Pozzuoli, vergogna a cielo aperto la storia assediata dalla monnezza

Dal tempio di Serapide all'anfiteatro Flavio: montagne di cumuli e fetore
5 luglio 2011 - Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

Pozzuoli Pozzuoli. Negli antri del pattume, il fetore è spazio segnato nel tempo dalle crescenti dimensioni delle colline di ogni ben di Dio gettato via. Qui, nella frazione di Cuma, i greci crearono la loro prima colonia. Qui, la crisi rifiuti opprime il tempio di Serapide e l’anfiteatro Flavio. Quasi nessun luogo viene risparmiato dalle colline del disonore che si fa rifiuto. A cominciare da via Napoli, la passeggiata sul lungomare, il ritrovo di locali e ristoranti frequentati dai napoletani. Dalla confinante Bagnoli, si arriva a tre montagnette in successione. Misurata a vista, venti metri di discarica improvvisata proprio di fronte la pizzeria «Pizziche e vase». Poco avanti, immersi nella puzza, i ragazzini continuano imperterriti a giocare sul campo di calcetto che fu vanto e fiore all’occhiello delle amministrazioni comunali. «Noi, nei locali, facciamo la raccolta differenziata. Umido, carta, plastica - spiega il titolare di Pizziche e vase - L’indifferenziata finisce qui, su questi cumuli. L’ultima volta che furono svuotati i cassonetti era il 13 giugno, quando venne il presidente Napolitano. Poi vengono a prelevare quello che viene gettato fuori. E i rifiuti nei cassonetti sono diventati un vero e proprio reperto storico». Sacchetti colmi di tutto, molti con il logo del supermercato Deco. Poi, in una sorta di istigazione all’accumulo, attorno sono state abbandonate sedie di plastica distrutte, cartoni di legno, tubi di plexigas. Dietro la siepe, i topi hanno costruito le loro tane, con un gran dispendio di cunicoli. Un pericolo per i ragazzi, ma ogni essere vivente si piazza dove la natura e le condizioni diventano più invitanti. I topi hanno scelto il lungomare di Pozzuoli. E i rifugi delle montagnette dove i rifiuti hanno anche venti giorni di permanenza. «È davvero una fortuna che la clientela non ci abbandoni», dice un altro ristoratore. E forse benedice l’assuefazione al brutto che ormai domina tra la gente di Napoli e dintorni. Per Pozzuoli, ogni giorno almeno tre camion compattatori passano a prelevare cumuli di spazzatura destinata all’impianto di Caivano. Non ce la fanno: le statistiche parlano di una media di mille tonnellate di rifiuti arretrati accumulati per le strade. Non c’è angolo dove sono sistemati i cassonetti che ne resti estraneo. Quando vengono prelevati i sacchetti, per lasciare spazio alla puzza che non si riesce a rimuovere e che im pregna asfalto e cassonetti, si spargono manciate di calce viva per impedire epidemie. Ma i miasmi sono un marchio di fuoco. Via Artiaco è una successione di cumuli che appaiono cazzotti alle narici. Sotto l’insegna della scuola media «Quasimodo», qualcuno ha abbandonato anche vecchi bigliardini. Un cartello sembra una battuta di Zelig: «Vietato scaricare», dice. A via Campana, immagine da Blade runner, appare all’orizzonte un compattatore e un’escavatrice. Quattro netturbini, con mascherina che il caldo rende insufficiente, si affannano a togliere un altro cumulo impossibile. Prelevano e l’olfatto viene assalito da un acre odore di putridume. Morte di materia che non trova sfogo. Pozzuoli non ha più una spazzatrice, quella che c’era è stata bruciata da qualcuno: delinquenza organizzata, sussurrano. La casa di Sophia Loren due mesi fa era sommersa dalla spazzatura, qualcuno gridò allo scandalo. Ma questa normalità dell’ovunque rifiuto indigna ancora di più. E al peggio non c’è mai fine, un peggio che si chiama Monterusciello, frazione di Pozzuoli. Basta entrare nel grande vialone di pini, per impattare in un centinaio di metri di sacchetti e miasmi. In via Bovio, l’ampio spiazzo è diventato una discarica con tre montagnette proprio davanti i murales. C’è un gladiatore incazzato che urla e mai immagine sembra più appropriata. Sulle mura del marciapiede di fronte, sono affissi la lettera-manifesto del sindaco Agostino Magliulo e la protesta delle opposizioni. «Ognuno rafforzi il proprio senso civico per togliere questa vergogna», scrive il sindaco invitando tutti a collaborare nella differenziata, negli orari e nelle denunce di chi appicca incendi sui cumuli di sacchetti. Ma poco più avanti due auto scaricano altra monnezza. Opprime la puzza, opprimono gli scenari dove sguazzano le mosche. Sì, è vero, tanto vale confessarlo: l’assuefazione non riesce proprio a far diventare normale tutto questo. Specie se ci si trova nella terra che fu la prima colonia greca.

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