"Rifiuti, aiuteremo Napoli ma nei nostri limiti"

Sibilla difende l'intesa di gennaio a Palazzo Chigi: si alla dolidarietà senza atti autoritari
27 giugno 2011 - Mario Landi
Fonte: Il Mattino Avellino

La notizia dell’inchiesta che coinvolge il governatore Stefano Caldoro ha suscitato un vespaio di polemiche e di prese di posizione in tutta la regione. Tra queste, le dichiarazioni dei presidenti delle amministrazioni provinciali di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno che sono competenti per legge sul proprio territorio della gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Il primo a mettere in evidenza il rapporto con Palazzo Santa Lucia sulla vicenda è stato Cosimo Sibilia. «Con una intesa istituzionale - sottolinea Sibilia - la Provincia di Avellino ha garantito solidarietà e fattivo sostegno a Napoli e alla sua provincia. Lo abbiamo fatto dopo il 4 gennaio, in verità anche prima, e nei mesi successivi dialogando con gli enti preposti. Continuiamo a farlo nei limiti delle nostre possibilità. Ci siamo opposti a una prima ordinanza della Regione, rivolgendoci anche al Tar, perché - spiega ancora - minava l’equilibrio del nostro ciclo. Abbiamo sempre preferito la strada del confronto istituzionale che ha reso possibile fornire risposte alle difficoltà di Napoli rispetto ad atti autoritarii». Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, lo scorso autunno, accolse il ricorso della Provincia di Avellino. In quella occasione il Tar permise di sversare solo per i cinque giorni previsti dall’ordinanza di Caldoro, ma bloccò la possibilità di reiterare il provvedimento perché metteva in discussione il principio stesso della provincializzazione del ciclo dell’immondizia. Sibilia, dunque, evidenzia ancora una volta il senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli amministratori e la comunità irpina alle richieste di aiuto che giungono dalle altre realtà. Allo stesso tempo, però, non ci sta a spalancare le porte per fare arrivare un maggiore quantitativo di immondizia rispetto alle 250 tonnellate presso lo Stir di Pianodardine, previste dall’accordo di Palazzo Chigi. Un’intesa che impone, tra le altre questioni, anche l’apertura della discarica di Macchia Soprana a Salerno e l’individuazione di un sito nel napoletano per la realizzazione di uno sversatoio. Il presidente della Provincia, pur garantendo sostegno a quella realtà, non ci sta a pagare le inefficienze di altri nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Una posizione che ha sempre ribadito nei vari tavoli istituzionali. In Campania, in media si producono quotidianamente circa 7200 tonnellate di rifiuti solidi urbani. Una quantità che è in linea con quelle delle altre regioni. La raccolta dalle strade, la differenziata e il trasporto in discarica compete ai singoli Comuni. La legge però assegna alle Province la gestione dell’impiantistica, ovvero degli impianti Stir (gli ex Cdr) e delle discariche. Alla Regione, invece, attraverso l’ufficio flussi, spetta l’assegnazione dei quantitativi di spazzatura ai vari impianti: quote che sono assegnate quotidianamente sulla base della capacità ricettiva dei singoli impianti e delle esigenze delle singole province. L’obiettivo era quello di rendere autosufficiente ogni singola provincia. Dallo scorso mese di gennaio le altre province hanno dato hanno dato «solidarietà» a quella di Napoli accogliendo parte dei rifiuti. Il Comune di Napoli, che ha il maggior numero di abitanti, ha una produzione media di 1200 tonnellate al giorno, con picchi che si registrano tra la primavera e il mese di luglio e durante le festività natalizie. I rifiuti «tal quale» e quelli che residuano dalla raccolta differenziata per la maggior parte finiscono agli Stir che in Campania sono sette. Tre in provincia di Napoli - Giugliano e Tufino -, uno a Pianodardine, uno a Casalduni in provincia di Benevento, uno a Santa Maria Capua Vetere nel Casertano e infine l’ultimo a Battipaglia in provincia di Salerno. Inizia così la lavorazione dei rifiuti dalla quale si ricavano la frazione umida trattata che finisce successivamente in discarica e quella secca destinata alla combustione nell’unico impianto di termovalorizzazione di Acerra. Delle sei discariche attive nella regione due sono in provincia di Napoli: quella di Chiaiano, ormai quasi satura e cava Sari a Terzigno che, però, dopo le proteste dello scorso autunno accoglie solo i rifiuti «tal qual» di 18 Comuni della zona vesuviana. Poi c’è la discarica di Macchia Soprana, a Serre, nel salernitano, San Tammaro, in provincia di Caserta, Sant’Arcangelo Trimonte nel beneventano, e infine Savignano Irpino. La legge però prevedeva la apertura di altre discariche, come quella di Cava Vitiello, sempre a Terzigno, cancellata dopo le proteste dello scorso autunno.

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