Buco da 30 milioni di euro, il servizio rifiuti è a rischio

Sit-ind avanti alla prefettura dei dipendenti di "IrpiniAmbiente": "intollerabili ritardi nei pagamenti"
28 giugno 2011
Fonte: Il Mattino Avellino

«IrpiniAmbiente» rischia il blocco a causa del credito vantato nei riguardi dei Comuni irpini. Tra questi c’è Avellino. Il totale debitorio è giunto ormai alla soglia dei 30 milioni di euro. La situazione appare dunque delicata. Dal sindacato giunge un nuovo e vibrante grido d'allarme sullo stato di salute della società provinciale deputata alla realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti in Irpinia. I leader provinciali delle organizzazioni di categoria, rispettivamente Giuseppe Borriello (Fp Cgil), Francesco Codella (Fit Cisl), Michele Caso (Uil), Nunzio Marotta (Ugl) e Giuseppe Landi (Fiadel) ieri hanno attuato un sit in di protesta presso la Prefettura di Avellino, a seguito del quale sono stati ricevuti nel Palazzo di Governo da Armando Amabile, vicario del prefetto Blasco e, dal dottor Manganiello, in rappresentanza di «IrpiniAmbiente». «I consistenti crediti vantati nei riguardi dei comuni morosi rischiano di inibire, sia il normale svolgimento delle relazioni sindacali, che l'organizzazione dei servizi e le condizioni minime di sicurezza dei lavoratori», spiega Michele Caso. «Per quanto attiene al primo punto - aggiunge - basti considerare che dallo scorso mese di aprile le maestranze assorbite da ”IrpiniAmbiente” hanno richiesto il pagamento del Tfr, per un totale di circa 1,5 milioni di euro, senza aver ricevuto, ad oggi, alcuna risposta». L'assenza di liquidità da parte della società dei rifiuti rischia di incidere significativamente anche sulla qualità del servizio erogato e sulla salute delle maestranze. Le risorse attuali dell'azienda, infatti, sono destinate in gran parte al pagamento degli stipendi e al rifornimento del carburante dei mezzi. «L'assenza di interventi su igiene e manutenzione - denuncia Caso - è grave. I camion vengono impegnati infatti in tre turni, nel corso dei quali raccolgono sostanze di natura diversa, spesso maleodoranti, determinando un concreto rischio sanitario e condizioni di lavoro pessime». Di qui, la richiesta di un tavolo di concertazione in Provincia. «Una strada possibile - afferma ancora Michele Caso - potrebbe essere una denuncia alla Corte dei Conti, dal momento che i decreti ingiuntivi non modificano più di tanto la situazione. L'extrema ratio, invece, potrebbe essere la sospensione del servizio presso i Comuni che non pagano». Per il sindacalista è fondamentale operare una decisa inversione di tendenza: «Anche per questo - conclude - abbiamo richiesto la distinta dei Comuni che non pagano. Il rischio è infatti che il servizio possa interrompersi per l'assenza di risorse». Anche per Giuseppe Borriello numero uno della Ft Cigl in Irpinia, «la necessità di realizzare interventi strutturali impone di prendere la situazione di petto». Ma il segretario provinciale della Fp Cgil ripropone anche la querelle relativa al contratto degli operatori del settore. Mentre le forze sociali reclamano l'assunzione delle maestranze con contratto pubblico «Federambiente», infatti, i vertici di «IrpiniAmbiente» continuano a sostenere la legittimità della soluzione Fise. L'ipotesi di un ricorso alla magistratura ordinaria da parte delle organizzazioni di categoria, dunque, si fa più verosimile. A tale proposito, lunedì prossimo i sindacati incontreranno i rispettivi legali. Nel frattempo, tuttavia, gli oltre seicento dipendenti della società provinciale continueranno a lavorare. Borriello rilancia: «Abbiamo già denunciato all'Ispettorato del Lavoro e all'Inps sia l'illegittimità delle operazioni di assunzione dai consorzi, poiché avrebbero dovuto presupporre uno status di disoccupazione che non c'è stato, sia la vicenda contrattuale. Ad ogni modo, è evidente che un'azienda pubblica come IrpiniAmbiente non può applicare un contratto privato quale quello Fise».

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