non esiste il registro tumorale regionale, fondamentale per studiare l'incidenza della malattia nelle aree ritenute più a rischio". Caricare l'America's Cup di troppe aspettative è sbagliato. Lo pensa Osvaldo Cammarota, presidente della CoopCasaBagnoli. Non è con una regata - sostiene - che si riqualifica Bagnoli. La Coppa America deve restare a Napoli, ma ci sono altri siti più idonei ad ospitarla. Nel quartiere flegreo è mancata una reale programmazione basata sulla conoscenza del territorio e delle sue dinamiche. Lo dimostra il fallimento del primo bando di gara risalente ad un anno fa, con cui Bagnolifutura ha messo in vendita i lotti da destinare sia ad alloggi che ad attività commerciali. Il Comune di Napoli ci riprova con un secondo bando, in scadenza per il 31 ottobre. Ma il rischio che anche questa gara vada deserta è molto alta. "Anche su questo secondo bando - dice Cammarota - gravano troppe incertezze sui tempi, sui costi, sulle autorizzazioni". Ambientalisti, medici, ricercatori ed esponenti del mondo imprenditoriali scendono in campo e chiedono alle istituzioni di dare avvio ad una politica seria di recupero di Bagnoli, che si ponga obiettivi certi e soprattutto abbia tempi ridotti. Una politica che parti dalla conoscenza del territorio e punti alla riqualificazione economica e sociale.

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