Sodano: è assurdo pensare a un’altra discarica in Irpinia

L'ex Senatore di rc accusa: "Con i grandi impianti si fa solo l'interesse della Camorra"
8 aprile 2011 - Michele De Leo
Fonte: Il mattino Avellino

«È assurdo che dopo venti anni di emergenza e 17 anni di gestione commissariale, attorno al ciclo integrato dei rifiuti in Campania ritroviamo gli stessi personaggi e gli stessi problemi».
Tommaso Sodano, ex senatore di Prc, ieri a Mercogliano per la presentazione organizzata dal circolo del Pd del libro scritto con Nello Trocchia, «La peste: la mia battaglia contro i rifiuti della politica italiana» (Rizzoli), traccia un bilancio e provare a capire i motivi di un’emergenza ciclica e costante, il cui unico antidoto sembra essere il grande buco in provincia di Avellino.
Sodano, la sua è stata definita una delle più complete ricostruzioni del sistema che ruota intorno al business rifiuti in Campania. «Attraverso la possibilità di accedere a tutti gli atti, nella commissione bicamerale ecomafie prima e da presidente della commissione ambiente del Senato poi; ma anche con la una volontà personale di approfondire la questione. Il nostro è un lavoro vasto ma non ancora concluso».
Il suo libro, pubblicato sei mesi fa, è assolutamente attuale. «Basti pensare che abbiamo dedicato un intero capitolo all’avvocato Cipriano Chianese, che oggi è tornato alla ribalta delle cronache per una serie di sequestri effettuati a Padova e che rappresenta l’anello di congiunzione di venti anni di emergenza rifiuti, o alla problematica del percolato scaricato a mare».
La longa manus della camorra? «Assolutamente sì. E questo anche grazie a un sistema politico che, direttamente in alcuni casi e indirettamente in altri, non ha assicurato la possibilità di scardinare questo meccanismo. Se non si riducono discariche e trasporti, la camorra andrà sempre a nozze con emergenze che consentono enormi profitti».
L’idea di una grande discarica in Irpinia o nel Sannio è, dunque, da scartare? «Dobbiamo smetterla con la logica delle grandi discariche e dei trasferimenti di centinaia di chilometri: in questo modo si fa il gioco della camorra e si alimenta il grande business: è assurdo, quindi, pensare ancora a una discarica in Irpinia».
Eppure, è proprio quello che chiede con insistenza Giandomenico Lepore, procuratore della Repubblica di Napoli. «Quello di Lepore è un controsenso. Il procuratore immagina la soluzione più immediata per rimuovere i rifiuti dalle strade. È un’idea largamente condivisa a Napoli. Io sono l’unico politico napoletano che vi si oppone . Così si nasconde il problema».
Cosa pensa della possibilità di una sprovincializzazione della gestione del ciclo integrato? «Più che di deprovincializzazione parlerei di deresponsabilizzazione. La giunta provinciale di Napoli, che ha vinto le elezioni puntando sulla risoluzione dell’emergenza, non ha uno straccio di piano. Ma anche l’atteggiamento del Pd è tutt’altro che di opposizione. La politica non si assume responsabilità e c’è il grande pressing delle imprese che gestiscono il settore».
Come se ne esce? «Superando una volta per tutte il ricatto dell’emergenza e presentando un piano valido e attuabile in sei mesi, che poggi le basi sulla raccolta differenziata. Le istituzioni del napoletano e del casertano devono assumersi la responsabilità della gestione: solo così troverebbero una solidarietà diffusa. Dopo aver speso oltre otto miliardi di euro in venti anni, non ci scandalizzeremmo di fronte all’impegno di altre centinaia di migliaia di euro per il trasferimento dei rifiuti in regioni diverse. Con la certezza che si tratterebbe dell’ultima volta».

Powered by PhPeace 2.6.4