Spunta un documento che svela il controllo della famiglia Cigliano nella gestione dei posti di lavoro e dei subappalti nelle ditte che si occupavano della raccolta della spazzatura a Napoli

La cricca della monnezza tra assunzioni e tangenti

Gli appunti sotto accusa: «Questo l'ho fatto assumere nel pubblico e vale 5 voti»
10 agosto 2011 - Giorgio Mottola
Fonte: Terra

Un posto di lavoro poteva costare tra i cinque e i venti voti. Fino allo scorso anno esisteva un vero e proprio tariffario elettorale a Napoli. A dettare le condizioni per le assunzioni nelle società della raccolta rifiuti una piccola dinastia familiare, quella dei Cigliano, resa potente e intoccabile dall'emergenza campana. «Questo l'ho fatto assumere nel pubblico e vale cinque voti...questo l'ho piazzato nel privato ma ha comunque una famiglia numerosa». Sono gli appunti scritti a margine di un elenco, che contiene una ventina di nomi. Si tratta di operai impiegati in alcune ditte che lavorano in subappalto con l'Asia, la municipalizzata che in città ha in carico la raccolta dell'immondizia. A fianco a ciascun nominativo, c'è un numero. È la quantità di voti che si aspettano dagli impiegati i Cigliano. Il foglio risale al 2009 e sarebbe stato stilato in prossimità delle elezioni provinciali di quell'anno, che hanno visto trionfare nel capoluogo campano Luigi Cesaro e Nicola Cosentino. Il documento, secondo quanto ha rivelato Il Mattino, è stato depositato dagli inquirenti al Tribunale del Riesame di Napoli. La scoperta del tariffario elettorale rientra nell'inchiesta della magistratura napoletana su Enerambiente, la società veneta che dal 2005 fino allo scorso anno ha lavorato in subappalto per Asia. Le indagini, ad aprile, hanno portato all'arresto di Antonio, Corrado e Dario Cigliano. Il primo è il capofamiglia, assessore socialista al comune di Napoli, negli anni '90 diede l'avvio alle privatizzazioni nella gestione dei rifiuti. Il figlio Corrado fino allo scorso anno è stato capocantiere in Campania di Enerambiente. Dario, invece, nel 2009 è stato eletto consigliere provinciale del Pdl, considerato molto vicino alla corrente di Cosentino. Grazie al controllo su Enerambiente, la raccolta dei rifiuti in città era nelle loro mani. Sfruttavano a pieno la possibilità di gonfiare le spese e l'organico consentita dalla catena dei subappalti. Sapevano che in piena crisi l'Asia non poteva che accettare le loro condizioni. Nelle carte si parla infatti di «sistema di assunzioni con finalità clientelare gestito dalle cooperative sociali affidatarie di servizi interinali nel settore della raccolta, su indicazione di Corrado e Dario Cigliano». Ha confessato ai magistrati Girolamo Scuteri, uno dei manager della Davideco che lavorava alle dipendenze della società veneta: «Ero costretto a pagare, a versare soldi, dalle 15 alle 20mila euro mensili, ma anche ad assumere personale indicato in apposite liste». Una gestione quella di Enerambiente da anni al centro di polemiche e inchieste giudiziarie, culminate in un'interdittiva antimafia a Napoli e nell'apertura di un fascicolo anche in Calabria per frode fiscale. Il presidente della società veneta Stefano Gavioli è stato oggetto di un'informativa della prefettura di Venezia, in cui vengono messi in luce i suoi rapporti con Angelo Zito, esponente del clan di Brancaccio.

Powered by PhPeace 2.6.4