Bagnoli, la storia infinita

Veleni a mare, coro di no contro la colmata

Mentre Napoli si prepara ad ospitare due tappe preliminari della regata, c'è una parte della comunità scientifica che non è d'accordo con la scelta del litorale flegreo quale sede della competizione velica. Non perché non consideri l'evento sportivo un'occasione per la città, ma per l'inquinamento delle acque, che supera di un milione di volte il limite consentito. Dall'urbanista Gerardo Mazziotti un appello al procuratore Giandomenico Lepore: Un pool di pm che indaghi sul quartiere
22 settembre 2011 - Silvia Miller
Fonte: Il Denaro

Mentre Napoli festeggia la conquista di due tappe preliminari dell'America's Cup, (la prima nell'aprile del 2012, la seconda nel maggio del 2013), c'è una parte della comunità scientifica che non festeggia. E non perchè non consideri l'America's Cup un evento importante per la città. Si tratta indubbiamente del più famoso trofeo nello sport della vela, che richiama turisti da tutto il mondo. Ma Bagnoli - dicono - non è il luogo giusto.
I VELENI DEL MARE "Lasciamo che siano i dati a parlare". Antonio Marfella, oncologo e tossicologo presso l'Istituto Nazionale dei Tumori Pascale di Napoli, è membro dell'associazione "Medici per l'ambiente". Pochi giorni fa ha partecipato ad una conferenza stampa organizzata dai Verdi sul caso Bagnoli. E in questa occasione ha illustrato i dati di una ricerca scientifica condotta da Benedetto De Vivo, professore ordinario in Geochimica Ambientale presso l'Università di Napoli Federico II. "Dai dati emerge una situazione drammatica. Le sostanze altamente nocive presenti sul fondale della colmata sono ben oltre i limiti di legge. Basti pensare che gli idrocarburi policiclici (Ipa) sono 14mila volte sopra la norma, mentre i policiclici aromatici (Pcp) hanno raggiunto un livello di 1.474 volte superiore a quanto consentito". "Cosa significa questo? - continua - significa che chiunque entri a contatto con il mare di Bagnoli è a rischio". Per Marfella, quindi, la scelta di ambientare l'America's Cup nelle acque antistanti all'ex Ilva è sbagliata. "Prima che Luigi De Magistris diventasse sindaco di Napoli - dice - parlava di bomba ecologica a Bagnoli, oggi dopo aver ottenuto le due regate tace sulle reali condizioni ambientali . Per questo noi chiediamo il sequestro della colmata, con cui si vorrebbe procedere alla bonifica. Siamo felici della regata, ma è ridicolo farla mettendo una colata di cemento. La nostra preoccupazione è che per la fretta di preparami all'America's Cup venga cristallizzata una situazione di grave inquinamento che dura da 30 anni. Non si risolve mettendo tutto sotto il tap-peto".
EPIDEMIA IN ATTO Da medico e soprattutto da oncologo, Marfella pone l'attenzione anche su un altro aspetto. "Napoli è una delle città italiane con la maggiore incidenza di tumori polmonari. Eppure - dice - non esiste il registro tumorale regionale, fondamentale per studiare l'incidenza della malattia nelle aree ritenute più a rischio. Per la bonifica sono previsti investimenti non inferiori a 50 milioni di euro. È assurdo che non si attua il registro tumore regionale che ha il costo di 150 mila euro". I dati sono allarmanti. Marfella parla di un'epidemia in atto a Napoli causata dallo sversamento a mare degli scarti industriali del'Ilva. "Sono costretto a dire che il picco di tutte le patologie tumorali è previsto entro 10 anni. Ogni giorno registriamo a Napoli circa novi nuovi casi al giorno di tumori al polmone. Almeno tre sono di non fumatori. E un dato gravissimo che non affrontiamo". La conferma viene dall'autore della ricerca pubblicata sul Journal of Geochemical Exploration nel 2010, Benedetto De Vivo, docente di Geochimica ambientale della Federico II. "A mare - spiega - i dati sono stati raccolti nel 2005 dall'Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare). I sedimenti sono stati prelevati attraverso dei sondaggi a mare su richiesta del demanio marittimo. Li ho fatto elaborare. In sintesi c'è un inquinamento spaventoso con una concentrazione di oltre 2.500 idrocarburi, quando il limite è di 0,20, ovvero un milione e 250mi1a volte superiore. L'analisi di rischio avviene per contatto, sono a rischio i bagnanti, gli abitanti, chi passeggia sul pontile". De Vivo non vuole creare allarmismi inutili: "Di certo se fanno l'America's Cup nessuno morirà, questo è bene ribadirlo. E la lunga e continua esposizione che crea problemi. Mentre c'è il divieto per i bagnanti, non c'è il divieto per quelli che fanno la passeggiata sul pontile".
RITARDI E SPRECHI Del caso Bagnoli si occupa da anni Gerardo Mazziotti, architetto e presidente dell'associazione "Salviamo Bagnoli". Le sue denunce alla Procura di Napoli non si contano più, eppure poche hanno avuto un reale seguito. L'ultima risale a pochi giorni fa, quando ancora non era decisa l'assegnazione del-l'America's Cup a Bagnoli. In questa denuncia Mazziotti invita il procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore, e l'aggiunto della sezione reati ambientali, Aldo De Chiara, a muoversi su Bagnoli con la stessa sollecitazione avuta per l'inchiesta sui ricatti al premier Silvio Berlusconi. "La mia non vuole essere una polemica - sottolinea Mazziotti - ma trovo assurdo che ci si occupi così tanto della vicenda Tarantini e ci si infischia della sorte di centinaia di abitanti. Mi auguro che Lepore costituisca un pool che si dedichi solo a Bagnoli". Ma Mazziotti va oltre e dice: "Spero che l'America's Cup alla fine non si faccia. Lo abbiamo detto al sindaco De Magistris, che la scelta è sbagliata perchè il sito è ancora inquinato. E in atto un appalto che dobbiamo fermare perché il Provveditorato alle Opere pubbliche ha indetto una gara per la bonifica dei fondali marini senza la rimozione della colmata, che è una delle cause principali dell'inquinamento".

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