"Rifiuti, Caldoro ha agito per ragioni elettorali"

De Simone: non ha voluto commissariare la Provincia di napoli a poche settimane dal voto
14 aprile 2011 - Flavio Coppola
Fonte: Il Mattino Avellino

«Mediocri ragioni elettorali». Queste, secondo Alberta De Simone, le motivazioni che hanno indotto il governatore Stefano Caldoro, a «derogare alla legge e scaricare sull’Irpinia l’emergenza rifiuti del Napoletano». Il capogruppo dell’opposizione a Palazzo Caracciolo non usa mezzi termini. E nel deprecare l’approvazione in consiglio regionale dell’ormai celeberrimo «subemedamento Salvatore», arriva a dipingere un «Caldoro fuorilegge». «La legge regionale numero 4 del 2008 - spiega - prevede il coinvolgimento delle Province nelle determine in tema di rifiuti, mentre all’articolo 15 obbliga le amministrazioni provinciali a indicare nei piani d’ambito i siti da adibire a discarica. Delle cinque Province campane - sottolinea ancora - l’unica a essere inadempiente è Napoli. E in tal caso la legge, all’articolo 24, prevede tassativamente il commissariamento della Provincia da parte della Regione». Fatta questa premessa, per De Simone l’equazione è semplice: «Anziché commissariare la Provincia partenopea guidata da Luigi Cesaro del Pdl, con le ovvie ricadute elettorali alla prossime amministrative di Napoli, Caldoro ha preferito avallare un subemendamento che stravolge la provincializzazione e arreca danni incalcolabili all’Irpinia». Il rischio concreto, per l’esponente del Pd, è la riapertura del sito di Difesa Grande: «Un fatto intollerabile che si aggiunge allo scempio nella Sanità e al nulla di fatto sul Patto per lo sviluppo». Certa di poter fronteggiare la risoluzione del consiglio regionale anche sul piano legale, in linea con quanto sostenuto anche dal presidente Cosimo Sibilia, De Simone rilancia allora le ragioni del trasversale fronte comune consolidatosi nell’ultimo consiglio provinciale: «Se allo squasso che De Mita ha prodotto in Regione, dividendo il fronte dei consiglieri irpini, dovesse seguire una frattura in Provincia, il danno per l’Irpinia sarebbe enorme». Quindi un ultimatum a Sibilia: «Non saremo noi a rompere l’unità, ma è giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti». In attesa del consiglio provinciale di domani, che dovrà anche chiarire le voci sulle possibili dimissioni del vice presidente Vincenzo Sirignano, dell’Udc, Giuseppe Moricola, capogruppo di Sel, osserva: «La defatigante attività resasi necessaria per approvare un documento condiviso di condanna del subemendamento regionale rende evidenti le contraddizioni nel centrodestra. Il terreno su cui abbiamo realizzato insieme la provincializzazione viene minato da una scelta napolicentrista: le Province diventano mere esecutrici di scelte formulate altrove». Ancora più duro è il consigliere provinciale del Pd, Antonio Caputo: «Per conservare in Regione l’alleanza con il Pdl napoletano, l’Udc ha venduto l’Irpinia, deflagrando in Provincia. Siamo vicini ai consiglieri provinciali che hanno preso le distanze dal subemendamento, ma si rafforza ulteriormente l’idea di separarci dal napoletano». Rifiuti a parte, a fornire lo spunto per un duro attacco alla giunta Sibilia è stata la delibera del 4 aprile scorso, che evidenzia per il 2010 un avanzo economico di circa 49.636.000 euro, su un totale prossimo ai 130. «Si tratta del rendiconto dell’ immobilismo e dell’inerzia di questa amministrazione provinciale», accusa De Simone. Dello stesso tenore i rilievi di Moricola: «L’avanzo di quasi la metà dei fondi disponibili è la prova dello strisciante conflitto nel centrodestra, fatto di veti continui tra gli assessorati. Il contributo dato dall’ente in una fase congiunturale tanto ardua è pari a zero». La replica dell’assessore provinciale al Bilancio, Carmine Gnerre Musto: «I motivi di un avanzo di amministrazione così cospicuo, lo si ribadisce per l’ennesima e spero ultima volta, sono legati al preciso obiettivo che si è posta quest’amministrazione: dare respiro alle imprese creditici dell’amministrazione per opere realizzate senza sforare i limiti imposti dal Patto di stabilità».

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