«Rifiuti verso la Sicilia, subappalto sospetto»

Ecco l'interdittiva riservata della prefettura di Napoli: da gennaio un milione di curo a ditta in odore di clan
30 luglio 2011 - Fabrizio Geremicca
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Da gennaio a fine giugno la società cooperativa Adiletta Logistica ha trasportato l'immondizia(frazione umida) campana dall'impianto di tritovagliatura di Tufino fino ad Alcamo, in Sicilia, nella discarica gestita dall'imprenditore Vincenzo D'Angelo. Ha lavorato in qualità di subappaltatrice di Sapna, la società provinciale per la gestione dei rifiuti. Adiletta è contigua alla criminalità organizzata, sostiene ora la Prefettura di Napoli, che il 19 luglio ha scritto una nota riservata alla società provinciale. Una interdittiva antimafia atipica, perché emessa da una Prefettura di sede diversa rispetto a quella in cui c'è il quartier generale dell'azienda. Un provvedimento che, va chiarito, si basa su elementi prognostici ed ha natura amministrativa. Ha dunque natura diversa da una inchiesta penale ed è appellabile innanzi al tar dagli imprenditori nei confronti dei quali è stata emessa. E un atto, tuttavia, che apre squarci inquietanti sui viaggi della «speranza», sull'export della spazzatura campana in Sicilia. «Da Tufino», racconta Gennaro La Bruna, uno dei dipendenti dello stir, «partivano non meno di una decina di mezzi della Adiletta, ciascuno dei quali aveva una capienza di almeno 20 - 25 tonnellate». Duecento - duecentocinquanta tonnellate al giorno. Tra le 6000 e le 7500 al mese. Quarantamila tonnellate almeno, in totale, per un compenso stimabile tra 600.000 euro ed un milione. Soldi che sarebbero finiti nelle casse di imprenditori non estranei ai condizionamenti criminali, secondo quanto scrive la Prefettura, sebbene mai condannati per associazione mafiosa. In via preliminare, osservano i funzionari dell'ufficio governativo, «preme evidenziare che detta società(Adiletta, n.d.r.), il cui amministratore unico risulta essere Pepe Pasquale, ha trasferito la propria sede da Nocera Inferiore a Bologna. Si comunica altresì che la società denominata Logistica Adiletta società cooperativa, con sede legale allo stesso indirizzo della società Adiletta Logistica, ha trasferito invece la sede da Nocera Inferiore a Modugno (provincia di Bari), mutando la denominazione in Venezia Trasporti». Negli ultimi tre anni la compagine ha cambiato spesso organigrammma: il 17 dicembre 2008 Antonio Adiletta ha ceduto al figlio Enrico l'incarico di direttore tecnico. Questi, a sua volta, il 7 maggio 2009 ha passato il testimone ad Anna Mar-colino. La quale, il 19 aprile di quest'anno, ha ceduto il ruolo di amministratore unico a Pasquale Pepe. Secondo la Prefettura, però, a tirare le redini degli affari sarebbero sempre gli Adiletta. L'interdittiva si sofferma infatti in particolare sulle figure di Enrico, Mario ed Antonio Adiletta. «Sul conto di Adiletta Enrico», nota la Prefettura di Napoli, «risultano numerosi precedenti, in particolare per truffa, ricettazione e riciclaggio in concorso con i fratelli Mario e Luigi. Sul conto di Adiletta Antonio, padre di Enrico, risulta una sentenza di condanna della Corte di assise di appello di Salerno del 12 giugno 197o per estorsione in concorso». Ricostruisce ancora il documento prefettizio: «A seguito di una operazione di polizia del 2oo7, mirata alla ricerca del catturando Francesco Matrone, capo dell'omonimo clan ed esponente del sodalizio camorristico Nuova Famiglia, i germani Mario ed Enrico Adiletta furono tratti in arresto per violenza, resistenza e minacce a pubblico ufficiale. Nel corso della perquisizione emergevano elementi di riscontro circa i rapporti commerciali tra la società Adiletta Logistica e la Trans Europa sas di Matrone A., riconducibile al predetto, ancora oggi latitante». L'interdittiva atipica si sostanzia anche su intercettazioni telefoniche che avrebbero evidenziato in passato «rapporti di cointeressenza tra Galasso Pasquale, capo dell'omonimo clan camorristico, e la famiglia Adiletta, in relazione ad acquisti di terreni ed intestati a prestanome del Ga-lasso». Secondo la Prefettura, ed è questo il punto più rilevante in relazione ai rapporti con la Sapna, «la contiguità dei fratelli Adiletta ad ambienti della criminalità organizzata, seppur non suffragata da elementi di fatto che attestino l'affiliazione degli stessi a sodalizi malavitosi, si ritiene possa costituire veicolo di ingerenza di clan camorristici nella gestione dell'emergenza rifiuti in Campania». Conclude la nota del Palazzo di Governo: «Con riferimento a quanto illustrato, preme segnalare che Adiletta Mario, destinatario nel tempo di misure di prevenzione emesse dal tribunale di sorveglianza di Salerno e dall'ufficio gip del Tribunale di Nocera Inferiore, risulta coinvolto nell'ambito di una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Tanto si rimette alla valutazione di codesta Stazione(appaltante, n.d.r.)». Il documento della Prefettura è stato inviato alla Sapna il 19 luglio, si diceva, a seguito di una richiesta di informazione antimafia inoltrata dalla stessa società provinciale. «Una istanza piuttosto tardiva peraltro», commenta in via riservata un investigatore, da mesi impegnato proprio sul filone degli appalti e dei subappalti intercorsi tra la Sapna, i gestori delle discariche extraregionali ed i trasportatori. «Si sono posti il problema dopo sette mesi», incalza, «laddove avrebbero avuto l'obbligo, come stazione appaltante, di vigilare sugli appalti e sui subappalti. Tanto più che a carico della Adiletta, prima del recente provvedimento prefettizio, esisteva già un'altra interdittiva antimafia atipica, mai revocata, emessa il i6 dicembre 2008». Il direttore della Sapna, Giovanni Perii-lo, docente universitario all'università Parthenope, non ritiene però che la sua società abbia nulla da rimproverarsi: «Adiletta, innanzitutto, non era contrattualizzata con la Sapna, ma col gestore privato della discarica siciliana. Ci siamo premuniti, come d'obbligo, anche di verificare il certificato antimafia del subappaltatore e non risultava alcunchè che potesse imporre l'interruzione del rapporto. Ci consta che l'interdittiva antimafia di tre anni fa fosse decaduta».

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