«Butta tutto in quel tombino nessuno verrà a controllare»

Il titolare dell'impresa indicava ai suoi autisti i luoghi sicuri in cui depositare i liquami
15 giugno 2011 - d.d.cre.
Fonte: Il Mattino

C'è il cliente al quale dopo l'espurgo si allaga la palestra, c'è la donna che vuole addirittura la fattura, c'è quello che protesta per la puzza insopportabile: ma i fratelli Barchetta non retrocedono di fronte e nessuna difficoltà, compresi i sequestri dei mezzi e le ispezioni dei finanzieri, e, impavidi, per anni vanno avanti ad avvelenare mezza provincia. È quello che emerge dalle intercettazioni contenute nell'ordinanza firmata ieri dal collegio formato dai magistrati Bruno D'Urso, Francesco Chiaromonte e Luigi Giordano. Nei colloqui telefonici i fratelli chiamano gli sversamenti abusivi e si affannano a dare istruzioni ai propri dipendenti su quali tombini utilizzare. Il 6 maggio del 2008 un lavoratore viene beccato dai vigili urbani subito dopo aver buttato il liquido di un pozzetto in un tombino e così si affretta a telefonare a Cesare Barchetta rassicurandolo, però, che quando gli agenti sono arrivati lui aveva già finito. E l'imprenditore ribatte: «Va bene, allora è tutto a posto». Qualche mese dopo a beccare un autista è la Guardia di Finanza, ma anche in questo caso l'imprenditore tranquillizza il dipendente: «Non ti possono fare niente, perché se ti volevano fare qualcosa te lo facevano sul posto». Ma evidentemente si sbagliava. Del resto davanti ai fratelli imprenditori si spalanca un ventaglio enorme di possibilità: i tombini delle fogne sono praticamente infiniti: una volta si punta sul lago Patria, un'altra il porto di Napoli, un'altra ancora le campagne di Afragola. E quando un dipendente vaga senza trovare il posto «giusto» Barchetta dall'altro lato del filo l'ammonisce: «Buttatutto là, senza che ti vai sbattendo». Nelle imprese sono anche impiegati degli immigrati clandestini e in diretta si sente un dipendente che si lamenta con il capo: «Ma questo nero non va bene...» E dall'altro lato arriva la risposta: «Mo’ arrivo, fai scendere il negro e me ne vengo conte...».

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