Business immondizia, sigilli alle imprese del clan Belforte

In cella il figlio del capoclan
Sotto sequestro ditte operative nella gestione dei rifiuti
1 luglio 2011 - Biagio Salvati
Fonte: Il Mattino

Un gruppo agguerrito, violento, che in passato è riuscito a introdursi anche nel tessuto dei colletti bianchi e ma disarticolato, negli ultimi anni, con diverse operazioni di polizia e carabinieri tanto da costringere un importante esponente come Michele Froncillo, a scegliere la strada del pentimento sebbene in qualche caso giudicato inattendibile. È questo oggi, in sostanza, il profilo del clan dei cosiddetti «Mazzacane» gruppo storico facente capo alla famiglia dei fratelli Domenico e Salvatore Belforte, entrambi detenuti. Ieri, invece, dopo due anni di appostamenti, intercettazioni e controlli patrimoniali incrociati il giovane capo dei Belforte, Camillo (figlio di Domenico) è finito in cella nel corso di un’operazione eseguita dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere e Roma. Camillo Belforte, ristretto nel carcere di Secondigliano dove domani verrà interrogato assistito dagli avvocati Mariano Omarto e Angelo Raucci, avrebbe gestito gli affari sporchi: usura ed estorsioni a imprese e attività commerciali di Marcianise e i comuni limitrofi. Un ruolo conferitogli dal padre Domenico nel 2010, durante un colloquio avvenuto nel carcere di Biella appreso dagli inquirenti anche attraverso quattro o cinque pentiti del clan. Attività illecite ma anche imprese apparentemente legali, quelle di Camillo Belforte, attive soprattutto nei settori dell'edilizia - con la Cami costruzioni e la Md Immobiliare e dei rifiuti: come la Nico service ecologica, Biocom, Waste service e altre. Attività gestite non solo in Campania, ma anche a Roma. Nelle oltre 200 pagine dell'ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Alessandro Buccinio Grimaldi, figurano anche lavori eseguiti nella Capitale. Il percorso che ha portato all'arresto di Camillo Belforte è stato lungo e complesso. Una prima mossa i militari del Noe di Roma del capitano Pietro Rajola Pescarini l’hanno messa a segno nel marzo 2009, con l'operazione che ha scardinato il sistema di società dei Belforte inserite nel ciclo dei rifiuti, in Campania e nel Lazio, pilotato da Pino Buttone, ex latitante, cognato del capo clan. Qualche mese fa Buttone si è costituito in carcere, messo alle strette dagli uomini del colonnello Ultimo che ha materialmente seguito l’inchiesta. E cosi, all’alba di ieri, è scattato il blitz in casa del tretunenne marcianisano mentre lo stesso provvedimento è stato notificato al padre Domenico L'accusa è di associazione a delinquere stampo mafioso. Sequestrate società edilizie, auto di lusso e conti correnti bancari per un ammontare di circa 80 milioni di euro. I carabinieri hanno anche sequestrato beni tra cui una villa con piscina, due appartamenti e un terreno.

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