"Rifiuti, la provincializzazione non si tocca"

Giuseppe De Mita: serve una soluzione di solidarietà. Fierro: capiremo se l'Udc fa il doppio gioco
10 aprile 2011 - Vittorio Moccia
Fonte: Il Mattino Avellino

«La provincializzazione è un principio di responsabilità, non la furbizia di piccoli villaggi delle zone interne. Il punto di partenza per affrontare l’emergenza rifiuti dev’essere la conservazione di questo principio». Alla vigilia della riunione del consiglio regionale, chiamato a discutere della modifica alla legge sui rifiuti proposta dal consigliere Gennaro Salvatore, praticamente in contemporanea con la seduta del parlamentino irpino dove Cosimo Sibilia fornirà l’informativa sulla questione, il vice presidente della giunta Caldoro, Giuseppe De Mita, difende a spada tratta il principio della provincializzazione. «Capiremo presto se l’Udc ha fatto il doppio gioco», gli risponde il leader dei bassoliniani del Pd, Lucio Fierro, tra i critici del fronte comune sui rifiuti e che qualche giorno af aveva chiesto proprio a De Mita di dimettersi dal governo di Palazzo Santa Lucia. Giuseppe De Mita il quale ribadisce che i centristi si batteranno in consiglio regionale per difendere il principio della provincializzazione, ma ribadendo con egual fermezza, che nessun territorio può tirarsi indietro negando la solidarietà necessaria a risolvere un’emergenza quella dei rifiuti a Napoli. «Partendo dal principio della provincializzazione, da questo modello di organizzazione, si debbono disciplinare le condizioni particolari - dice De Mita - la solidarietà può e deve esserci sui rifiuti come su altri piani ma dev’essere bilanciata da una condizione di responsabilità. L’esigenza è la definizione dell’ambito comunitario di responsabilità che determina poi le condizioni di aiuto. Tutto questo non è una invenzione, è il modello di organizzazione delle comunità civili». Da parte sua, Fierro dice di aspettarsi atti consequenziali dall’Udc, nel voto e nel merito del piano presentato dall’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano: «Anche rispetto alla Provincia di Napoli, incapace di scegliere i siti per gli sversatoi». Giuseppe De Mita trova nella lettura delle norme nazionali e comunitarie sui rifiuti gli elementi per uscire dall’emergenza: «In alcuni momenti ci possono essere difficoltà a organizzare il ciclo dei rifiuti e di fronte a queste difficoltà le comunità, prima quelle locali e provinciali e poi quelle regionali, debbono organizzarsi. Con una norma introdotta dal parlamento nel gennaio 2011 che modifica il decreto legge di novembre viene disciplinata questa procedura di condizioni di emergenza stabilendo che, laddove una provincia abbia difficoltà, il presidente della regione convochi tutte le province per trovare e disciplinare in via transitoria la risoluzione del problema. Se noi proviamo a cogliere questo aspetto, che è un elemento di verità e non una valutazione di ordine politico, e ci sforziamo di trovare una soluzione, possiamo arrivare a una ipotesi di intesa che depuri tutta questa vicenda da letture partigiane ed emotive. Il punto di partenza non può che essere la conservazione della provincializzazione». Rispetto alla posizione di Ciriaco De Mita, che si è detto pronto a guidare la rivolta contro l’ipotesi di una nuova discarica in Irpinia, il vice presidente della giunta Caldoro dice: «È la manifestazione di un disagio che deriva dalla percezione che potesse esserci una prevaricazione, animata probabilmente involontariamente, da alcuni soggetti che rivestono ruoli importanti sotto il profilo istituzionale. La posizione dell’Udc è stata sempre quella, per radici e ragioni culturali, che di fronte a un problema lo si affronti razionalmente e si individui una risposta che, in quanto razionale, è persuasiva e, quindi, non prevaricatoria». Giuseppe De Mita auspica che la posizione dell’Udc sia condivisa anche trasversalmente in consiglio regionale: «Il modello che ci dà la norma, sia quella nazionale che quella comunitaria, non è un capriccio. Il ciclo dei rifiuti va chiuso in ambito provinciale: poi, se ci sono condizioni particolari, queste vanno disciplinate facendo riferimento a principi generali. È questa la nostra posizione razionale e persuasiva».

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