Enerambiente, lite in aula Cigliano-Fiorito

Caso "Monnezzopoli" è duello davanti al gip nell'incidente probatorio
28 aprile 2011 - l.d.g.
Fonte: Il Mattino

Ogni rinnovo di convenzione arrivavano le richieste di assunzione. Erano firmate da Corrado, che - a sentire il racconto del teste d'accusa - era Corrado Cigliano. Decine di nomi segnalati, decine di assunzioni pilotate ad ogni rinnvovo di contratto. Lo ha spiegato in aula Salvatore Fiorito, ex leader della Davideco, oggi principale fonte d'accusa nel corso dell'inchiesta su ipotesi di clientele dietro la gestione della raccolta rifiuti. Aula 212, gip Iaselli: va di scena l'incidente probatorio, una sorta di processo a freddo, un modo per congelare le accuse di quello che potrebbe diventare il primo teste di accusa della nuova monnezzopoli napoletana. Incalzato dalle domande dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, fiorito non si è tirato indietro e ha ribadito concetti, numeri e circostanze specifiche. Tanto da suscitare un momento di ira in Antonio Cigliano, ultrasettantenne ex assessore comunale, da qualche giorno finito agli arresti domiciliari nella stessa inchiesta che vede agli arresti i figli Dario (consigliere comunale e provinciale in quota pdl) e Corrado, ex capocantiere a stretto contatto con enerambiente, principale appaltatrice di Asia (municipalizzata del comune) nella raccolta dei rifiuti cittadini. «Stai zitto che sei solo uno scemo», sbotta a porte chiuse Cigliano senior, tanto da rendere necessaria la sospensione momentanea dell'udienza con una possibile denuncia di ingiuria firmata dallo stesso fiorito. Il resto è la storia di un servizio cittadino che sarebbe stato scandito da offerte di denaro e assunzioni pilotate. Difeso dai penalisti Riccardo Ferone e Fulvio Pellegrino, Fiorito insiste: per lavorare bisognava girare mazzette ai Cigliano e ai vertici di Enerambiente. Prima la San Marco poi la Davideco pagavano fior di quattrini, oltre ad assumere personale segnalato dall'alto. Poi, in seconda battuta, Fiorito avrebbe confermato anche l'ipotesi costata gli arresti dei Cigliano, a proposito di un presunto tentativo di condizionare la sua collaborazione con la giustizia tramite offerte di denaro, di assistenza legale e di un futuro sbocco occupazionale. Ipotesi al momento tutte da verificare, categoricamente respinte dai Cigliano. Difesi dal penalista Valerio De Martino, gli indagati si dicono pronti a smontare il racconto di Fiorito, ricordando la mancanza di elementi concreti al di la della versione resa dal testimone. Appena dieci giorni fa, inoltre, è stata la stessa difesa dei Cigliano a sottolineare il carattere politico delle misure cautelari adottate dal gip Iaselli in pieno clima elettorale. Davanti al giudice, Fiorito ha anche riconosciuto le mail sequestrate: erano le richieste di nomi da assumere firmate proprio da Corrado, un nome che il teste non esita a identificare in Corrado Cigliano. Poi le presunte mazzette (anche qui condizionale d'obbligo), con assegni staccati a favore dei vertici della società veneta enerambiente, con presunte dazioni ora al vaglio della magistratura. Inchiesta condotta dal pool guidato dal procuratore aggiunto Gianni Melillo, si scava sempre di più su appalti e finanzimenti erogati.

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