In scena il rimpallo tra regioni congelate sei richieste d'aiuto

Trattative aperte per i trasferimenti, i nulla osta non arrivano
2 luglio 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Sono le Regioni che, su richiesta delle società provinciali di Napoli e Salerno, dovrebbero accettare i rifiuti campani. L’unica confinante con la Campania (come chiede il decreto emanato ieri da Napolitano) è la Puglia: tutte le altre sono collocate a centinaia e centinaia di chilometri di distanza. E non è affatto scontato che i presidenti ai quali tocca di dare il nulla osta saranno disposti a farlo. Anzi, dopo i primi contatti avviati dall’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano, sembra che il gioco dei rimandi (io dico sì solo se lo dicono tutti gli altri) continui ad andare avanti. L’unico accordo che sembra fattibile, almeno per il momento, è quello stipulato dal sindaco De Magistris e dal vicesindaco Tommaso Sodano con il Comune di Genova che si è detto pronto ad accettare 22 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati»: a questo punto sembra più facile il sì della Regione Liguria. Del resto, che il testo approvato dal governo sarebbe servito a poco era apparso chiaro anche prima dei rilievi del presidente della Repubblica e delle iniziative delle società provinciali. Lo avevano sottolineato da subito il presidente Caldoro e il sindaco De Magistris, lo hanno ripetuto in maniera pressocché bipartisan gli esponenti politici campani. E basta leggere il testo licenziato dal consiglio dei ministri per capire che la soluzione è più che mai lontana. Il decreto, infatti, è formato di tre articoli: due trattano del trasferimento nelle altre Regioni e uno delle discariche da aprire in Campania. Nell’articolo 1 si deroga alle leggi del 2006 e del 2008 e si stabilisce che i rifiuti derivanti dalle attività di tritovagliatura degli stir «in considerazione dello stato di criticità» possono viaggiare verso le altre regioni, ma che è necessario il nulla osta degli amministratori. Nell’articolo 3 si decide che la spazzatura ha «come destinazione priritaria gli impianti ubicati nelle regioni limitrofe» Si riconosce, quindi, che quelli che escono dagli impianti non sono rifiuti speciali, ma si autorizzano comunque i trasferimenti. Ad un patto, però: che ci sia il nulla osta delle regioni che li ricevono. E così non si supera quello che era e resta il problema di fondo: l’ostilità delle amministrazioni del nord ad accettare la monnezza made in Campania, nonostante gli interessi manifestati dagli imprenditori del Nord a lavorarli. I campani chiedevano, invece, di poter portare la spazzatura in tutti gli impianti disponibili a lavorarli senza alcuna autorizzazione regionale. Un’esigenza divenuta a loro parere improcrastinabile dopo la sentenza del 31 maggio del tar del Lazio. I magistrati amministrativi avevano stabilito che i prodotti degli stir non sono rifiuti speciali, ma monnezza frullata e quindi non possono viaggiare senza autorizzazioni mandando in tilt il fragilissimo ciclo campano basato proprio sui viaggi della spazzatura. Ma nel decreto c’è anche un altro articolo, il 2, che tratta delle discariche prossime future rafforzando i poteri dei commissari, che diventano simili a quelli già attribuiti a Bertolaso. Anche in questo caso, però, c’è un ma: gli oneri resteranno a carico degli enti locali e quindi dei cittadini campani. Insomma, sarà possibile derogare agli strumenti urbanistici, ma bisognerà farlo a proprie spese. Nella provincia di Napoli il commissario Annunziato Vardè avrebbe già individuato nove cave dove dovrebbe finire il materiale stabilizzato che però viene al momento prodotto solo in quantità minime: in linea teorica il prefetto a questo punto potrebbe decidere anche di mandarci il tal quale. Ma la sua resterebbe comunque una strada in salita.

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