Battaglia al Tar per il termovalorizzatore di Napoli

Asìa all'attacco: danneggiati dalla procedura di gara. Il 13 luglio la decisione, rischio stop
13 giugno 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

È stata fissata per il 13 luglio dal tar del Lazio la discussione sul ricorso presentato dalla Neam, la società di scopo varata da Asìa, contro la procedura di gara per il termovalorizzatore di Napoli est. È probabile che la sentenza arrivi nella stessa data e quindi prima della scadenza prevista per la presentazione delle offerte. La scorsa settimana nel corso della discussione davanti al tribunale amministrativo si è costituito anche il Comune di Napoli che ha chiesto l’annullamento della delibera regionale di assegnazione dei terreni. Se la pronuncia fosse favorevole alla Neam o al Comune l’intera procedura si bloccherebbe e bisognerebbe ricominciare tutto daccapo. Una vicenda cruciale nella quale si fronteggiano da un lato la partecipata del Comune e dall’altro il commissario per il termovalorizzatore di Napoli est, Alberto Carotenuto, nominato dal governatore Stefano Caldoro. Per capire quali siano gli interessi in campo bisogna fare un passo indietro: nel febbraio del 2009 era stato sottoscritto un accordo di programma tra il sottosegretario Bertolaso e l'Asìa con il quale la stessa azienda veniva incaricata della progettazione, realizzazione e gestione del termovalorizzatore e si impegnava a costituire, entro 30 giorni, una società destinata alla progettazione costruzione e gestione dell’impianto, la Neam, appunto. Questa avrebbe dovuto bandire la gara per selezionare il miglior partner industriale disponibile, a cui cedere il 49% dell’impresa e a dare avvio ai lavori del termovalorizzatore entro il 30.11.2009. Ma la procedura si è presto arenata. L’area è stata data solo nell’agosto del 2010 e nel novembre del 2010 Regione, Provincia e Comune hanno sottoscritto un nuovo protocollo. La successiva legge del gennaio 2011 ha affidato a Caldoro il compito di nominare un commissario. Il governatore ha scelto Carotenuto che ha varato un bando per selezionare la ditta alla quale affidare costruzione e gestione dell’impianto. La Neam, e quindi l’Asìa, sostengono, nel loro ricorso, di essere stati danneggiati dalla procedura di gara. Secondo i loro calcoli se l’impianto fosse stato affidato al Comune di Napoli questo avrebbe ricavato duecento milioni di profitto, circa 17 milioni all’anno, che avrebbe potuto investire nella raccolta dei rifiuti e nella differenziata abbassando la Tarsu. L’impresa partner sarebbe rientrata degli investimenti nel giro di otto anni. Totalmente diversa la tesi della struttura regionale. Innanzitutto si sottolinea che l’incarico conferito da Caldoro già limitava la procedura alla sola concessione a un privato. Poi si contesta il merito. Secondo i calcoli di Carotenuto e del suo staff, infatti, la ditta che vincerà l’appalto avrebbe avuto bisogno di venti anni per rientrare dell’investimento con la formula presentata da Asìa e quindi la gara avrebbe rischiato di andare deserta. A base d’asta il costo dell’impianto capace di bruciare 450 mila tonnellate all’anno è stato calcolato in 349 milioni più Iva. I costi di gestione sono stati calcolati in 30 milioni all’anno. I costi di conferimento per i Comuni sono stati fissati a 93 euro per tonnellata. Gli incassi previsti sono dunque di 45 milioni. Ad Acerra i Comuni pagano, invece, 53 euro a tonnellata, ma devono pagare anche gli stir. Secondo i calcoli del commissario il termovalorizzatore di Napoli est produrrà 15 gigawatt all’anno di energia con un guadagno presunto di 30 milioni di euro all’anno. Con questa formula, ovviamente, al Comune andranno solo le compensazioni ambientali che dovrebbero fruttare poco più di 2 milioni all’anno a fronte dei previsti 17. Una perdita secca. Ora sarà il tar, il 13 luglio, a decidere chi ha ragione.

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