Militari in azione ma l’immondizia non cala. Tensione con gli autisti Asìa

La rabbia degli autisti in fila dall'alba: "Costretti ad aspettare ore memtre i mezzi dell'esercito lavorano per noi"
10 maggio 2011 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Alle 11 in coda ci sono ventisei compattatori dell’Asìa e quattro della Lavajet: gli autisti hanno montato alle 4 del mattino, hanno raccolto la spazzatura e sono davanti allo stir di Giugliano ormai da ore. A mezzogiorno non è entrato ancora nessuno. A mezzogiorno e dieci arrivano, scortati dai carabinieri, i primi cinque camion dell’Esercito che passano al volo i cancelli. Ed esplode la rabbia degli autisti. «Loro sono essere umani, sono soldati e vanno rispettati – si infiamma Vincenzo – ma anche noi siamo cristiani, invece ci trattano da animali: stiamo qua da ore e ore senza poter mangiare, senza un gabinetto». E Luigi: «Non è giusto fare la campagna elettorale così. Hanno mandato i militari: loro portano quattro tonnellate di rifiuti, noi quaranta. E dobbiamo restare a guardare che scarichino senza poter alzare un dito». Fabio incalza: «Dovremmo avere il coraggio di pigliare i camion e andare via». E’ lunga la giornata di chi ha il compito di pulire la città. E la decisione di riservare una fascia oraria ai militari non gli facilita la vita. La piazzola davanti all’impianto di tritovagliatura è da anni ormai una sorta di puzzolente campeggio abitato da un manipolo di poveri cristi che tenta di organizzarsi alla meglio la sopravvivenza. Alle undici, dopo ore di attesa, sono tutti sul marciapiede cercando riparo dal sole cocente. In nottata ha piovuto e a terra ci sono pozzanghere putride sulle quali galleggia spazzatura di ogni tipo. Dallo stir arriva l’odore nauseabondo dei rifiuti. Ma nel vialone dove restano incolonnati i camion c’è chi addenta un panino. Spiega Pietro: «Quando sei sta qua per sette, otto ore e non vedi uno spiraglio impazzisci». E Luigi: «La cosa peggiore è che non possiamo sapere quando andremo via». Molti sono veterani della coda, esperti dell’attesa, e cercano di organizzarsi. «Non ci sono servizi igienici – spiegano – però per fortuna ci sono le campagne. Così quando non ne possiamo più andiamo nei campi. Certo, ci sono gli animali e quindi la cosa si fa rischiosa, ma non abbiamo alternative». Alle 11, 30 arrivano cinque enormi camion delle ditte che portano via la frazione umida e quella secca, quattro sono della impresa «Parente» e uno della «Adiletta Logistica». Esultano gli autisti e spiegano che l’arrivo dei mezzi è un buon segno. «Portano via la monnezza dallo stir: così si fa spazio e noi possiamo entrare e depositare quella che abbiamo raccolto». Perché il ciclo dei rifiuti nella provincia di Napoli funziona così: per sversare bisogna aspettare che dagli stir, ingombri anche degli avanzi delle emergenze precedenti, venga portata via la spazzatura separata in due frazioni, la secca e la umida. Ogni mezzo porta via il contenuto di quattro o cinque compattatori e lo trasferisce nelle altre regioni. Quindi per ogni camion dei privati che esce dall’impianto ne possono entrare quattro o cinque dei Comuni. I mezzi dell’esercito, invece, sono molto più piccoli, sui cassoni entrano al massimo quattro tonnellate di rifiuti che vengono poi coperte con i teloni. Ieri i militari hanno raccolto 50 tonnellate a Monterusciello, oggi entreranno in azione a Napoli (in via Ferrante Imparato) e a Quarto. Ma difficilmente potranno modificare la situazione. Anzi, c’è chi pensa che addirittura la peggiorino rallentando i conferimenti. Intanto i compattatori rischiano di diventare globetrotters della monnezza. «L’altro giorno due camion che erano in coda a Tufino dopo ore di attesa sono stati dirottati a Caivano, poi da là sono stati mandati a Giugliano: un pellegrinaggio», racconta Mimmo. Davanti ai cancelli dello stir c’è un auto con il logo dell’Asia. Dentro il caposervisio Gianfranco Ruggiero. Ogni tanto scende per calmare gli autisti. Discute, convince, spiega, dà speranza. Ma lui, in verità, ne ha poca. «Lavoro nel settore dei rifiuti da trenta anni – racconta – ed è sempre la stessa storia. Le code davanti agli impianti sono una tragedia. Ora è arrivato l’esercito, ma le cose non migliorano, anzi...Loro hanno mezzi piccoli e ci fanno perdere tempo. Oggi a terra ci sono quattromila tonnellate e altre mille sono sui camion in deposito che aspettano l’ordine di partire per venire agli stir che però sono pieni della frazione secca accumulata nelle settimane scorse quando il termovalorizzatore di Acerra ha funzionato a scartamento ridotto. Sono state fatte nuovamente le balle: adesso a terra ce ne sono altre 950 e non c’è spazio nemmeno per uno spillo. Perciò se non arrivano i camion a prelevare le code non si muovono. Una situazione è seria. Ma invece di pensare a risolverla si organizzano manovre elettorali». E come se non bastasse nel pomeriggio un nuovo guasto allo stir di Santa Maria Capua Vetere (ce ne era già stato uno la scorsa settimana) ha creato nuovi problemi. E nuove code. Poi in serata l’impianto è ripartito.

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