Sos al governo, pressing su Letta si punta su un decreto anti-emergenza

La Regione: chiarezza sulle regole serve un provvedimento urgente
Il nodo degli impianti di compost
12 giugno 2011 - lu.ro.
Fonte: Il Mattino

Un decreto legge che potrebbe concretizzarsi già domani sera potrebbe sciogliere l’ennesimo nodo sulla strada che dovrebbe portare fuori dall’emergenza rifiuti. Il governatore Stefano Caldoro ha chiesto aiuto a Palazzo Chigi e Gianni Letta, il sottosegretario alla presidenza è fra i più impegnati da mesi sul fronte della crisi. Il decreto dovrebbe fornire l’interpretazione della sentenza del Tar Lazio che ha bloccato il trasferimento dei rifiuti fuori regione e provincia. Il perno sul quale poggia tutto il piano per uscire dall’emergenza in attesa che vengano costruiti gli impianti. Il punto è proprio questo, a che punto è questo aspetto del piano? Il neosindaco Luigi de Magistris - notoriamente contro il termovalorizzatore di Napoli est - punta tutto sulla differenziata, ma in città non c’è un solo impianto di compostaggio. Nel progetto di De Magistris dovrebbero essere tre. Per costruirli e gestirli il neosindaco ipotizza anche la formula del project financing cedendo al socio privato i proventi della vendita del biogas che si ricava dalla lavorazione. Il piano regionale prevede 10 discariche previste, solo una (quella di San Tammaro) pienamente funzionante. Impianti di tritovagliatura sovraccarichi. Termovalorizzatore spesso in funzione solo su due linee. Zero impianti di compostaggio. Di chi sono le responsabilità? Secondo il premier Berlusconi sono stati i Pm napoletani a provocare l’ennesimo collasso. Come stanno le cose? Cominciamo da quello che il governo nel 2008 decise con il decreto 90 per risolvere l’emergenza. I punti cardine erano l’apertura di dieci discariche nelle cinque province: Sant’Arcangelo Trimonte nel beneventano, Savignano Irpino e Andretta nell’avellinese; Macchia Soprana e Valle della Masseria nel salernitato ; Terzigno uno (cava Sari) e due (cava Vitiello)e Chiaiano nel napoletano, Santa Maria la Fossa e Torrione nel casertano. Nel 2010 quattro di questi siti (Andretta, Valle della Masseria, cava Vitiello e Torrione) sono stati cancellati da una nuova legge annunciata proprio a Napoli da Berlusconi dopo le proteste di Terzigno. Delle restanti Santa Maria la Fossa è in funzione; Macchia Soprana è chiusa perché la Provincia di Salerno la giudica inutile; Savignano Irpino è ferma perché la ditta che la gestiva, la Ibi Idroimpianti, è stata colpita nel dicembre del 2010 da un’interdittiva antimafia; Cava Sari è stata destinata dal capo del governo ai soli rifiuti dei comuni vesuviani; a Chiaiano è stata sequestrata un’area di 260 metriquadrati per permettere i carotaggi decisi dalla magistratura. I gestori sono sempre quelli della Ibi. L’unica discarica sequestrata dai Pm è quella di Sant’Arcangelo Trimonte che stava franando. Passiamo agli ex Cdr declassati a stir. Ce ne sono sette: Caivano, Tufino, Giugliano, Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Pianodardine (Avellino), Battipaglia (Salerno) e Casalduni (Benevento). Tutti funzionano. Quindi il termovalorizzatore di Acerra inaugurato da Berlusconi nel marzo del 2009. Funziona a singhiozzo.

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