Bocciato il Tar: sì alla spazzatura fuori regione

E' stata ribaltata la decisione del tribunale amministrativo che impediva i trasferimenti. Il decreto potrebbe essere superfluo
17 luglio 2011 - Luigi Roano
Fonte: Il Mattino

I rifiuti di Napoli che andavano fuori regione sono «rifiuti speciali non pericolosi», vige dunque il principio di libera circolazione e la possibilità di trasferirli e smaltirli fuori dalla regione di produzione, anche a prescindere da accordi interregionali. Suona più o meno così l’ordinanza del Consiglio di Stato - domani sarà pubblicata - con la quale l’organo massimo della giustizia amministrativa boccia la sentenza del Tar Lazio con la quale invece la classificazione dei rifiuti napoletani era stata portata a «rifiuti urbani» che non consente la libera circolazione di questa particolare merce. L’interpretazione del Tar Lazio è alla base della nuova emergenza che sta colpendo Napoli e la sua provincia se cancellata dal Consiglio di stato significa che da domani sera al netto degli accordi politico-istituzionali i rifiuti possono essere spediti fuori dalla Campania e verso quelle regioni dove l’accordo già c’era, a cominciare dalla Puglia e dalla Sicilia. Un colpo di scena non ancora ufficiale che potrebbe risolvere la crisi, almeno a breve termine, in attesa dei trasferimenti all’estero previsti per settembre. Colpo di scena che arriva alla vigilia della discussione in Parlamento sul combattutissimo decreto rifiuti sul quale rischia addirittura il governo con la Lega che ha fatto sfoggio più che le altre volte di atteggiamenti che rasentano il razzismo. Cosa succederà dunque domani in Parlamento? Per il momento va registrato il grande ottimismo degli avvocati della Sapna Giuseppe Ceceri e Antonio Nardone fra i riccorrenti al Consiglio di Stato. «Sull’esito dell’appello posso esprimere un moderato ottimismo - spiega l’avvocato Ceceri - perché la tesi del Tar Lazio cozza contro alcuni inconfutabili dati di legge e contro il diritto comunitario, e spero che il Consiglio di Stato rimedierà all’errore compiuto, il vero problema potrebbe essere il decreto». L’avvocato entra nel merito della questione. «Con l’ordinanza del Consiglio di Stato si risolve il problema che ci ha costretto all’emergenza. Se il Parlamento converte il decreto in legge così com’è, a quel punto introduce con legge una nuova qualificazione dei rifiuti, si passa nella sostanza da speciali nuovamente a urbani. Vanificando l’effetto dell’ordinanza. L’ideale sarebbe stralciare dal decreto l’articolo 1 che fa riferimento alla sentenza del Tar Lazio, presa per oro colato, e consentire il transito dei rifiuti come era prima». Una situazione complicata che parte da lontano. Vale a dire quando cessa solo formalmente lo stato di emergenza al 31 dicembre del 2009, ma in effetti già a gennaio del 2010 c’era ancora la crisi rifiuti. Per alleggerire la pressione sulle discariche campane, la Protezione civile ad agosto di un anno fa bandisce una gara per affidare il trasporto e lo smaltimento fuori regione di 61mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, prodotti dagli Stir campani (la tritovagliatura del tal quale) che avevano intasato i siti di smaltimento regionali. La destinazione è la Puglia, il Consorzio Cita che si è aggiudicato la gara che indica come impianti finali di conferimento tre discariche pugliesi, tra cui quella gestita dalla Italcave. Campania e Puglia firmano un protocollo di intesa per disciplinare l’ingresso e lo smaltimento in Puglia di una parte dei rifiuti oggetto dell’appalto, 45mila tonnellate. Italcave in maniera autonoma stipula in maniera autonoma contratti di smaltimento con operatori autorizzati della Regione Campania per accogliere nella propria discarica anche rifiuti non compresi nell’appalto in questione. Il patatrac accade a febbraio quando la Regione Puglia per bloccare Italcave che vuole introdurre quantità suppletive di rifiuti (oltre l’accordo di programma) ricorre al Tar Lazio che dà ragione all’ente guidato da Nichi vendola. Il Tar Lazio a quel punto cambia i codici ai rifiuti e Napoli e la sua provincia annegano nei rifiuti.

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