Rifiuti, Bruxelles boccia l'Italia Verso il processo alla corte Ue

Rimedi insufficienti, tempi troppo lunghi per smaltire le ecoballe
16 giugno 2011 - Cristina Marconi
Fonte: Il Mattino

Bruxelles. La Commissione europea non si fida più delle autorità italiane per la gestione dei rifiuti a Napoli e in Campania e ha deciso di aprire una nuova procedura d'infrazione per il mancato rispetto della sentenza del 4 marzo del 2010 della Corte di Giustizia europea. Tenendo bloccati, fino a nuovo ordine, i 145 milioni di euro di fondi europei. Ma, a causa delle lungaggini burocratiche dell'Unione europea, la decisione verrà annunciata solo a settembre, sebbene il commissario per l'Ambiente Janez Potocnik abbia ormai le idee chiare. Oggi verrà infatti approvato l'ultimo pacchetto di procedure d'infrazione prima della pausa estiva e, secondo quanto si apprende, non ci sono i tempi per inserire il dossier rifiuti. «Vogliamo che la procedura venga aperta al più presto, quindi a settembre», spiega una fonte comunitaria, sottolineando come la decisione del commissario Potocnik sia stata presa al termine di un processo da lui stesso considerato troppo lungo e tortuoso. Una volta che il dossier per inadempienza sarà aperto, l'Italia avrà due mesi per rispondere alle obiezioni, dopodiché, se necessario, avverrà il tanto paventato nuovo deferimento alla Corte, che, in caso di condanna, potrebbe imporre all'Italia multe elevatissime, da calcolare sulla base del prodotto interno lordo e della durata dell'infrazione. Fonti comunitarie spiegano che il commissario, che a più riprese negli ultimi mesi si è arrabbiato per la lentezza con cui i servizi hanno gestito la pratica, vorrebbe chiedere alla Corte di adottare una procedura accelerata per evitare che la sentenza definitiva e le relative multe arrivino «tra tre o quattro anni, come succede di solito in questi casi». Tuttavia è difficile motivare una richiesta del genere, quando la stessa Commissione, che ha aperto la prima procedura d'infrazione nel giugno del 2007, ci ha messo più di un anno per decidere se l'Italia stesse o no rispettando la sentenza della Corte del 2010. Sentenza in cui i giudici lussemburghesi hanno stabilito che la Campania «non ha adottato tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente» e non ha «creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento». E sebbene i cumuli di rifiuti fossero lì a testimoniare che il problema non era stato risolto nella maniera auspicata, la Commissione, in questi mesi, si è limitata a muovere pesanti critiche, in alcune lettere al governo italiano e alle autorità campane, o a rilasciare dichiarazioni infuocate, annunciando per mesi una decisione imminente che però, spiegano da Bruxelles, partirà solo a settembre. «Il problema è che da un punto di vista legale la questione è estremamente controversa, perché ci siamo chiesti a lungo se fosse meglio aprire una nuova procedura, con tutto il tempo necessario per arrivare ad una conclusione, oppure fare pressione in modo diverso», si giustificano nei palazzi comunitari, osservando come ci sia stato «un fitto scambio di documenti tra Napoli e Bruxelles» e come i faldoni in provenienza dall'Italia siano stati particolarmente laboriosi da studiare. In particolare, negli ultimi mesi, è intervenuto un gruppo di esperti a cui è stato chiesto di esaminare la questione da un punto di vista tecnico, allungando ulteriormente i tempi. Ma questa volta Potocnik ha deciso di farsi sentire, dopo aver detto più volte che per scongiurare l'ipotesi di una nuova procedura le autorità dovevano intervenire sia con misure a lungo termine, come la costruzione degli inceneritori, sia con misure di effetto immediato. «Bastava togliere i rifiuti dalle strade, sarebbe stato un buon inizio», osserva amara un'altra fonte Ue. Il nodo della questione, secondo quanto si apprende, è l'insufficienza, nei piani presentati, di soluzioni efficaci nell'immediato, visto che «si parla di 20 anni per smaltire le ecoballe e di 3-4 anni per la costruzione di un inceneritore». Ma ora che Napoli ha un nuovo sindaco, cambierà qualcosa? Da Bruxelles spiegano placidamente che «non fa una gran differenza sul modo in cui vediamo il caso», visto che l'emergenza va avanti da anni. «Se però il nuovo sindaco vuole incontrarci, gli diamo il benvenuto», spiega una fonte vicina al dossier.

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