«Rischio salmonella e dermatiti i bambini alla larga dai rifiuti»

L'allarme del pediatra Guarino: "con l'aumento del caldo arriva la possibilità di contrarre infezioni"
13 maggio 2011 - Maria Pirro
Fonte: Il Mattino

«Il rischio è ovvio: non va sottovalutato. Discariche a cielo aperto, con i rifiuti lasciati a marcire sotto il sole, portano a una moltiplicazione dei batteri, causa di numerosi tipi di infezioni. Patologie che colpiscono anzitutto i bambini». Alfredo Guarino, pediatra infettivologo, è docente ordinario dell’Università Federico II.
Professor Guarino, chi rischia di più? «I lattanti, sino i 2-3 anni, sono il principale bersaglio delle patologie collegate all’emergenza rifiuti. Ma, in generale, i più piccoli sono esposti a rischi elevati, per due motivi: sono più fragili, a causa dell’età, da cui dipende un deficit delle difese immunitarie, e per effetto di comportamenti tipici. Il bambino chiaramente non può adottare tutti gli accorgimenti igienico-sanitari che hanno gli adulti».
La situazione è esplosiva? «Non ancora da allarme rosso, il vero caldo è iniziato da due giorni. Ma ciò significa pure che diventa urgente affrontare l’emergenza. Al di là degli odori nauseanti, il problema infettivo esiste eccome: se i più piccoli vanno protetti, sono anche quelli che più di tutti portano a una diffusione dei microrganismi. Con complicazioni a catena».
Primo rischio. «Le infezioni intestinali. Ad esempio, la salmonella: si trasmette attraverso l’alimentazione e il cosiddetto circuito oro-fecale. Può bastare un pannolino contaminato, lasciato nella spazzatura, ammassata per strada insieme con gli altri rifiuti organici e residui della tavola. Per questa patologia, il tempo di incubazione è di pochi giorni: provoca diarrea, mal di pancia, febbre. Può portare, in taluni casi, al ricovero in ospedale».
Secondo rischio. «Le infezioni dermatologiche. Eritemi, arrossamenti, foruncoli, infezioni della pelle e infezioni batteriche della cute. Si trasmettono per contatto, attraverso le mani e gli insetti. Una benda, oppure l’ovatta usata per pulirsi, gettata nella sacchetto dell’immondizia non rimosso dalle strade, contribuisce ad aumentare il rischio di contagio. Le manifestazioni sono di gravità variabile, possono arrivare sino all’ascesso».
Terzo rischio. «Le infezioni respiratorie, spesso associate alle crisi asmatiche di cui soffrono gli ammalati cronici. Questi ultimi, a Napoli e provincia, sono il 15% della popolazione pediatrica. I disturbi più comune? Tosse, febbre a volte, e difficoltà, appunto, respiratorie. Poi c’è un altro fattore da tenere in considerazione».
Quale? «Il tempo, ovvero il rischio di esposizione. Se l’emergenza rifiuti va avanti per mesi, ciò significa che aumenta la possibilità di contrarre le infezioni. Fattore, da associare al clima. Temperature che al sole oscillano tra i 32-35 gradi moltiplicano i rischi in modo esponenziale».
Quali precauzioni adottare? «Moltiplicare le misure igieniche: lavare le mani appena si entra in casa è tra misure che stiamo consigliando alle mamme dei bimbi in cura nel dipartimento di pediatria della Federico II. Ancora, oggi diventa difficile fare un tragitto di 500 metri senza entrare in contatto con la spazzatura. Dovremmo fare come i musulmani, e togliere le scarpe appena si entra, soprattutto se c’è un bimbo che gattona, dentro casa».
Chiudere le scuole: è favorevole o contrario? «Non è ragionevole. Dentro le scuole c’è pulizia. Fuori, i pericoli sono ancora maggiori. A meno che non si voglia tenere i bambini chiusi in casa, ma come si fa? Sarebbe assurdo».
Sospendere i mercati di genere alimentari? «Lì dove c’è dispersione nell’ambiente di rifiuti organici, è chiaro che i rischi aumentano. Ma non si può risolvere l’emergenza con questo tipo di misure».
Spargere i disinfettanti o la calce sui rifiuti, aiuta? «Si tratta di interventi che hanno anche una logica. Ma, accumulare, il giorno dopo, altra spazzatura sui cumuli trattati significa vanificare l’effetto di prevenzione. L’unica misura valida – quanto ovvia – è rimuovere i rifiuti. Io sono esterrefatto da questa storia. Mi sembra una situazione allucinante».
Al Policlinico federiciano, cosa si fa? «Per i bambini ad altissimo rischio, alle mamme stiamo comunicando di tenerli alla larga dei rifiuti».
Dal suo osservatorio clinico, ha notato un aumento di patologie? «Avremo un quadro chiaro solo tra qualche mese ma, i casi di infezione, che nei sistemi sanitari dovrebbero essere notificati, sono inevitabilmente sottostimati. Inoltre, restano fuori dalle valutazioni ufficiali altri effetti a più lungo termine che pure si ripercuotono, indirettamente, sull’assistenza clinica e la ricerca scientifica».
Quali? «A parte il danno d’immagine all’estero, vedo tanti scienziati andare via da Napoli anche per la spazzatura. Fior di ragazzi preparatissimi, miei allievi, lasciano la città per non vivere in uno scenario così degradato. Eventi come l’emergenza rifiuti sono moltiplicatori di disastri».

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