Ecco le montagne di rifiuti nascoste nel ventre della città

Sotto i palazzi di via Scaglione un gigantesco sversatoio abusivo
19 marzo 2011 - Paolo Barbuto
Fonte: Il Mattino

Rifiuti nel sottosuolo napoletano Ci sono oltre centomila metri cubi di immondizia nascosti sotto un palazzo di Napoli. Per capire quant’è impressionante questo dato bisogna trovare un termine di paragone: centomila metri cubi di travertino, ad esempio, furono utilizzati per costruire il Colosseo. Adesso riuscite a immaginare di quanta spazzatura stiamo parlando? Lungo via Emilio Scaglione bus e camion dell’Asia sfrecciano e fanno tremare tutti gli appartamenti. Nell’androne del civico 253 c’è una porticina di ferro; dietro la porta duecento scalini scivolosi si infilano dentro la pancia della città fino a quaranta metri di profondità. Laggiù, dove il buio resiste anche alla luce delle torce, è nascosto il più nauseabondo segreto di Napoli: una immensa cava di tufo è stata trasformata, negli anni, nella più grande discarica abusiva sotterranea finora conosciuta. La cava si inoltra per trecento metri sotto i palazzi di via Scaglione, è larga quanto una cattedrale, alta come un edificio di tre piani. L’area totale è di 300mila metri quadri, occlusa per un terzo dagli sversamenti abusivi. La battaglia per cancellare quello schifo viene condotta, da anni, da Antonio Bocchetti, leader di un gruppo di cittadini che chiede ascolto. Lo scorso novembre, quando si paventò l’ipotesi di nascondere i rifiuti di Napoli nelle cavità, fu proprio Bocchetti a organizzare una manifestazione per «difendere» la cava che si trova sotto via Scaglione. Ma le battaglie servono a poco. Lì sotto non arriverà mai nessuno a cancellare quello schifo. Per il viaggio nelle viscere malate della città s’è messa in moto tutta la «Macchina del Tempo», l’associazione speleologica che si è schierata in prima fila contro l’idea di usare il sottosuolo come discarica: il presidente, il vulcanico speleologo urbano Luca Cuttitta, ha guidato un gruppo composto da Tullio Gatto, Fabio Nigro e Stefania Impagliazzo (i più esperti del team speleo napoletano) per andare a scoprire gli orrendi segreti di quella cavità. La spazzatura conservata dentro la grotta di via Scaglione è frutto di decenni di allucinante gestione: attraverso i pozzi sovrastanti, centinaia di napoletani hanno allegramente, e liberamente, gettato di tutto. E se pensate semplicemente ai sacchetti neri, sbagliate di grosso perché lì sotto c’è di più, molto di più. L’immenso percorso sotterraneo è interrotto da gigantesche colline di pattume. E anche in questo caso per capire cosa significa «gigantesche» bisogna trovare un termine di paragone adeguato: i cumuli raggiungono un’altezza superiore al secondo piano di un palazzo, la base ha una circonferenza minima di almeno quindici metri. Ci sono esattamente dodici colline del genere, tante quanti sono i pozzi sovrastanti. Per scoprire cosa si nasconde dentro la cava, l’unica possibilità è «scalare» quelle colline tentando di non farsi male su ferri arrugginiti e vetri e sperimentando l’orrenda sensazione di ritrovarsi, spesso, immersi nella spazzatura fino alla cintola. Oltre al pattume comune, però, in questa discarica abusiva gli incivili si sono sbizzarriti. Nei pozzi hanno infilato anche frigoriferi, ciclomotori, armadi, bidoni che avevano contenuti cibo e materiali pericolosi, c’è addirittura una sedia da barbiere: tutta quella roba è stata sollevata, infilata in qualche modo dentro a un pozzo, e ha fatto un volo di quaranta metri per arrivare sul fondo della cava. Incredibile. Anzi assurdo. È la parola che usa Luca Cuttitta di fronte a quello scempio, e la ripete con frequenza: «Ecco un esempio di stupidità - spiega il leader degli speleologi de La macchina del Tempo, nel silenzio ovattato della cavità - questo posto poteva essere utilizzato in mille modi: io penso, naturalmente a uno sfruttamento scientifico o turistico. Ma se fosse finito nelle mani di un affarista avrebbe potuto essere trasformato in un parcheggio interrato, in una immensa sala conferenze o nella sede di un innovativo shopping center sotterraneo. E invece i napoletani cos’hanno fatto? L’hanno usato come immondezzaio. Assurdo. E adesso scendiamo rapidamente da questa montagna di immondizia: dal pozzo sopra le nostre teste potrebbe cadere di tutto. Andiamo via, forza...».

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