Montaguto un anno dopo, la frana ora è ferma

I geologi nell'area: fenomeno sotto controllo, non rischiano più la ferrovia e la strada statale
29 giugno 2011 - Maria Elena Grasso
Fonte: Il Mattino Avellino

Per capire quanto sia cambiata in positivo la situazione nell’area della frana di Montaguto basta fare riferimento a quanto ribadito dai docenti dell’Università del Sannio, dai geologi campani e dai rappresentanti dell’Ordine degli ingegneri della Puglia che hanno effettuato ieri mattina una visita tecnica in tre zone simbolo della zona. Ovvero a Ciccotonno, dove è stato installato dalla Protezione civile l’interferometro, il radar che misura in tempo reale il movimento franoso; lungo la bretella realizzata al chilometro 43 della Strada statale 90 delle Puglie, dove si trova il piede della frana, e sulla cresta della montagna, a circa 800 metri di altezza, dove fino allo scorso anno c’era un lago che faceva temere da un momento all’altro la sua tracimazione a valle. Oggi questo paesaggio è completamente cambiato. Non si vedono più acque superficiali. La frana, anche se non ancora del tutto sotto controllo, è diventata addirittura oggetto di studi e di approfondimento professionale. Quello che hanno promosso i geologi campani, guidati dal professore Francesco Guadagno, dopo un convegno a Benevento sull’instabilità dei versanti in formazione strutturalmente complesse. «Certo, in un anno le cose sono cambiate. - precisa Paola Rivellino, ricercatrice presso l’Università del Sannio - Si stanno realizzando più opere, alcune già a carattere definitivo e molti progetti sono in atto nell’area dell’alimentazione, del canale e di accumulo delle acque. Sono opere importanti perché vanno a incidere sulla stabilità del territorio. Non rischiano più nè la ferrovia Benevento-Foggia, nè la strada statale». Non va dimenticato ciò che il fenomeno ha rappresentato e rappresenta. L’evento franoso ha avuto una lunghezza di circa tre chilometri e copre una superficie di oltre 670mila metri quadrati. Stime sul volume definiscono valori superiori ai 6 milioni di metri cubi. Si tratta, quindi, di un fenomeno la cui complessità è legata sia all’aspetto dimensionale che a quello cinematico-evolutivo. Ad attività intermittente, è caratterizzato da una distribuzione di attività retroregressiva nell’area di alimentazione e guidata dalle condizioni strutturali. «Come si può capire - prosegue Rivellino - si sta facendo il possibile per arginare gli effetti del fenomeno. In questa operazione la Protezione civile ha avuto un ruolo fondamentale». Dello stesso parere anche il geologo Egidio Grasso. «Adesso tutti plaudono - sostiene - all’eliminazione del flusso delle acque dal corpo della frana, grazie ai canali realizzati lungo i due versanti laterali e a monte. Con l’eliminazione dell’acqua è stata ridotta la potenza del motore della frana. Peccato che si sia perso del tempo. Ci sono stati, nonostante le nostre segnalazioni, troppi interventi tampone che non riuscivano ad eliminare l’inconveniente. Alla fine, però, le soluzioni individuate si stanno rivelando positive. Per la quantità di acqua caduta durante la stagione invernale e primaverile, se la frana non fosse stata adeguatamente imbrigliata, si sarebbe mossa molto velocemente. Ed, invece, oggi tutti possono rilevare come la situazione sia praticamente sotto controllo. I movimenti sono minimi e comunque quelli previsti. Ciò non toglie che bisogna manutenzionare le opere realizzate e pensare successivamente anche al recupero del vecchio tracciato della Statale 90 delle Puglie e a una più sicura ubicazione della linea ferroviaria». Ma questo discorso presuppone già altri impegni e l’ individuazione di risorse che al momento nessuno può garantire, nè la Protezione civile, nè la Regione Campania. Non a caso il sindaco di Montaguto, Giuseppe Andreano, si batte perché sia la Comunità Montana a gestire la manutenzione delle opere. Soprattutto di quei canali che hanno evitato l’isolamento del territorio rispetto al Foggiano e all’Arianese.

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