Monnezza day, seimila in piazza: "Basta crisi"

In corteo comitati e società civile. Appello ai politici: subito un piano in attesa degli impianti.
10 aprile 2011 - Marco Toriello, Enrica Procaccini
Fonte: Il Mattino

Monnezza Day Minorenne e mangiasoldi. È l’emergenza rifiuti in Campania, celebrata ieri nel corso della nuova edizione del «Monnezza Day», con una torta di cartongesso multipiano e in cima 17 candeline, una per ogni anno di crisi non risolta. L’iniziativa è stata promossa dal Progetto cittadini campani, un coordinamento che va dai movimenti antidiscarica di Chiaiano e Terzigno al Wwf, dalle Mamme vulcaniche al movimento di lotta per il lavoro dei Banchi Nuovi fino al centro sociale Gridas, passando per il comitato referendario per l’acqua pubblica e il coordinamento campano per la solidarietà con il popolo palestinese. Ma sono tante le sigle che sfilano per le strade del centro città. Un corteo di seimila persone che prende le mosse da piazza Dante per raggiungere piazza Plebiscito. Associazioni, comitati, ma anche esponenti della società civile. Ci sono i rappresentanti del comitato Piazza Vittoria, promotore della petizione on line del Mattino sulla differenziata porta a porta (tra i firmatari anche il cardinale Crescenzio Sepe), con Maurizio Marinella, Carla Della Corte, Maria Carmen Villani, Roberto Caso e gli attori di «Un posto al sole» Patrizio Rispo e Ilenia Lazzarin. Partiti da piazza Vittoria, percorrono via Chiaia e a piazza Carità si uniscono al corteo principale. La richiesta del comitato: che in attesa dei nuovi impianti, pronti fra non prima di tre anni, Regione, Comune e Provincia aprano un tavolo con i cittadini per avviare la raccolta porta a porta. Alla manifestazione partecipa anche il comitato Posillipo con Marina Milone, Matteo Nuzzo e Ileana Incoglia. Le parole d’ordine sono quelle di sempre: basta emergenza, subito un piano virtuoso. E quindi no alle discariche e agli inceneritori, sì alla raccolta differenziata, al porta a porta e al riciclo dei materiali. A piazza Dante si srotolano gli striscioni, si gonfiano i palloncini su cui sono stampati i nomi delle sostanze cancerogene (cadmio, mercurio e diossina) che, secondo il rapporto Sebiorec, avvelenerebbero la Campania. «Chi brucia i rifiuti ci brucia la vita», si legge su un cartello. «Contributi+politici collusi+camorra=discariche e inceneritori», si legge su un altro. In cima a un bastone, un topo di pelouche e un cartello: «Differenziata? No, grazie», perché un po’ di ironia non fa mai male. Si parte. In testa al corteo, i comitati di Chiaiano e Terzigno, in compagnia di una riproduzione di un inceneritore che mangia sacchetti di rifiuti trasformandoli in gas tossici. Un camion diffonde gli appelli dei manifestanti. C’è anche Gennaro Troia, il «madonnaro» multato dalla polizia municipale perché la sua «Ultima cena», ispirata al celebre quadro di Jacopo da Bassano, ha sporcato il suolo pubblico, nella fattispecie il marciapiede di via Toledo, area pedonale. «Con il pacchetto sicurezza - dice l’artista di strada - non distinguono uno spray da un gessetto colorato». A piazza Carità l’incontro con i manifestanti partiti da Chiaia. Tutti insieme si prosegue per il Plebiscito. Quelli del Gridas cantano «La rumba de’ scugnizzi» riadattata per l’occasione nella «rumba della monnezza». La celebre «Tanti auguri» di Raffaella Carrà acquista una nuova strofa: «Se per caso cascasse il mondo la monnezza lo reggerà». Al di là della goliardia, resta il problema politico: la colpa della pluriennale emergenza rifiuti è della politica - sostengono i manifestanti - perché sono state fatte scelte sbagliate, dettate dalla logica affarista dell’incenerimento e delle discariche.

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