Impianti e investimenti: "Occorre completare il ciclo"

L'appello lanciato da Basso: "Da Fiumeri a Montella, è il ruolo di IrpiniAmbiente"
14 aprile 2011 - Michele De Leo
Fonte: Il Mattino

Un’altra Campania. L’Irpinia rappresenta un’isola felice nel mare dei rifiuti della regione. Lo dicono i numeri di una gestione virtuosa, ma per compiere un salto di qualità è necessario proseguire lungo il percorso intrapreso e mettere in campo progetti e investimenti, soprattutto per ciò che concerne l’impiantistica. La gestione del ciclo integrato non può prescindere dalla fase intermedia, della selezione e del trattamento delle diverse frazioni di rifiuto. Il presidente di Confindustria Avellino, Sabino Basso, ha lanciato la proposta: aprire la trattativa con la Regione per ottenere impianti della filiera dei rifiuti in grado anche di garantire occupazione. Un obiettivo che - come confermano i sindacati - se centrato potrebbe consentire il miglioramento dei servizi e l’abbattimento dei costi. Dalle organizzazioni di categoria arriva un appello a guardare oltre rispetto a quanto sta avvenendo a livello regionale e proseguire, con maggiore determinazione, lungo la strada della provincializzazione. Obiettivi raggiungibili solo attraverso la realizzazione di un ciclo integrato dei rifiuti. «È questo - evidenzia Giuseppe Borriello della funzione pubblica della Cgil - che ”IrpiniAmbiente” non ha mai fatto. È mancato il recepimento della legge 152 del 2006, il codice ambientale che, se applicato, avrebbe consentito di parlare di ciclo integrato dei rifiuti e non solo di ciclo dei rifiuti. Il primo passo, nel caso di conferma della provincializzazione, deve essere quello del miglioramento dell’impiantistica, da Teora a Montella, Flumeri e Pianodardine. È, poi, opportuno, di fianco alla realizzazione di nuove isole ecologiche, un allargamento del ciclo anche ai rifiuti industriali e pericolosi che dovrebbero essere gestiti da ”IrpiniAmbiente” in maniera tale da permetterne una tracciabilità». Scende più nello specifico il responsabile del settore ambiente della Uil. Michele Caso. «Il problema principale - evidenzia - è rappresentato dalla gestione dell’umido, che continua ad essere trasferito fuori provincia con un aggravio di costi. L’impianto di Teora, nato come sperimentale, da solo non basta: se, oggi, lavora appena dieci tonnellate al giorno, con l’ampliamento progettato dovrebbe arrivare a 50 tonnellate, circa la metà della produzione prevista a regime in Irpinia. Per questo, è necessario puntare sulla reingegnerizzazione dello Stir di Pianodardine». Caso sottolinea l’importanza dell’adeguamento e del miglioramento dell’impiantistica. «È necessario completare il ciclo. Abbiamo la fase della raccolta e quella dello smaltimento, manca la fase intermedia, composta di selezione e trattamento, che consente di migliorare notevolmente le percentuali di raccolta differenziata e ottimizzare comportamenti già virtuosi. È necessario il superamento dei problemi di Napoli per lo sblocco dei fondi europei che garantirebbero gli interventi sull’impiantistica, pur sapendo che la provincia partenopea farà la parte del leone lasciando agli altri le briciole». Il segretario della Cisl, Mario Melchionna, lancia un appello a Palazzo Caracciolo e ai vertici di «IrpiniAmbiente». «Senza lasciarsi intimorire da ciò che avviene a livello regionale - spiega - dobbiamo proseguire il percorso avviato e rilanciare la gestione provinciale. Sarebbe un errore se ci fermassimo, faremmo il gioco di chi vuole trasformare l’Irpinia nella pattumiera regionale. Siamo una provincia efficiente: portiamo avanti il progetto definito in maniera unitaria da tutte le componenti e passiamo all’applicazione del piano industriale della nuova società, che prevede investimenti importanti proprio sull’impiantistica».

Powered by PhPeace 2.6.4