Summit dei prefetti, stretta sulla differenziata

Richiamo ai Comuni sui rifiuti. I rappresentanti del govreno delle cinque province ad Avellino
14 luglio 2011 - m.l.
Fonte: Il Mattino Avellino

I cinque prefetti della Campania si riuniscono oggi presso il Palazzo del governo di Avellino e una quelle questioni al centro della riflessione - probabilmente quella di maggior rilievo - riguarda la gestione dei rifiuti nella regione. Basterebbe già questo per fare della riunione che avranno Andrea De Martino (Napoli), Michele Mazza (Benevento), Ezio Monaco (Caserta) e Sabatino Marchione ospiti di Ennio Blasco un summit di straordinaria amministrazione. I prefetti della Campania esamineranno i dati della raccolta differenziata realizzata nei Comuni alla luce soprattutto della barriera indicata per legge che indica nel 35 per cento il limite sotto il quale non scendere: è un obbligo che le amministrazioni avrebbero dovuto raggiungere entro il 2009, in origine l’obiettivo era fissato al 2003 e la nuova normativa alza il tetto al 65% entro il 2012. Non succedere sempre così e accanto a centri virtuosi c’è un’ampia presenza di altri che non riescono neanche lontanamente a sfiorare raggiungere la quota: in questo caso, giova ricordarlo, per tonnellata di rifiuti indifferenziati ai Comuni tocca una multa, per giunta da registrare nei bilanci. Evidentemente ciò non avviene e per questo motivi numerosi, troppo documenti contabili risulterebbero nella sostanza falsificati. I cinque prefetti affronteranno questa situazione. In parallelo, raccorderanno le attività sui versanti del lavoro nero, del nomadismo, del controllo del territorio. Affronteranno anche il nodo delle cave, soprattutto dal punto di vista dei controlli antimafia. L’utilizzo delle cava è stato più volte indicato come una soluzione proprio all’emergenza rifiuti. Sul tema è il consigliere regionale dell’Udc, Pietro Foglia. «L’ordinanza numero 2 dell’8 luglio 2011 emessa dal presidente Caldoro finisce con il penalizzare ancora una volta le province di Avellino, Benevento e Caserta che già nel passato sono state penalizzate da negligenze e comportamenti omissivi quando non arroganti da parte delle altre province campane», denuncia. «Al di là della solidarietà nei confronti della città di Napoli e della sua provincia a cui l’Irpinia non si è mai sottratta e come lo testimonia da ultimo l’accordo raggiunto dai presidenti delle province campane nel gennaio scorso presso la presidenza del Consiglio, viene da chiedersi perché in Irpinia arrivano da qualche tempo i rifiuti di Salerno - aggiunge - Come mai la provincia di Salerno non riattiva la discarica Macchia Soprana che ha ancora una buona capacità di ricevere i rifiuti del territorio salernitano? A questo quesito credo che debbano rispondere i vertici istituzionali della Regione e delle province campane. La solidarietà non può essere illimitata nel tempo né tantomeno essere interpretata come sudditanza alla città capoluogo». Foglia ritorna sull’ordinanza di Caldoro e ricorda i due infuocati consigli provinciali con le aspre accuse e polemiche sul cosiddetto emendamento Salvatore, che avrebbe consentito la sprovincializzazione dello smaltimento dei rifiuti penalizzando così l’Irpinia: sottolinea che questo provvedimento «cercava di limitare gli effetti di una norma introdotta da una legge dello Stato, la legge 1 del 24 gennaio 2011 votata sia dal Pdl che dal Pd che difatti assegnava al presidente della Regione la potestà di superare il criterio della provincializzazione». «Oggi che è stata emessa l’ordinanza Caldoro 2 dell’08 luglio 2011, - sottolinea Foglia - nessuno dei tanti personaggi politici e non che gridarono al tradimento dell’Udc irpino ha avuto il buon senso di spiegare come fosse fondata su una disposizione di legge che viene finanche citata nell’oggetto che testualmente recita : ”Ordinanza contigibile e urgente ai sensi dell’articolo 1 comma 7 bis del decreto legge del 26 novembre 2010 convertito con modificazione nella Legge 24 gennaio 2011 numero 1 per il conferimento dei rifiuti della provincia di Napoli presso le discariche di San Tammaro, Sant’Arcangelo Trimonte e Savignano Irpino”. Legge che, ripeto ancora una volta è stata votata dai parlamentari irpini sia del Pdl che del Pd».

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