Sardone resta chiuso, primi roghi in provincia

Non c'è il via libera della Regione. Macchia Soprana l'unica alternativa. Sale la tensione
11 giugno 2011 - Alessio Fanuzzi
Fonte: Il Mattino Salerno

I luoghi Nessuna novità. Solo un’altra lunghissima giornata senza raccogliere i rifiuti. Non sono bastate ore e ore di trattative, contatti telefonici e colloqui vis-à-vis per sbloccare l’emergenza Salerno. L’ordinanza contingente e urgente per l’apertura temporanea del sito di trasferenza di Sardone è rimasta sulla scrivania del presidente della Provincia Edmondo Cirielli. In bianco. Senza la firma necessaria per il via libera. L’impianto di Sardone, così, resta chiuso. Come lo stabilimento di tritovagliatura e imballaggio di Battipaglia, saturo da due giorni, pieno zeppo di balle di frazione organica accatastate ovunque, anche nei piazzali dello Stir. I camion carichi di spazzatura, così, sono rimasti in coda, bloccati in attesa dell’autorizzazione a scaricare che non è mai arrivata. Un’odissea per i cento e più autisti costretti a dormire negli abitacoli dei loro mezzi con la puzza di immondizia in putrefazione che aumenta ora dopo ora. Ma perché Cirielli non firma l’apertura di Sardone? «Aspetto un’ulteriore parere dalla Regione», risponde il presidente della Provincia impegnato ad Ariano Irpino per un dibattito sulla nuova Regione dei due Principati. Eppure negli uffici di palazzo Sant’Agostino sono già arrivate una serie di autorizzazioni tecniche controfirmate da Asl, Arpac e Gesco e una nota del governatore Caldoro che spiega come la riapertura del sito non sia di competenza della Regione. «Ma io non posso aprire Sardone senza un piano complessivo», rilancia Cirielli. Del resto, il sito di trasferenza nel territorio di Giffoni Valle Piana consentirebbe sì una boccata d’ossigeno ma si riempirebbe in dieci, al massimo quindici giorni. «E tra due settimane ci ritroveremmo con lo stesso problema», chiosa il presidente della Provincia. «Noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare, adesso tocca alla Regione e al governo trovare una soluzione». Soluzione vuol dire discarica. Perché da lì non si scappa: per superare l’emergenza ci vogliono o il termovalorizzatore o una cava dove sversare i rifiuti. L’iter per l’inceneritore è già pronto, «entro l’estate dovrebbero anche partire i lavori», assicura Cirielli. Nel frattempo, però, serve la discarica. «Il 70% del nostro territorio è predisposto a ospitarne una ma non voglio citare nessuno di questi siti per non creare allarmismi», continua il presidente della Provincia. In realtà, nel piano rifiuti, una discarica già c’è ed è quella di Macchia Soprana. «Spetta al ministero dell’Ambiente decidere. Io non ho permesso che venisse aperto Sardone e non permetterò che si consumino violazioni contro il sito di Serre. Ma se da Roma decidessero di riaprire Macchia Soprana, una volta superate le carenze strutturali della discarica, allora la riapriremo». Intanto il tempo scorre. E la crisi si aggrava. «Ci hanno già fatto perdere sei mesi - ribadisce Cirielli - Finché il governo non si pronuncia su Serre io non posso cercare un altro sito. Piuttosto, voglio ricordare che è stato il governo Prodi a scegliere Macchia Soprana: indagassero su com’è stata gestita la discarica in questi anni». Carica a testa bassa, il presidente della Provincia. E invoca risposte romane. Tempo, ormai, non ce n’è più. E non tanto a Salerno, dove pure la situazione potrebbe diventare esplosiva martedì, quando nel sito di Ostaglio arriveranno le 240 tonnellate del prelievo settimanale di indifferenziato, quanto in provincia. Lì, nelle strade di periferia, la situazione è già drammatica. Ci sono rifiuti agli angoli delle strade e ad Angri qualche cittadino disperato ha già dato fuoco ai cumuli accatastati qua e là. La tensione è altissima anche a Sarno, dove il sindaco Amilcare Mancusi ha ordinato il divieto di depositare su suolo pubblico la frazione secca indifferenziata.

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