Prefettura e Procura, ordinati tre sequestri ma il governo ha cancellato quattro discariche

13 maggio 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Dieci discariche previste, solo una (quella di San Tammaro) pienamente funzionante. Impianti di tritovagliatura sovraccarichi. Termovalorizzatore spesso in funzione solo su due linee. Zero impianti di compostaggio. Di chi sono le responsabilità? Secondo il premier Berlusconi e il governatore Caldoro sono stati i Pm napoletani a provocare l’ennesimo collasso. Berlusconi ha parlato lunedì di due discariche chiuse dai Pm, Caldoro di tre. Capirci qualcosa non è facile, ma per i napoletani è importante provarci. Cominciando da quello che il governo nel 2008 decise con il decreto 90 per risolvere l’emergenza. I punti cardine erano l’apertura di dieci discariche nelle cinque province: Sant’Arcangelo Trimonte nel beneventano, Savignano Irpino e Andretta nell’avellinese; Macchia Soprana e Valle della Masseria nel salernitato ; Terzigno uno (cava Sari) e due (cava Vitiello)e Chiaiano nel napoletano, Santa Maria la Fossa e Torrione nel casertano. Nel 2010 quattro di questi siti (Andretta, Valle della Masseria, cava Vitiello e Torrione) sono stati cancellati da una nuova legge annunciata proprio a Napoli da Berlusconi dopo le proteste di Terzigno. Delle restanti Santa Maria la Fossa è in funzione; Macchia Soprana è chiusa perché la Provincia di Salerno la giudica inutile; Savignano Irpino è ferma perché la ditta che la gestiva, la Ibi Idroimpianti, è stata colpita nel dicembre del 2010 da un’interdittiva antimafia della prefettura di Napoli confermata il 7 aprile dal Tar. Da allora la società provinciale Irpinia Ambiente non è ancora subentrata nella gestione; Cava Sari è stata destinata dal capo del governo ai soli rifiuti dei comuni vesuviani; a Chiaiano è stata sequestrata un’area di 260 metriquadrati per permettere i carotaggi decisi dalla magistratura. Da marzo, infatti, i gestori della discarica (gli stessi che gestivano Savignano Irpino) sono stati raggiunti da un’avviso di garanzia per fatti completamente differenti da quelli evidenziati dagli 007 della prefettura. L’unica discarica realmente sequestrata dai Pm è quella di Sant’Arcangelo Trimonte che stava franando: il sito non accoglie i rifiuti di Napoli, ma la frazione umida proveniente dallo stir di Casalduni dove conferisce anche il capoluogo. Nei giorni scorsi è stata parzialmente riaperta. Passiamo agli ex Cdr declassati a stir dal decreto 90. Ce ne sono sette: Caivano, Tufino, Giugliano (Napoli), Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Pianodardine (Avellino), Battipaglia (Salerno) e Casalduni (Benevento). Tutti funzionano. Più o meno. Nell’ultima settimana si è fermato due volte l’impianto di Santa Maria Capua Vetere e una quello di Tufino. Sempre per motivi tecnici. L’ultimo impianto disponibile è il termovalorizzatore di Acerra inaugurato da Berlusconi nel marzo del 2009. Alla cerimonia era presente anche il procuratore Lepore, capo di quei Pm che secondo il premier avrebbero ostacolato il corretto funzionamento del ciclo dei rifiuti. L’impianto ha tre linee, ma a causa degli interventi di manutenzione ha spesso funzionato solo su due. Si legge nella relazione trimestrale della A2A, la società alla quale il premier lo ha affidato, «Il margine operativo della filiera Ambiente (76 milioni di euro -4 per cento) risulta in lieve contrazione rispetto al primo trimestre 2010 sostanzialmente a causa della fermata temporanea per manutenzione straordinaria programmata di una linea di combustione del termovalorizzatore di Acerra». L’inceneritore dunque ha ingoiato meno rifiuti: ma i magistrati, anche in questo caso, non c’entrano niente.

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