Bonifica fantasma: tredici indagati

Nonostante i milioni di euro investiti per il recupero dell'area, il livello di inquinamento e di veleni resta altissimo. Dirigenti di Arpac, Comune di Napoli, Provincia, Bagnolifutura e ministero dell'Ambiente sono coinvolti in un'inchiesta della Procura di Napoli con l'accusa di disastro ambientale e truffa. Nel mirino degli inquirenti anche la ditta appaltatrice dei lavori per traffico illecito di rifiuti tossici
20 settembre 2011 - Silvia Miller
Fonte: Il Denaro

Arpac, Comune di Napoli, Provincia, Bagnolifutura, Ministero dell'Ambiente. Sono gli organi istituzionali coinvolti nell'inchiesta che la Procura partenopea sta portando avanti da due anni su Bagnoli. Nuova e vecchia classe dirigente accusata di non aver mai eseguito i lavori di bonifica dell'ex area industriale, nonostante i milioni di euro investiti, e di essere responsabile del "disastro ambientale" che si sta consumando nel silenzio generale di tutti. Tredici in tutto gli indagati per una ventina di capi d'imputazione. Tra questi Gianfranco Mascalzini, ex dirigente generale del ministero dell'Ambiente, Rocco Papa, ex presidente di Bagnolifitura, Mario Hubler, attuale direttore generale di Bagnolifutura.
LE ACCUSE A condurre le indagini il pm della Procura di Napoli, Stefania Buda, coordinata dall'aggiunto Francesco Greco e dal procuratore capo Giandomenico Lepore. I fatti contestati risalgono al 2008-2009. Secondo l'accusa, dopo diversi anni dall'inizio della bonifica, non sarebbero stati ottenuti i risultati richiesti. Non solo: l'attuale livello di inquinamento di Bagnoli resta altissimo, sia a terra che a mare. Lì dove si vorrebbero costruire case, negozi e centri sportivi, permane una percentuale notevole di veleni, che la bonifica avrebbe dovuto eliminare. Lo dicono le consulenze e le analisi scientifiche fatte eseguire dagli inquirenti in questi anni. Ma lo dicono anche i dati raccolti dai medici sull'incidenza delle malattie tumorali nel quartiere flegreo: nove casi nuovi ogni giorno, di cui tre di non fumatori. L'inchiesta, stando a quanto riferiscono fonti accreditate, sarebbe ad un bivio e nelle prossime settimane si attende una svolta decisiva.
TRAFFICO DI RIFIUTI Ma oltre all'indagine sulla mancata bonifica, c'è una seconda inchiesta che riguarda sempre Bagnoli, questa volta condotta dalla sezione reati contro l'ambiente, coordinata dall'aggiunto Aldo De Chiara. Il pm titolare del fascicolo è Federico Bisceglie, esperto magistrato di reati ambientali. Bisceglie sta indagando su un presunto traffico di rifiuti illeciti in partenza da Bagnoli e di cui sarebbe responsabile la ditta affidataria dell'appalto della bonifica. Indagine recente, su cui c'è massimo riserbo ma anche massima attenzione proprio per la delicatezza della materia trattata e i soggetti istituzionali coinvolti. Inchiesta giudiziaria non nuova, visto che anche la Procura di Grossetto nel febbraio del 2009 ha puntato gli occhi sull'ex quartiere industriale per un traffico di rifiuti illeciti che partiva da Bagnoli per arrivare in Toscana. Le indagini hanno accertato che i rifiuti venivano solo parzialmente smaltiti in discariche, classificandoli sempre con codici non pericolosi, mentre la maggior parte venivano stoccati all'interno dello stabilimento, realizzando vere e proprie discariche abusive. Inoltre, gli stessi venivano miscelati tra di loro al fine di abbassarne i parametri di pericolosità. Attraverso campionamenti non rappresentativi, la compiacenza di intermediari e di siti di smaltimento, venivano inviati ad impianti non idonei a riceverli, sempre con lo scopo di risparmiare notevolmente sui costi di smaltimento finale.
SPESI 77 MILIONI Per la bonifica ed il recupero dell'area sono stati spesi ad oggi complessivamente 77 milioni e 243mi1a euro, circa il 30 per cento di una disponibilità totale pari a 259 milioni e 358mila euro. Nonostante questo - contesta la Procura - i lavori di bonifica dei suoli non sono stati completati, la balneabilità delle spiagge non è stata ancora ripristinata perché i fondali marini ed i litorali non sono ancora stati completamente bonificati a causa della colmata, fonte di continuo inquinamento, che non è stata rimossa.
IL PRECEDENTE Per l'inquinamento delle spiagge di Bagnoli c'è un'unica sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Napoli a maggio dell'anno scorso. Un annodi reclusione con pena sospesa per l'ex assessore comunale all'ambiente Casimiro Monti e Arcangelo Cesarano, al tempo subcommissario per le bonifiche. L'accusa è di omissione per quanto riguarda le concessioni demaniali delle spiagge di Bagnoli. Nel 2003 furono autorizzate le concessioni demaniali, due anni dopo l'Istituto del ministero dell'Ambiente, rese noti i risultati di una serie di analisi che evidenziarono sugli arenili a nord e a sud della colmata, la presenza di inquinanti che rendevano inaccessibile il litorale. Parliamo di piombo, zinco, rame. Cadde invece l'accusa di abuso d'ufficio per l'ex presidente dell'Autorità Portuale di Napoli Francesco Nerli e per l'ingegnere Gennaro Cuccaro, dirigente al ramo del Comune. *** L'ar Italsider di Bagnoli. Sopra, l'ingresso principale della Procura di Napoli

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